• 27 November 2009
    WAIT! MAG INTERVISTA OLIMPIA ZAGNOLI

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    Olimpia Zagnoli vive a Milano.

    Diplomata allo I.E.D. , professione illustratrice.

    Primo premio della giuria al Celebrate Originality, contest di Adidas Originals & Vice Italy dedicato ai giovani creativi italiani.

    Ha venticinque anni e una faccia da bambina, di quelle parecchio vivaci, che pastrocchiano dappertutto con i loro colori.

    I suoi disegni sono giochi di forme semplici e poche parole. Ha il vizio di scrivere per terra, sulle strade…Il tratto dei gessetti sull’asfalto…un gesto creativo, spontaneo e genuino, che apprezzo molto.

    Di lei si sta a iniziando a parlare parecchio e noi di Wait Mag abbiamo voluto conoscerla meglio.

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    Ciao Olimpia, innanzitutto complimenti.

    M. -Vincere è bello, a prescindere… Ma quant’è grande la soddisfazione quando la posta in gioco è la tua prima personale alla Vice Gallery di Milano?

    O. – Sono stata molto contenta di vincere questa competition e soprattutto di avere avuto la possibilità di organizzare una mostra dall’inizio alla fine. Avevo già fatto mostre in giro per il mondo ma non mi era mai capitato di sentire così “mio” un progetto di questo genere. I ragazzi di Vice sono stati gentilissimi e mi hanno aiutata molto. E’ stato davvero un bellissimo premio.

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    M. -I tuoi lavori sono apparsi recentemente sulle pagine New Yorker e del New York Times. Diffondere la propria arte non è impresa facile, la tua è arrivata addirittura oltreoceano. Com’è nata questa collaborazione?

    O. -Sono stata a New York una settimana, a Maggio di due anni fa. Ho trovato la mail di uno degli art director del New York Times, gli ho scritto e lui mi ha convocata nel suo ufficio al settimo piano del bellissimo palazzo di Renzo Piano. Gli ho fatto vedere i miei lavori e dopo qualche mese, mi è arrivata la prima consegna. Quando poi sono tornata a New York più a lungo, è più o meno successa la stessa cosa con il New Yorker. Ho cercato di conoscere più gente possibile mentre ero lì e di far fruttare ogni contatto.

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    M. -Ogni artista giunto a un certo punto del percorso arriva a chiedersi se potrà vivere della propria passione. Il talento non basta, bisogna crederci. Quando hai iniziato a capire che eri sulla buona strada per arrivare al tuo sogno?

    O. -Devo ancora lavorare molto, a dire il vero, ma non ho mai smesso di crederci. E’ il lavoro che ho sempre sognato di fare e, per quanto ci siano dei momenti di sconforto, non ho intenzione di mollare. Non cambierei mai questo lavoro, per quanto instabile e a volte precario, con un qualunque altro stabile ma noioso.

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    M. -Illustrare ai giorni nostri è un pò come dipingere senza pennelli, una sorta di pittura del futuro in grado di spostarsi e arrivare molto più velocemente al pubblico rispetto a una tela appesa a un muro. Dalla semplice interpretazione figurativa di un testo, oggi è sempre di più espressione personale dell’autore.
    Cosa da e cosa toglie a tuo parere, a chi crea come a chi guarda, rispetto alle forme di espressività artistica più classiche e meno immediate?

    O. -A dire il vero l’illustrazione è una forma artistica che c’è praticamente da sempre. Dagli egizi ai giorni nostri le cose sono cambiate molto, specialmente per quanto riguarda le tecniche, ma la sostanza rimane all’incirca la stessa. Il fatto che l’illustrazione ora abbia più visibilità e non stia solo e semplicemente tra le pagine di un libro, è una conquista. Credo però che ci sia una differenza sostanziale tra l’illustrazione e la pittura. L’illustrazione ha un fine più funzionale e commerciale, di solito accompagna un testo, può essere utilizzata per una campagna pubblicitaria, può essere un poster da arredamento, diventare un pattern per un tessuto, mentre un dipinto nasce con altri intenti e ha alle sue spalle un percorso artistico di tipo differente. Non credo si possa definire cosa sia “meglio”, sono semplicemente due forme espressive differenti. Dal mio punto di vista, cerco di fare tesoro di entrambe le cose, dai quadri di Matisse ai poster pubblicitari della Olivetti.

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    M. -Ti ho intravista imbracciare una chitarra, persino un ukulele rosa (e non posso non chierderti dove l’hai pescato).
    La musica è per te passione, fonte di ispirazione, parte integrante dei tuoi lavori e immagino molto altro ancora …

    O. -L’ukulele rosa l’ho comprato quando ero a New York. Ho imparato a suonicchiarlo guardando dei tutorial su internet. E’ molto divertente e piuttosto semplice. La musica è molto presente nella mia vita e molti dei miei lavori, tra cui quelli esposti alla galleria di Vice fino al 4 dicembre, sono ispirati dai testi delle canzoni dei miei gruppi preferiti. Ho avuto un gruppo quando avevo 19 anni e mi sono divertita molto. Spero di averne presto un altro.

    Olimpia rocks! Provare per credere.

    Fino al 4 dicembre

    Vice Gallery

    Via Giacomo Watt 32, Milano

    Manuwish

    Art, Events, Interviews, New Talents

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    Comments

    1. karenina82 says:

      Bella l’intervista, belli i lavori, bello tutto!

    2. IUCU says:

      davvero tutto molto curioso…mi piace.

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