Intervista di Annalisa Varesi da Wait! Magazine n° 26
Wait! è dalla parte dei giovani, lo sapete. Quando ci ha contattato Michela Riba, giovane artista cuneese, invitandoci a dare un’occhiata ai suoi lavori, non ce lo siamo fatto dire due volte. E ci sono piaciuti talmente tanto che abbiamo deciso di fare due chiacchiere con lei, per conoscere meglio questo vero vulcano di talento, idee e voglia di vivere.
A. – Chi è Michela Riba?
M. – E’ una “Paf Artista”, in realtà, quando si parla d’arte è chiamata anche Ezekiela. Confonde così le sue due personalità… La timidezza di Michela Riba con la stravaganza di Ezekiela (un po’ dannista) per creare il suo mondo parallelo il “Paf Movimento”: un movimento artistico tutto suo fatto di colori mischiati sulla tela e una forte passione per Klimt, Beardsley, l’Art Nouveau, la fotografia di moda, e l’ammirazione per gli iperrealisti e la tecnica della grande arte caravaggesca… Così, nel 2004 ho avuto la mia “vocazione”. Non credo comunque di sapere bene come definirmi. Un giorno Angelo Mistrangelo ha scritto di me: “Michela Riba espone una serie di lavori che raccontano la sua visione e interpretazione dell’ esistenza e dell’ esistente, la volonta di esprimere quell’ analisi intorno alla propria sensibilità,alle inquietudini quotidiane,alla condizione femminile. La Riba affida alle tele l’ essenza di un discorso in cui la raffigurazione si muove dalla pittura al fumetto rivisitato, dall’ introspezione alla poetica dell’ immagine fissata nella memoria come in un fotogramma. Misteriosa e simbolica,la sua donna appartiene a questo nostro tempo quanto mai complesso.”
A. – Parlaci dei tuoi lavori. Come li descriveresti?
M. – Oserei prima lasciare questa citazione: “Il più grande ostacolo alla comprensione di un’opera d’arte è quello di voler capire.” Così solitamente rispondo: “Tra mistico fantastico e realta’ come in una favola surreale i 2 più grandi temi dell’ arte astratto e figurativo si incontrano in una ricerca artistica e una grande passione per la moda la fotografia e il glamour alla base di tutto far parlare gli occhi, lo specchio dell’ anima e render cosi vivo il quadro. Toni vividi note intense di colori nuance imperative di bianco e nero creano giustapposizioni grafiche tutto racchiuso dall’ eleganza cercare di andare avanti in questa realtà nella quale tutti ci rinchiudiamo sognando un qualcosa che solo tu spettatore puoi vedere scrivi la storia del mio quadro ed io artista ne saro incantata perchè sarò riuscita a riscuotere in te sensazioni ed emozioni facendo parlare del mio quadro”.
I miei lavori sono tutti olio su tela, con una forte carica di passione per l’arte e una ricerca per qualcosa di totalmente mio che possa distinguermi dalla massa. O per lo meno ci provo a farla risultare tale… Non bado molto ad un progetto, inizio da un’immagine e ci gioco direttamente sulla tela, fantasticando.

A. – La tua ispirazione (se esiste)?
M. – Ti direi solo due parole: l’universo femminile.
A. – Soggetto privilegiato delle tue opere è infatti “la donna”. E’ una scelta casuale? E i volti, i corpi ritratti sono reali o frutto della tua fantasia?
M. – Sarà che il corpo femminile è così sensuale e dolce da dipingere, sarà che sono una donna, sarà che nelle pose che dipingo mi ci vedo una donna… Alla fine mi ritrovo sempre di fronte ad una immagine femminile. Ma non escudo che un giorno possa esserci un’evoluzione differente.

A. – La soddisfazione più grossa che ti sei tolta fin’ora con il tuo lavoro? E quella che ancora ti manca?
M. – La soddisfazione più grande è sicuramente quando gli altri chiedono dei miei dipinti, li ammirano e parlano della mia arte. E’ stupendo… L’interesse del pubblico è la conferma più grande. Poi devo ammettere che la manifestazione “Made in Turin”, a Palazzo Birago è stata davvero emozionante. E arrivare in finale a “Io espongo” lo è stato ugualmente, per non parlare della semifinale su Arte Mondadori 2009, dove siamo solo in sette, sono sicuramente degli ottimi successi. Mi manca solo la vincita di un premio. Io ci credo e continuo a provarci… Chi vivrà vedrà!
A. – Se ti diciamo “WAIT!” cosa ci rispondi?
M. - Mi immagino la scena di voi che mi dite “Wait!”, io mi giro e rimango un attimo con un punto di domanda sulla testa, come nei manga. Poi sorrido e rispondo: “Grandi ragazzi!”







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