La sensualità senza ironia, è come una bella donna che ha perso il sorriso.
I quadri di Susanna Cattai sono un omaggio alla bellezza vera e piena di quelle ragazze che con le loro foto riempivano gli armadietti, i muri e le tende dei soldati: ragazze “da appendere”, letteralmente “Pin up”.
Immagini semplici, visi sereni, forme morbide che addolcivano gli occhi di quegli uomini e anche solo per un attimo la guerra sembrava lontana, la vita ricominciava a scorrere e si tornava ragazzi come prima di partire. Donne ben distanti dalle dive degli anni 30 e dalla loro aura severa e di mistero, perchè a quel punto c’era bisogno di ridere e desiderare o almeno, di provare a farlo.
Le Pin Up divennero oggetto di un vero e proprio culto che ispirò vari stili e forme d’arte, protagoniste un tempo delle opere di illustratori storici come Gil Elvgreen e Norman Rockwell e oggi figure in primo piano nelle tele della Cattai: splendidi acrilici, luminosi e iperrealistici che ho avuto modo di ammirare coi miei occhi in occasione della seconda edizione del Vintage Vanitas di Cremona.
-”Il teatro è una forma di felicità interrotta dall’esistenza”…che ruolo ha avuto per te il mondo teatrale, nei tuoi studi e nel tuo lavoro?
Frequentare il teatro da spettatori è una piacevole “abitudine” per pochi, un semplice “diversivo” per molti e un’esperienza purtroppo del tutto sconosciuta per moltissimi. Per chi come me invece ha avuto il privilegio di lavorarci, il teatro è molto di più.
Lavorare dietro le quinte e vedere lo spettacolo prendere forma giorno dopo giorno grazie al talento e alla passione di chi e’ protagonista sul palco così come di chi anima questo sofisticatissimo ingranaggio è una sensazione difficile da descrivere.
La sinergia che unisce tutti in un imponente lavoro di squadra è determinante per l’esito di ogni spettacolo.
Sono profondamente convinta che alcune professioni plasmino e rafforzino il carattere poiché enormi sono gli sforzi e i sacrifici che richiedono. Il teatro mi ha insegnato molto soprattutto da un punto di vista umano e anche per questo rimarrà una delle esperienze più belle della mia vita.
-Le tue scenografie hanno viaggiato oltre i confini nazionali e tu con loro immagino…quali sono le differenze culturali e professionali che hai sentito maggiormente nel vivere quotidianamente e progettare il tuo lavoro al di fuori dell’Italia?
Le mie collaborazioni all’estero sono state innanzitutto delle piacevoli esperienze.
Rapportarsi con altre realtà lavorative nell’ambito della scenografia e della decorazione mi ha permesso di capire come di fronte all’avanguardia di molti paesi in campo tecnologico l’Italia risponda con una preparazione di alto livello nel settore artistico.
Sembra proprio che l’artigianato “made in Italy” sia più apprezzato oltre i confini nazionali.








































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