• 24 March 2010
    LADY GAGA E’ IL NUOVO DIRETTORE CREATIVO DI POLAROID

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    Mi va bene il marketing, anche quello selvaggio, se fatto però con una  certa coerenza.

    Mi vanno bene le cattive strade come quelle buone, se percorse senza compromessi e cambi di rotta per convenienza.

    Per tutto questo (e non lo nego, per una mia personale antipatia per l’artista in questione), vedere il nome del fenomeno pop degli ultimi due anni stampato sul biglietto da visita del nuovo direttore creativo di Polaroid mi fa venire i brividi lungo la schiena.

    Neanche paragonabili a quelli che ho sentito durante la visione del nuovo video “Telephone“, in cui Miss Germanotta e una Beyoncè irriconoscibile danzano, cucinano, viaggiano e avvelenano tutti senza un vero e proprio motivo, anche se sembrano crederci molto.

    Vestite in uno stile a metà tra il “Drive In” e i carri di Viareggio, si scattano le mie adorate istantanee con un nuovo modello di macchina metallizzato, disegnato suppongo dalla ragazza della foto qui sopra.

    Un accostamento più improbabile faticavo a immaginarlo prima di oggi. Veramente trasgressivo.

    La mia nonna direbbe che “Ci sta come i cavoli a merenda”.

    Io quasi fatico a mantenere toni moderati consoni a queste pagine.

    Lascio a voi la riflessione quindi.

    A me pare una grande Gaga…

    Manuwish

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    22 March 2010
    AIME’ MAEGHT & I SUOI ARTISTI @PALAZZO DEI DIAMANTI FERRARA

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    Aimé Maeght e il suo cane accanto alla scultura di Giacometti.

    derriereAlcune litografie originali, copertine della rivista “Derrière le Miroir” edita da Maeght.

    Dal 28 Febbraio al 2 Giugno il Palazzo dei Diamanti di Ferrara ospita questa mostra che ruota interamente intorno alla figura dell’editore e gallerista parigino Aimè Maeght come filo conduttore che tenne insieme molti nomi celebri della pittura e scultura del Novecento. Insieme alla moglie Marguerite,  seppe riunire personalità di ogni genere e corrente, che esposero presso di lui e con lui condivisero amicizia e la passione per l’arte.

    Arte come ragione e motore di vita: una visione comune che portò alla creazione nel 1964 di quella che fu definita “l’opera totale”, la Fondazione Maeght.

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    Catalogo della mostra “Le Surralisme en 1947″ ad opera di Marcel Duchamp.

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    Lo scultore Alberto Giacometti tra le sue sculture.

    L’edificio, realizzato dall’architetto catalano Josep Llouis Sert nel sud della Francia, nacque con l’intento di rappresentare un centro nevralgico per  lo scambio tra discipline creative (che comprendevano danza, musica e rappresentazioni teatrali), nonchè per accogliere opere di autori, o come avrebbero loro per primi tenuto a precisare, amici della coppia.

    Picasso, Mirò, Braque, Bonnard, Léger, Chagall,  Kandinsky, Calder, Giacometti e molti altri parteciparono attivamente alla creazione della struttura e alle attività che si svolgevano all’interno e all’esterno di essa, nel giardino che la circonda.

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    “Nodo Rosso”, Kandinsky.

    mcgb_raa_1208_02 “Portrait Of Marguerite Maeght”, Henry Matisse

    Un contenitore dal valore incalcolabile, un museo immerso nel verde della provenza, frutto finale di un percorso di sperimentazione e avanguardia negli anni più ferventi del secolo scorso.

    A raccontarcelo in tutto il suo fascino ci pensa questa mostra preziosa e piena di emozioni che vale la pena di non lasciarsi scappare.

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    La Fondazione Maeght, Saint Paul de Vence (Nice)

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    Aimè Maeght insieme al pianista compositore Duke Ellington nei locali della Fondazione.
    Dal 28 Febbraio al 2 Giugno 2010

    Aperto tutti i giorni, feriali e festivi.

    Orari: 9.00-19.00

    Palazzo dei Diamanti

    Ferrara.

    Manuwish

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    19 March 2010
    20/3/2010: “I PARK ART DAY” IN ROME, MILAN, TURIN, PARIS AND LIMA

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    L’Arte è libertà.

    Non ha spazi nè tempi precisi.

    I PARK ART” la fa uscire dai musei e arrivare sull’asfalto sotto al cielo della città, quale sia poco importa.

    Il progetto nasce da un’idea di Mattia Paco Rizzi.

    Il lampo di genio è stato quello di usare insolitamente i parcheggi a pagamento nelle piazze e lungo le vie, trasformate in gallerie artistiche all’aperto.

    L’unico biglietto da acquistare è quello della sosta.

    Alla fine non si compra altro che qualche metro di strada per poche ore: è così che gli artisti si riprendono la possibilità di mettere in mostra le loro opere, al di fuori delle logiche del guadagno e delle barriere degli interessi commerciali che inquinano il diritto all’espressione della creatività.

    Chi lo desidera può esporre i suoi lavori dopo una semplice richiesta di partecipazione.

    Domani è il primo “I Park Art Day”, con allestimenti in contemporanea a Roma, Milano, Torino, Lima e Parigi.

    Stavolta l’arte vi arriva sotto casa: non ci sono più scuse per non andare a goderne.

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    Manuwish

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    12 March 2010
    HAPPY BIRTHDAY TO “THE VELVET UNDERGROUND & NICO”

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    12 Marzo 1967.

    E da lì in poi la musica non sarebbe stata più la stessa.

    Quando un vera “alternativa” c’era, loro hanno saputo afferrarla e farne una bandiera, sventolata silenziosamente almeno all’inizio ma in modo piuttosto efficace sul lungo termine.

    Lou Reed insieme all’amico Sterling Morrison incontrano il gallese John Cale: a loro si unisce  Angus Mc Lise, che in seguito sarà sostituito da una donna, la  batterista Maureen Tucker.

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    Nell’America degli anni 60 nascono i primi pezzi dei Velvet Underground, ancora ben lontani dalle sale di incisione: suonati faticosamente in pubblico, ostacolati di continuo dalla censura di una nazione che ancora non è pronta ad accettarli o meglio, a farlo alla luce del sole.

    Quasi sconosciuti, cadono sotto l’occhio attento e visionario di Andy Warhol. E’ lui che li nota e se li prende sotto l’ala. Disegna per loro una copertina che è subito scandalo: niente di più appropriato per un gruppo che appropriato non lo è affatto. Mette Nico (ai tempi compagna di Brian Jones, fondatore dei Rolling Stones) al loro fianco e l’avventura cominciò così.

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    Due giorni di registrazioni.

    100 copie, 100 soltanto vendute al momento della pubblicazione.

    Quarantatre anni dopo l’album sarebbe stato messo dalla rivista Rolling Stone al 13° posto tra i 500 dischi migliori di sempre.

    Sunday Morning” è un dolce benvenuto che ti accoglie nell’ascolto di un album senza precedenti.

    Groviglio di suoni e angoscia.

    Rumori di fondo di una New York tossica e devastata, sotterranea (come il gruppo stesso si definisce, anche nel nome). Il suono del lento sprofondare di una metropoli di individui soli, verso una fine che è l’unica possibile.

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    Non c’è protesta, nessun ideale o possibilità a cui aggrapparsi.

    La musica dei Velvet Underground era claustrofobicamente immersa in ambienti opprimenti. La musica dei Velvet Underground era una medicina per sopravvivere in quegli ambienti.”

    “I Velvet Underground intonarono sia l’apologia trionfale sia il lamento funebre di questo mondo terribile e seducente.

    (A History Of Rock Music, Piero Scaruffi, 2009)

    11 tracce paranoiche e da togliere il fiato:  ansia che soffoca, ti rapisce e ti fa perdere insieme a quelli che già si stavano perdendo.

    E alla fine pensi che comunque, non potresti chiedere di meglio.

    Manuwish

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    10 March 2010
    “RECLAIM & CREATION”: INTRODUCING SAYAKA KAJITA GANZ ARTWORK

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    Emergenge (Night & Wind), Sayaka Kajita Ganz, 2008

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    Plunge, Sayaka Kajita Ganz, 2008

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    Japonica, Sayaka Kajita Ganz, 2007

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    Deep Sea, Sayaka Kajita Ganz, 2007

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    Wayne, Sayaka Kajita Ganz, 2009

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    Fogo, Sayaka Kajita Ganz, 2008

    Come andare dalle stalle alle stelle. Trasformando dei banali utensili da cucina neanche nuovissimi in un capolavoro fatto e finito. Coltelli, mestoli, forchette di plastica… Quasi si perdono nella bellezza di queste sculture e nel senso del movimento che riescono a trasmettere.

    La loro autrice è una ragazza che viene dal Giappone e dopo aver viaggiato un pò qua e là, attualmente vive e lavora negli Stati Uniti. Radici e influenze della sua terra e degli altri luoghi in cui è cresciuta ritornano nelle forme e nei colori di questi lavori, traducendosi in qualcosa di diverso e ancora più personale.

    “My goal is for each object to trascend its origins by being integrated into an animal form that seems alive. This process of reclamation and regeneration is liberating to me as an artist.”

    Sajaka Kajita Ganz si considera un pò cittadina del mondo e il recupero di questi oggetti è il suo modo per dar loro una nuova dimensione. Una “seconda vita”, un’indentità nuova come quella di cui lei in prima persona è alla ricerca, anche attraverso la strada dell’arte.

    Manuwish

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    08 March 2010
    ANTHONY ROUSSEL JEWELLERY

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    I work towards creating a perfect synthesis between jewellery and art“.

    Anthony Roussel

    Il giovane designer  inglese  sceglie il legno per le sue creazioni: bracciali ed anelli come piccole sculture “naturali” da indossare. Intaglio puro di forme e niente altro.

    Le linee a cui si inspira sono quelle delle rocce erose dal vento e dal mare.

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    L’uso di materiali selezionati con cura in giro per il mondo e di un software per la lavorazione permette incisioni precise e risultati incredibilmente artistici.

    Per informazioni potete scrivere qui:

    info@anthonyroussel.com

    Manuwish

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    05 March 2010
    THE SCULPTURE ART OF JAMES HOPKINS

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    Wasted Youth, James Hopkins, 2006

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    Consumption & Consequence, James Hopkins, 2006

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    In my dream there were three different doors, James Hopkins, 2006

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    The Last Chord, James Hopkins, 2006

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    Reclining Figure, James Hopkins, 2006

    Rielaborazioni insolite.

    Composizioni precise, unione di oggetti comuni e non, forme che insieme creano realtà nuove e visioni inaspettate  che non appartengono al quotidiano.

    Surrealismo scultoreo.

    Così mi sento di definire l’opera di James Hopkins, artista inglese che vive e lavora tra Guernsey e Londra. Un giovane tutt’altro che emergente. Inizia ad esporre nel 1998 in collettivo e  dal 2003 comincia a ottenere le sue prime personali a Roma, Parigi, Londra e New York.

    Sono lavori che stupiscono, frutto dei progetti e degli studi fantasiosi dell’autore che usa concretamente la prospettiva per dar vita alle sue creazioni. Le sculture si sviluppano in tre dimensioni ma risultano accessibili tramite un unico punto di vista la cui ricerca è compito e prerogativa di chi le osserva.

    Lo stile creativo unico e la ricerca che vi sta dietro stanno  alla base del valore dell’opera di Hopkins.

    Sperando al più presto in una mostra in Italia, vi consiglio una visita al suo sito ufficiale che ospita una raccolta dei suoi lavori più significativi divisi per categoria.

    La sezione “Perspective Sculptures” merita davvero uno sguardo particolare.

    Manuwish

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    04 March 2010
    LOMO LC-A+ GOLD

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    Un lusso che va contro lo spirito easy del marchio ma che non può non far presa sugli amanti del bello e della fotografia vecchia maniera.

    Solo 130 esemplari prodotti, dettagli placcati in oro 24 carati, rivestimento in pelle effetto cocco…E un prezzo da svenimento.

    Chi vuole (e chi può) se la può comprare qui.

    Semplicemente, la Lomo più bella che si possa desiderare.

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    Manuwish

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    03 March 2010
    SUPER SIZE ART

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    Forse solo chi conosce l’amore per i vecchi dischi può  capire la bellezza  senza prezzo e senzo tempo di questi oggetti.

    E se un vinile tra le mani è un’emozione e sotto a una puntina è certamente il massimo, posso assicurarvi che anche appeso al muro non è  niente male.


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    Super Size Art è il nome di un progetto che nasce dall’ultima idea di Morgan Howell, artista inglese membro della Royal Society of Art.

    Basta spedirgli il vostro amato singolo e lui ve ne realizza su commissione la copia esatta, con tanto di graffi e altri segni vissuti dell’originale.  Il tutto moltiplicato per dieci.

    La copertina è stampata su canvas, firmata e numerata dall’autore.

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    E’ così che il 45 giri diventa opera d’arte una seconda volta.
    Quasi un quadro musicale che potete mettere alla parete inserendone il centro in un supporto da muro che sembra uscito da un enorme giradischi.
    E’ vero che le dimensioni in generale non contano, ma qui si potrebbe fare un’eccezione.
    Unica pecca è che non si possono ascoltare…E anche su questo mi sento di poterci passar sopra.

    Manuwish

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    21 February 2010
    FABRIZIO DE ANDRE’. LA MOSTRA.

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    Avrebbe compiuto settant’anni il 18 febbraio appena trascorso.

    Qualche giorno dopo il ricordo dell’anniversario della sua nascita, la storica esposizione a lui dedicata arriva a Roma, al cuore della patria di un artista indimenticabile.

    Il precedente successo nel 2008 della mostra genovese ai tempi fu talmente grande da rendere necessaria e fortemente voluta la proroga della data di termine stabilita inizialmente.

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    L’allestimento è cura dello Studio Azzurro, un’istituzione nel campo della videoarte e progetti interattivi. Ben oltre la semplice collezione di foto e documenti: un viaggio per le strade della vita, dell’anima, delle canzoni e dei personaggi figli delle parole e delle musiche di Fabrizio.

    Cinque sale, ognuna dedicata a un tema che scorre nelle vene dell’opera e dell’esistenza del cantautore e accompagna i visitatori per mano in un’esperienza di forte impatto e valore emotivo.

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    Molto più di un percorso: un’opportunità per perdersi e ritrovarsi nell’impronta incancellabile che quest’uomo ci ha lasciato.

    Dal 23 Febbraio al 30 Maggio 2010

    Museo Dell’Ara PacisLungotevere in Augusta - Roma

    Manuwish

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