23 aprile 2010
ORANGE OPC: PERSONAL COMPUTER ROCKS!

Ammetto di essere spudoratemente di parte.

Ero una pischella, neanche troppo piccola in verità. Ero solo agli inizi del mio meraviglioso e inestinguibile proposisto di suonare decentemente la chitarra elettrica e avevo già un’amplificatore Ibanez che mi dava discrete soddisfazioni.

Fu tutta colpa di chi mi portò a fare un giro al “Magazzino Musicale Merula”, il paese dei balocchi per ogni amante della musica del nord d’Italia: due piani di sogni proibiti. E naturalmente ne uscii con LUI. Talmente piccolo da stare in braccio. Ed io felice come una bimba col cicciobello me lo caricai in macchina.

Ora è qui accanto a me, mentre scrivo, come ogni volta che timidamente strimpello melodie incomprensibili.

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La Orange nasce a Londra negli anni 60, inizialmente come studio di registrazione. La produzione di testate comincia poco dopo e procede gradualmente.

Dopo qualche esperimento e piccole modifiche, struttura e carattere degli amplificatori Orange si definiscono, conquistando l’interesse di artisti come BB King, Jimmy Page, Ike e Tina Turner e James Brown.

Un suono british e un’immagine che più sixties non si può, con quel rivestimento colorato per renderli più robusti che negli anni diventa un segno di riconoscibilità praticamente inconfondibile. Strategia di marketing? Non direi. Il tolex arancione era solo il più economico.

Una scelta di semplicità, da cui spesso nascono le idee migliori.

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Come ogni grande azienda, la Orange ancora oggi continua a stupire.

E ci presenta un nuovo nato, che nasconde una sorpresa: Orange OPC è un amplificatore con PC integrato.

Un case facilmente trasportabile, con caratteristiche tecniche di cui si sa ancora poco ma comunque di tutto rispetto: processore Intel, ram da 4GB e un hard disk da 600GB (vale a dire, qui ci sta tutta la musica che vuoi), WiFi, 8 porte usb, un software per registrare le proprie schitarrate e ovviamente una cassa “speciale” che promette un’acustica all’altezza del marchio.

L’uscita è prevista per Giugno 2010.

Manuwish

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14 aprile 2010
IN-DIFESA @FONDAZIONE 107 TORINO

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Il Progetto 107 nasce e prende forma dalla spinta a realizzare un centro per l’arte a Torino, con l’intento di riunire personalità creative di ogni genere.

Un unico ambiente o meglio, un vero e proprio angolo di città messo a disposizione per l’apertura di laboratori, loft e ateliers, che offre la possibilità concreta di una rete di supporto e scambio reciproco.

Una specie di piccolo mondo a parte di pittori, stilisti, architetti, fotografi e musicisti: ognuno col suo percorso professionale definitito ma in costante sinergia espressiva interdisciplinare con gli altri.

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La Fondazione 107 è parte integrante di tutto questo. Costruita negli spazi di un’ex erea industriale rivalutata, la struttura ospita mostre e iniziative culturali, con una sensibilità particolare verso il contemporaneo ed il sociale.

Tra queste, è attualmente in corso l’esposizione “ IN-DIFESA. Artisti da Africa, Asia, Europa, Russia e Medio Oriente“.

35 autori da tutto il mondo esplorano linguaggi espressivi diversi, dalla pittura all’installazione video e sviluppano il tema del confronto e del dialogo tra continenti, affrontando in particolare la questione del conflitto tra uomini, culture e ideologie.

Uno scontro nel quale non esistono buoni e cattivi e i confini tra i concetti di attacco e difesa sfumano per lasciare il posto al muro apparentemente invalicabile della chiusura e dell’intolleranza. Una barriera che attraverso l’arte si tenta, se non di abbatere, almeno di raccontare.

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Diamante Faraldo

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Gulnur Mukazhanova

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Gonçalo Mabunda

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Dino Pedriali

Dal 1 Aprile al 4 Luglio

Fondazione 107

Via Andrea Sansovino 234

Torino

Manuwish

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13 aprile 2010
DR. MARTENS 50TH ANNIVERSARY

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50 anni e non sentirli.

E’ passato mezzo secolo dalla nascita di quest’azienda nell’aprile del 1960.

Inizia a produrre pensando al “working class hero”  e sfodera un anfibio speciale che ben presto arriva sulla strada, quella vera e finisce ai piedi di ogni ribelle degno di essere chiamato tale.

Compagno inseparabile degli ambienti peggiori (o migliori?), quasi una divisa per culture musicali anche molto diverse, diventa infine un vero e proprio culto di massa nei decenni a seguire.

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Dr Martens celebra l’evento con un’edizione limitata di due dei suoi modelli storici: 1.460 pezzi per il classico 8-eye boot e 1.461 per la 3-eye shoe.

Entrambi proposti in due colori, Black & Cherry Red.

100% made in UK, nella vecchia fabbrica di Wollaston dove tutto comincio’.

Lavorazione artigianale, pelle martellata per un effetto più vissuto, finiture dorate per gli occhielli come sulle cuciture a vista della air-sole, vero marchio di fabbrica fin dal principio.

Ancora più belli, per festeggiare in grande stile.

Manuwish

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12 aprile 2010
RUBIKON2 & HUBERO KOKORO DESIGN

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Di una semplicità disarmante e talmente inverosimile da sembrare quasi una magia.

Una macchina fotografica a tutti gli effetti che nasce da un paio di fogli di carta messi insieme seguendo poche indicazioni elementari.

Un’idea del designer Jarolslav Jurica, fondatore dello studio Hubero Kokoro,  creatore di numerosi progetti altrettanto stupefacenti, dei quali varrà certamente la pena parlarvi meglio in futuro.

La Rubikon2 è già ampiamente utilizzata  in diverse scuole di fotografia come efficace strumento di insegnamento di base e i risultati sono questi.

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Arriva nelle mani di chiunque la desideri,  nel tempo che ci vuole per stampare un Pdf.

Gli armati di colla e passione possono cliccare anche subito qui.

Manuwish

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09 aprile 2010
“SCHIELE E IL SUO TEMPO” @PALAZZO REALE, MILANO

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Egon Schiele allo specchio, 1915


Palazzo Reale riserva sempre delle belle sorprese.

L’ultima è una mostra che ruota principalmente intorno alla produzione, breve quanto intensa,  nonchè all’indimenticabile personalità di Egon Schiele. Il piatto forte da solo potrebbe anche bastare ma il contorno non è da meno: dipinti di Klimt, il suo maestro, accanto ad opere di Gerstl, Moser, Kokoschska e altri colleghi contemporanei ricostruiscono il volto dell’Austria di fine ottocento.

Lo sfondo è quello di una Vienna a cavallo tra due secoli, immersa in un momento storico e sociale culturalmente denso e segnato da profondi cambiamenti.

Lo sviluppo della psicoanalisi di Freud, la prima guerra mondiale alle porte ma soprattutto la nascita della Secessione viennese e il ruolo rivoluzionario che questa riveste nell’ambito del design, dell’architettura e della sensibilità artistica dell’Europa intera.

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Gli artisti della “Secession” di Vienna, in uno scatto di Moritz Nahr


Un movimento nuovo, di rottura. Un collettivo di teste matte, che si batte non tanto per il rifiuto del passato accademico quanto in nome di un diritto ad esprimersi attraverso ogni forma d’arte al solo fine della creazione, svincolati dalla logica della vendita.

Il pensiero che ne è alla base può star tutto in una frase, incisa all’ingresso del Palazzo della Secessione:

“Per ogni tempo la sua arte. Per ogni arte la sua libertà.”


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Autoritratto con alchechengi, Egon Schiele, 1912


Egon Schiele nasce e inizia a dipingere sotto questa nuova spinta, arrivando poi persino a superarla: diventa così uno dei massimi esponenti dell’Espressionismo, grazie a quella carica emozionale profonda e contorta che esplode nel tratto deciso dei disegni e in quell’uso del colore che abbraccia tutte le sfumature delle passioni.

La sua pittura è puro erotismo introspettivo, corpi che parlano il linguaggio dell’anima. Ritratti e autoritratti di consistenza umana e psicologica ineguagliabile.

Della sua vita e della sua persona si è detto di tutto e anche di più. Un’esistenza in fuga, segnata da accuse continue di perversione e dall’esperienza dolorosa e formativa del carcere.

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“Ragazza inginocchitata appoggiata sui gomiti”, Egon Schiele, 1917


Sofferenza e crescita professionale vanno di pari passo lungo la stessa strada e anno dopo anno Schiele arriva a quello che sarà definito il punto massimo e ultimo della sua maturazione artistica: la sua produzione viene interrotta bruscamente insieme alla sua vita, stroncata da quella stessa influenza spagnola che qualche giorno prima si portava via anche la sua musa e compagna di vita, Edith Harms.

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“Donna distesa”, Egon Schiele, 1917


La guerra è finita e io devo andare. I miei quadri saranno esposti in tutti i musei del mondo“.

Le ultime parole di un artista che muore a soli 28 anni, lasciando il segno indelebile di una carriera finita troppo presto, dal valore unico.

Dal 23 Febbraio al 6 Giugno 2010

“Schiele e il suo tempo”

Palazzo Reale

Piazza del Duomo, 12

Milano

Manuwish

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08 aprile 2010
BINGLABANGLES JEWELLERY

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Non amo i gioelli da ricorrenza in oreficeria e tantomeno le cianfrusaglie tutte uguali dei franchising. Guardando a un settore in cui le grandi catene ammazzano l’originalità, non posso fare a meno di ammirare il lavoro di quei giovani designer che ci mettono testa, cuore e idee nella creazione di un progetto tutto loro.

Serena Bosone è una di questi, nonchè la mente creativa che sta dietro alla realizzazione di Binglabangles , una collezione di bracciali, collane, clutch e accessori che ha già ottenuto diverse pubblicazioni su importanti riviste. E di ciò non mi stupisco.

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La bellezza di questi oggetti mi aveva già colpito mesi fa e sbirciando ora le nuove creazioni sulle pagine del sito ufficiale ho notato subito un’evoluzione nelle diverse collezioni, il gusto e la cura nella scelta di  forme e materiali da accostare al plexiglass, che resta quello principale.

Serena parte dalla plastica per creare linee e movimenti senza regole precise ma con un’armonia di base che è una costante di ogni pezzo da lei realizzato.

Per informazioni e contatti:

serena@binglabangles.com

Manuwish

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30 marzo 2010
“THE IMPOSSIBLE PROJECT” … IS POSSIBLE RIGHT NOW!

the-impossible-team1 Ringrazio queste facce sorridenti e soddisfatte.

Ringrazio l’incoscienza che ci è voluta per inventarsi un progetto così e  il coraggio che ci hanno messo nel realizzarlo.

The Impossible Project è un sogno iniziato nell’ottobre del 2008 con l’acquisto dell’ultimo stabilimento rimasto per la creazione di pellicole Polaroid, strappato alla demolizione per un soffio.

Due anni di ricerche, lavoro e speranze mai abbandonate qualche giorno fa hanno portato al primo importante traguardo, come potete vedete qui sotto.

8 scatti monocromatici per la Sx 70 freschi di fabbrica.

La caratteristica del First Flusch permette di ottenere effetti diversi a seconda di luce e temperatura di sviluppo.

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L’entusiasmo di queste persone ha superato le continue difficoltà nel ricreare le condizioni e i materiali giusti per riavviare la produzione delle storiche istantanee.

Gli appassionati che fino a poco tempo fa si inventavano di tutto e di più per recuperare gli ultimi pacchi di film, oggi tirano un bel sospiro di sollievo.

Nei prossimi mesi incrociando le dita, dovrebbe tornare a essere disponibile una bella scelta di pellicole per vari modelli di macchina.

Io ci credo. L’impresa non è facile ma lo spirito è senza dubbio quello giusto.

Ecco i primi scatti da Polanoid.net.

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Manuwish

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24 marzo 2010
LADY GAGA E’ IL NUOVO DIRETTORE CREATIVO DI POLAROID

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Mi va bene il marketing, anche quello selvaggio, se fatto però con una  certa coerenza.

Mi vanno bene le cattive strade come quelle buone, se percorse senza compromessi e cambi di rotta per convenienza.

Per tutto questo (e non lo nego, per una mia personale antipatia per l’artista in questione), vedere il nome del fenomeno pop degli ultimi due anni stampato sul biglietto da visita del nuovo direttore creativo di Polaroid mi fa venire i brividi lungo la schiena.

Neanche paragonabili a quelli che ho sentito durante la visione del nuovo video “Telephone“, in cui Miss Germanotta e una Beyoncè irriconoscibile danzano, cucinano, viaggiano e avvelenano tutti senza un vero e proprio motivo, anche se sembrano crederci molto.

Vestite in uno stile a metà tra il “Drive In” e i carri di Viareggio, si scattano le mie adorate istantanee con un nuovo modello di macchina metallizzato, disegnato suppongo dalla ragazza della foto qui sopra.

Un accostamento più improbabile faticavo a immaginarlo prima di oggi. Veramente trasgressivo.

La mia nonna direbbe che “Ci sta come i cavoli a merenda”.

Io quasi fatico a mantenere toni moderati consoni a queste pagine.

Lascio a voi la riflessione quindi.

A me pare una grande Gaga…

Manuwish

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22 marzo 2010
AIME’ MAEGHT & I SUOI ARTISTI @PALAZZO DEI DIAMANTI FERRARA

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Aimé Maeght e il suo cane accanto alla scultura di Giacometti.

derriereAlcune litografie originali, copertine della rivista “Derrière le Miroir” edita da Maeght.

Dal 28 Febbraio al 2 Giugno il Palazzo dei Diamanti di Ferrara ospita questa mostra che ruota interamente intorno alla figura dell’editore e gallerista parigino Aimè Maeght come filo conduttore che tenne insieme molti nomi celebri della pittura e scultura del Novecento. Insieme alla moglie Marguerite,  seppe riunire personalità di ogni genere e corrente, che esposero presso di lui e con lui condivisero amicizia e la passione per l’arte.

Arte come ragione e motore di vita: una visione comune che portò alla creazione nel 1964 di quella che fu definita “l’opera totale”, la Fondazione Maeght.

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Catalogo della mostra “Le Surralisme en 1947″ ad opera di Marcel Duchamp.

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Lo scultore Alberto Giacometti tra le sue sculture.

L’edificio, realizzato dall’architetto catalano Josep Llouis Sert nel sud della Francia, nacque con l’intento di rappresentare un centro nevralgico per  lo scambio tra discipline creative (che comprendevano danza, musica e rappresentazioni teatrali), nonchè per accogliere opere di autori, o come avrebbero loro per primi tenuto a precisare, amici della coppia.

Picasso, Mirò, Braque, Bonnard, Léger, Chagall,  Kandinsky, Calder, Giacometti e molti altri parteciparono attivamente alla creazione della struttura e alle attività che si svolgevano all’interno e all’esterno di essa, nel giardino che la circonda.

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“Nodo Rosso”, Kandinsky.

mcgb_raa_1208_02 “Portrait Of Marguerite Maeght”, Henry Matisse

Un contenitore dal valore incalcolabile, un museo immerso nel verde della provenza, frutto finale di un percorso di sperimentazione e avanguardia negli anni più ferventi del secolo scorso.

A raccontarcelo in tutto il suo fascino ci pensa questa mostra preziosa e piena di emozioni che vale la pena di non lasciarsi scappare.

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La Fondazione Maeght, Saint Paul de Vence (Nice)

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Aimè Maeght insieme al pianista compositore Duke Ellington nei locali della Fondazione.
Dal 28 Febbraio al 2 Giugno 2010

Aperto tutti i giorni, feriali e festivi.

Orari: 9.00-19.00

Palazzo dei Diamanti

Ferrara.

Manuwish

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19 marzo 2010
20/3/2010: “I PARK ART DAY” IN ROME, MILAN, TURIN, PARIS AND LIMA

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L’Arte è libertà.

Non ha spazi nè tempi precisi.

I PARK ART” la fa uscire dai musei e arrivare sull’asfalto sotto al cielo della città, quale sia poco importa.

Il progetto nasce da un’idea di Mattia Paco Rizzi.

Il lampo di genio è stato quello di usare insolitamente i parcheggi a pagamento nelle piazze e lungo le vie, trasformate in gallerie artistiche all’aperto.

L’unico biglietto da acquistare è quello della sosta.

Alla fine non si compra altro che qualche metro di strada per poche ore: è così che gli artisti si riprendono la possibilità di mettere in mostra le loro opere, al di fuori delle logiche del guadagno e delle barriere degli interessi commerciali che inquinano il diritto all’espressione della creatività.

Chi lo desidera può esporre i suoi lavori dopo una semplice richiesta di partecipazione.

Domani è il primo “I Park Art Day”, con allestimenti in contemporanea a Roma, Milano, Torino, Lima e Parigi.

Stavolta l’arte vi arriva sotto casa: non ci sono più scuse per non andare a goderne.

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Manuwish

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