19 gennaio 2010
WAIT! INTERVISTA JACOPO J. MOSCHIN

Intervista di Manuela Pizzichi da Wait! Magazine n° 27

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Wait! e la sottoscritta, sono orgogliosi di presentarvi Jacopo J. Moschin. Giovane artista della fotografia, fresco della sua prima personale alla Donec Capiam Studio, prestigiosa galleria milanese che  ha ospitato le sue opere fino al 19 dicembre. Abbiamo avuto il piacere di conoscerlo personalmente proprio lì, accanto ai suoi lavori. Scatti sfumati di ragazzi altrettanto indefinibili e sfuggenti, protagonisti di un’esistenza introspettiva quanto leggera. La capitale inglese qui è più che un semplice sfondo. ”East London Boys” è il ritratto di una realtà a parte, precisa e definita, che Jacopo ha scelto raccontare attraverso il suo obiettivo e di certo non per caso. Ma voglio saperne di più da lui.

M. Ciao Jacopo, raccontami un pò di questo tuo ultimo progetto: l’ispirazione da cui è nato, come ha gradualmente preso forma…Perchè proprio quelle strade, quei volti, quei locali?

J. Avendo vissuto a Londra e tornandoci spesso per lavoro e per piacere, mi sono interessato all’atmosfera che si respira ad Hackney e Shoreditch. Ci vivono molti talenti creativi, ogni due vie c’è una galleria d’arte e i giovani che ci vengono a stare riflettono molto l’ambiente libero, dinamico, sensibile. Ad ogni modo non è stata fatta nessuna selezione di volti per il mio lavoro, sono tutti ragazzi che abitano e vivono lì, si sentono liberi di sperimentare, sono molto appassionati, cordiali, e sono quasi tutti naturalmente good-looking. Tuttavia le fotografie esposte sono state selezionate una per una da alcune serie più vaste che ho scattato, e sono volutamente atemporali, molto delicate e morbide, introspettive, con scarsissimi riferimenti architettonici. Sono ritratti: sempici, calmi, profondi. Niente retorica e niente concetti altisonanti e fuori luogo. Tutto ciò che c’è da dire, è appeso lì, glielo si legge nei volti.

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M. A che è età e con quale modello di macchina è nato l’amore per la fotografia?

J. Sono sempre stato affascinato dalla fotografia, così come dal cinema. Ho cominciato in pellicola, la prima macchina che ho usato è stata una Pentax MX cromata, roba da primi anni 80, l’ho appena riutilizzata due giorni fa per un servizio. Anche tutte le fotografie esposte sono state fatte in pellicola.

M. Sei uno dei fotografi piu giovani, forse il più giovane, di moda in Italia ma il tuo stile è particolarmente nostalgico e poco incline alla modernità banale e forzata di molti tuoi colleghi…

J. Sono decisamente “old school”, per via della pellicola certo ma anche di una certa propensione al classico e al valore della fotografie di essere, quando sono fatte bene, “senza tempo”. Per me é ancora un lavoro artiginale, molto manuale, come mettere mano al motore della moto.

M. Parlami del concetto di Bellezza…In cosa cerchi la cerchi? Che forma prende in un tuo scatto?

J. La Bellezza è un concetto molto vasto, anche se ci sono dei canoni specifici e delle tradizioni consolidate, specie nella fotografia. Io la cerco in quello che mi piace fotografare, accanto ad altri temi come la giovinezza, la nostalgia, la delicatezza, la sensualità, la forza, la fragilità, la ribellione. Tutto questo insieme riassume la mia fotografia attuale.

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M. Facciamo un passo indietro. Com’è iniziata la tua avventura creativa e professionale?

J. Imparando a conoscere il mezzo e scattando tante fotografie. Leggendo, sfogliando, guardando, e facendomi delle domande. Con della passione. Poi sono particolarmente nervoso come persona, nel senso che ho bisogno di fare e incanalare le energie da qualche parte, altrimenti mi incupisco, e non mi è salutare. D’altronde per salire di piano dei gradini li devi pur fare.

M. Ho sbirciato il tuo sito per bene… Impossibile non soffermarsi sulla sezione Portraits. Scatti di personaggi pubblici, provenienti da mondi molto diversi uno dall’altro. L’uso esclusivo del bianco e nero mi è sembrata un’ottima scelta, amplifica l’ identità personale dei soggetti e della loro storia. Mi piacerebbe sapere le circostanze particolari che ti hanno portato a ritrarre alcuni di loro e le emozioni che questa cosa ti ha dato.

J. Semplicemente non ho fatto solamente il fotografo nella mia vita. E questo mi ha aiutato a venire in contatto anche con realtà diverse. Sono profondamente legato e affezionato al cinema, ad esempio, o al giornalismo, per motivi molto personali. Mi pareva interessante unire i vari aspetti, sviluppare, darsi delle possibilità. Fotografare dei personaggi che hanno delle storie è in assoluto una delle cose che preferisco. Ma al di là della fotografia mi piace parlarci, capirli, inserirli nella storia. Sono persone che hanno spesso delle passioni forti: artisti, scrittori, pittori, musicisti. Come si fa a non interessarsene?

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M. L’arte spesso prende molte forme…ci sono altri mezzi che usi per esprimerti o passioni e situazioni di cui non potresti fare a meno quasi quanto la tua macchina fotografica?

J. Sono appassionato di design d’interni e art direction. E sono stato cresciuto a cinema e letteratura. Col tempo ho poi sviluppato una forte passione per l’arte, specialmente quella contemporanea. Trovo che ci sia del bello ovunque ci sia della passione. La boxe ad esempio è uno sport che mi piace moltissimo, è veramente la nobile arte. Per indole poi sono curioso di tutto, anche della cucina o della finanza. Moltissimo inoltre della moda, altrimenti non riuscirei a fotografarla. E poi il mare, la surf culture, un po’ di spensieratezza e la musica. Non posso rinunciare ad avere tutti questi interessi e penso che se non li avessi, le mie fotografie perderebbero molto di quello che hanno.

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AnnaV

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