“Questo romanzo è un’opera di fantasia. Nomi, personaggi, circostanze, organizzazioni, luoghi o avvenimenti sono il prodotto dell’immaginazione dell’autore o vengono utilizzati in modo fantasioso. Ogni riferimento a persone viventi o no, a circostanze o luoghi realmente esistenti è puramente casuale”
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Strisce di arancione tagliavano in orizzontale lo spettro celeste di quella sera primaverile. Gl’apici delle montagne ancora si macchiavano dei resti bianchicci della neve che tanto era scesa nel corso dell’inverno. Il sole era pronto per l’emisfero orientale e io non potevo fare a meno di guardare le dita dei piedi di Fiamma. Dita piccole e affusolate, ben smaltate e perfettamente in linea discendente con gli altri fratellini. Tutti ben confezionati all’interno di una pruriginosa scarpetta nera, un sandaletto con tanto di cinturino alla caviglia.
“Fatemi capire. C’è qualche problema di audio in questa cazzo di stanza?” chiese Bellosguardo con tono pacato e sarcastico.
Fiamma con un movimento del bacino diede un colpetto in avanti aiutandosi con le mani; si staccò dal tavolino, afferrò il suo pacchetto di ultra slim e lo porse al nostro amico ingegnere/architetto. Bellosguardo guardò il pacchetto un po’ perplesso.
“Cosa sarebbe questa merda?”
“Jim non mi sembra il momento di fare il difficile” ribattei immediatamente.
Jim aggrottò la fronte e ne raccolse una. La infilò tra i denti e rimase per qualche istante in fissa su Fiamma. Poi si voltò verso di noi allibito. Io non riuscii a mantenere la risata e ne venne fuori una pernacchia strozzata. Il Grinta, invece mantenne il solito contegno che lo contraddistingueva, quello stile di cui tanto si vantava e ripeteva di saper gestire molto meglio di noi.
“Fiammetta cara, come credi che io possa accendere questa fottuta sigaretta se non mi dai il fuoco? Il fuoco cazzo! Capisci?” Si piegò verso Fiamma con aria di sfida “Quella roba gialla e rossa che brucia…Uhm?”
Fiamma lo fissava senza tradire il benché minimo tentennamento, per nulla irretita dal modo incalzante del mio amico. Pareva un’altra donna rispetto alla Fiamma scaltra e intrigante della sera prima. Con un movimento rapido agguantò la pistola (n.b: l’accendino a forma di pistola) e la puntò alla testa di Bellosguardo.
Io sgranai gli occhi. Il Grinta, ancora una volta impeccabile nella sua posizione. Bellosguardo. Bè, Bellosguardo aveva mantenuto la stessa smorfia inquisitoria, con gli occhi un po’ languidi, il labbro un po’ imbronciato e il ghigno quasi celato. Era più forte di lui.
“Ehi, ma che cazzo vuoi fare?” chiesi un po’ impaurito.
Fiamma abbassò il tiro, sempre con gli occhi puntati su Jim. L’archibugio sputa fuoco fu piazzato ad una spanna dall’estremità della sigaretta. La rossa tirò il grilletto e un guizzo di dieci centimetri arse la punta del tabacco.
“Ora si ragiona!”esclamò Bellosguardo tirando dal filtro. Esalò una nuvola di fumo.
“C’è altro?” chiese il tizio canuto che giocherellava con il sigaro in bocca.
Johnny fece un cenno negativo con la testa. Fiamma ritornò ad appoggiarsi sul tavolino.
“Io avrei un po’ sete” dissi.
“Si serva pure. Lì c’è un mini bar” rispose stringendo con i denti il sigaro.
“Ok” Aprii il frigo, afferrai una birra, richiusi lo sportello. Feci il gesto dell’apri bottiglia rivolto al mio interlocutore.
“Da’ qua!” Bellosguardo agguantò la bottiglia, infilò in bocca la canna di vetro, strinse tra i molari il tappetto in alluminio e con un colpo netto di polso stappò la mia birra. Tracannò un sorso.
“Rimarrai senza denti” commentò con sprezzo il Grinta.
“No, tu rimarrai senza denti”ribattè Bellosguardo aspirando.
Afferrai la birra dalle mani del mio amico. Intanto Fiamma riaccavallò le gambe e i suoi piedi calamitarono nuovamente la mia attenzione.
“Signori prego, veniamo alle presentazioni” disse il tizio del sigaro “Io sono Gabriel. Potete chiamarmi “Mister G”. Lei (Telecamera su Fiamma) è la mia collega; avete avuto già modo di conoscerla. Vi ho invitati qui per fare due chiacchiere”
Io trangugiavo sorsi di birra, Bellosguardo fumava, Il Grinta immacolato con le braccia conserte.
“Invitati? Ahh! Certo. È per questo che ci avete drogato e impacchettato alle sedie, controllando ogni nostro movimento attraverso telecamere con visuale a 360°. Bè si mi pare chiaro” proferì Bellosguardo.
“Non sia così precipitoso. Le mie sono solo precauzioni. Per ora non avete nulla da temere.”
“Non so come ringraziarti” rispose Jimmy contrariato.
“Non c’è di che signor Lopapera ” Mister G raccolse tre fascicoli blu e ce li mostrò “Vedete queste? Al loro interno è custodita tutta la vostra vita: dal primo giorno delle scuola, alla vostra prima scazzottata, dal vostro primo amore, alla prima masturbazione, insomma tutto.”
“Cazzate! Cosa pensi di sapere di me!” esclamò il Grinta piuttosto innervosito. Finalmente si scrollò di dosso quello “stile”.
“Che cosa volete? Soldi o cosa? Forse non sa chi sono io!” aggiunse con foga “Questo è sequestro di persona e lei e la sua amichetta siete nei guai.”
“John Francis Brown nato il 12 giugno 1983 a nord della provincia di …” Mister G cominciò ad elencare le generalità del nostro amico barbuto.
“Niente di così speciale” ammise il Grinta al termine della lettura.
“È sufficiente fare una ricerca su internet, magari attraverso un social network per conoscere due notizuole così banali” aggiunse Bellosguardo con tono sicuro.
“Appunto. Sentite” fece il Grinta rivolto verso di noi “io mi sono rotto il cazzo. Me ne vado di qui.”
“Signor Brown, lei non va proprio da nessuna parte. Faccia il bravo e stia a sentire. Quella che ho letto è solo la prima pagina, quella di presentazione.” Disse Mister G voltando il foglio.
“Dunque, giusto per citarne qualcuna «Grinta»”
“Conosce il tuo soprannome” sibilai nell’orecchio di Johnny.
“L’avrà sentito dalla telecamera.”
“A quattordici anni, ha falsificato la sua carta di identità a Colchester – per voi altri, paese a nord della contea dell’Essex – per acquistare ben 15 litri di birra. Con il medesimo documento ha noleggiato una Ford del ‘91 con cui ha trasportato il suddetto quantitativo di alcol nel college estivo presso cui alloggiava facendo sfregio di tutte le regole comportamentali dell’istituto stesso: ricorderà senz’altro la nomina “master of pretenders” votata all’unanimità dalla confraternita Beta”
Johnny aggrottò la fronte.
“a sedici anni” proseguì Mister G “ha trascorso una notte nella cella carceraria del distretto di Zurigo, in Svizzera, per aver partecipato ad un incontro clandestino di box under 21 – che tra l’altro ha pure vinto; due anni dopo è uscito con 60 alla maturità classica perché, in sede di esame orale, ha dato della «capra ignorante» a Minghetti, il professore di filosofia; a ventiquattro anni è stato fermato da una pattuglia stradale – qui dice – risultando con un tasso alcolemico di ben S-E-I volte superiore a quello consentito dalla legge: ha tirato fuori il libretto degli assegni, ne ha staccato uno da 10.027 euro, ha proseguito come se nulla fosse accaduto per la strada di casa. L’anno successivo..”
“Ok, ok… Possiede alcune informazioni. E allora?” chiese il Grinta.
“Signor Brown. Qui ho del materiale che lei neppure immagina. Del materiale estremamente scomodo. Sia sotto un profilo morale sia sotto un profilo legale. E questo non vale solo per lei.” Johnny afferrò il pacchetto di sigarette dal tavolino e si fece accendere da Fiamma. “Questo vale anche per lei Signor Lopapera” si voltò verso Bellosguardo “e pure per lei, Signor Versetti.” (N.b.: il mio nome completo è Enrik Versetti).
“Bè Mister Gino allora, se la mette così, è davvero un fico” commentò Bellosguardo spegnendo la cicca nel posacenere. Poi fece con la mano per raccogliere la mia birra. Diedi un ultimo sorso e la passai al mio amico.
“Ad esempio, signor Lopapera, i signori qui presenti non saranno di sicuro a conoscenza del fatto che lei abbia navigato su una zattera di fortuna a largo della costa ionica per più di una settimana e che solo per puro caso sia stato raccattato, da un gruppo di pescatori croati in uno stato pietoso, disidratato, incrostato e in fin di vita e soprattutto con un carico di 10 kg di hashish.” Ci voltammo verso Bellosguardo.
“Si vabbè ma è successo parecchio tempo fa’” ribattè lui ai nostri sguardi inquisitori col la bottiglia tra le labbra.
“L’estate scorsa signor Lopapera.”
“Bè sì, non così tanto tempo fa’”ammise Bellosguardo.
“O ancora, andando per capoversi” Mister G continuava a leggere il protocollo di Jimmy “al suo amico signor Brown non farà certo piacere che lei abbia avuto una relazione con Geraldine La Verne”(n.b.: la francesina era un’antica fiamma di Johnny. Ecco, francamente questa è una informazione che non ci lasciò proprio del tutto indifferenti. Soprattutto Johnny, non la prese benissimo.)
“Tu cosa?” intimò a gran voce il Grinta avvicinandosi a Jimmy.
“Jimmy non è stata una cosa carina” dissi io scuotendo la testa.
“Si bè c’è stato qualcosa. E allora? Mica puoi pensare che le donne ti appartengano per sempre!”
Il Grinta, con la sigaretta in bocca, l’ardore negli occhi, i denti stretti e i muscoli delle braccia ben tesi, avvitò un gancio nello stomaco di Bellosguardo che, da parte sua, non oppose alcuna resistenza. Con un gemito soffocato si piegò in due, ansimò per qualche istante e si tirò su dolorante.
Il Grinta scrocchiò il collo e recuperò la posizione plastica precedente. “Coglione. Te lo sei meritato”
“Si, Jimmy te lo sei meritato”commentai recuperando la birra dalle sue mani.
“Si, abbastanza…”ammise con un filo di voce.
In tutto ciò, come spettatori , il signor Gabriel sulla poltrona e Fiamma con le chiappette a mandolino spalmate sul tavolo erano rimasti ad osservare l’intera scenetta, un po’ divertiti e un po’ sull’attenti nel caso in cui le cose fossero precipitate.
Mister G prese, allora, il terzo fascicolo, il mio. Trangugiai quanto rimasto nella mia bottiglia da 66 cl.
“Non tema signor Versetti, il suo curriculum suscita ugualmente notevole interesse. Benchè apparentemente le carte sembrino affermare il contrario - ottimi voti a scuola, mai una nota di demerito, laureato a pieni voti senza esser stato mai neppure rimandato ad un esame, ottimi risultati in campo lavorativo, fedina penale perfetta, stato fisico eccellente…”
“Hank sei proprio cazzuto” fece Bellosguardo intimando con le dita a Fiamma di passargli un’altra sigaretta.
“Dicevo…”riprese Mister G “a parte questa superficie immacolata…”
“Io non lo trovo affatto cazzuto. Lo trovo piuttosto noioso” interruppe il Grinta spegnendo la sigaretta nel posacenere. “Ma questo è solo il mio punto di vista.”
“Signor Brown del suo punto di vista, in questo momento, non siamo affatto interessati.”
“Già signor Brown, per nulla interessati” ripetei un po’ impermalosito.
“Lei è colpevole di evasione fiscale per ben euro 250.000. Non ha mai pagato i contributi statali e siamo a conoscenza anche dei conti correnti a lei intestati in istituti bancari con sede in svizzera .”
“Mi faccia capire” chiesi allora un po’ perplesso. “Di quali conti sta parlando?” Non ne ero davvero a conoscenza.
“Di quelli che suo zio di Boston ha aperto intestandogli il nominativo. E tutto qui, indicato tutto nel dettaglio” disse sventolando il foglio.
“Ah”
“Si ma non si monti la testa. Sono comunque cifre piuttosto contenute, cifre con cui a malapena riuscirebbe a coprire quanto dovuto all’apparato pubblico.”
“Uhm”
“Per non parlare degli atti di vandalismo, del possesso illecito di stupefacenti, dei debiti di gioco e del vizietto del…”
“Si, si, ok” interruppi io bloccandolo sul più bello.
“Ma queste sono solo piccole coloriture, macchiette di poco conto. Voi siete qui per un altro motivo che conoscete molto bene”
Brown rimase impassibile, Jimmy scosse il capo e io imbronciai il labbro assolutamente perplesso.
“Signori non costringetemi ad usare le cattive maniere” esclamò Mister G.
Non battemmo un ciglio.
“Signor Versetti, mostri l’avambraccio destro” mi intimò lui.
“Senta lei mi ha davvero stufato!” feci io incamminandomi verso la poltrona. Lui tirò fuori un fucile a canne mozze dritto dritto verso la mia fronte.
“Non è nella posizione di prendere decisioni. E Lo stesso vale anche per voi altri due eroi.”
Anche Fiamma tirò fuori una pistola. Questa volta, però, vera.
“Signor Versetti, ci mostri l’avambraccio. Non me lo faccia ripetere.” Sospirai. Guardai i miei amici. E mostrai questo benedetto avambraccio. Su di esso un piccolo tattoo a forma di teschio, un teschio che ricordava più la testa di una gatto.
“Bene. Signor Brown si volti per cortesia.”
Brown si voltò di schiena. In alto a destra, tra un muscolo e l’altro lo stesso tatuaggio.
“Ora Signor Lopapera si sfili le mutande.”
“Buon gustaio!” esclamò Bellosguardo sorridendo “però, ora non si può. C’è una signorina qui. Potrebbe rimanere particolarmente impressionata dal mostro che sto tenendo a bada”
Fiamma, tolse la sicura della sua semiautomatica, scese dal tavolino e con cinque passi fu di fianco a Jimmy. Calcò la canna della pistola sulla tempia di Bellosguardo e per la prima volta in quella stanza la sua voce rintoccò nelle nostre orecchie: “Conto fino a cinque. Poi ti riempio la testa di piombo.”
Bellosguardo la guardò affascinato.
“Uno”
“Due”
“Tre”
“Se fossi in lei, signor Lopapera, prenderei in considerazione la possibilità che Fiamma non esiterà a spararle a conclusione del count down” disse Mister G accendendosi il sigaro.
“Quattro”
“Cin”
“Ok” disse Jimmy rilassando i muscoli. Sempre fissando Fiamma si tolse le mutande. In effetti li sotto non era messo per nulla male.
“Ora si volti” ordinò Mister G.
“Come vuole boss”
Jimmy Lopapera, detto Bellosguardo, presentava sulla natica destra lo stesso disegnino del teschio con le orecchie da micio.
Mister G elargì un sorriso molto soddisfatto. Sfilò il sigaro dalla bocca e un filo di saliva brillò nell’aria.“Fiamma: hai l’onore di conoscere tre dei più importanti esponenti del Goodcat Company”
To be continued…