“Dicono che sia venuto dall’Africa, racchiuso nelle grida degli schiavi; che fosse l’anatema finale degli indiani Taino, pronunciato mentre un mondo moriva e un altro nasceva; o che fosse un demone, penetrato nella Creazione attraverso la porta dell’incubo dischiusa alle Antille. Fukù americanus, o più colloquialmente fukù: usato in genere per indicare qualche tipo di maledizione o sventura, e in particolare la Maledizione e la Sventura del Nuovo Mondo…”

Mi sento di ringraziare Junot Diaz, e di farlo dal profondo del cuore. Lo ringrazio per aver scritto questa storia, per avermi regalato uno dei personaggi più simpatici, toccanti e commoventi di cui mi sia mai capitato di leggere. Un personaggio che non si dimentica facilmente Oscar, con i suoi 120 kg, l’amore per i libri, per la fantascienza e i giochi di ruolo, con i continui riferimenti al Signore degli Anelli. Oscar, con i “punti carisma”, l’ossessione per l’amore, e la paura di morire vergine. Lui solo vale la spesa e la lettura di questo libro. Ma se non bastasse Diaz ci regala un’intera famiglia di personaggi al suo livello, in un intreccio di esistenze surreale, drammatico ed assolutamente ipnotico. Capolavoro. ANNALISA VARESI
“La breve favolosa vita di Oscar Wao” di Junot Diaz.
Editore Mondadori







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