05 luglio 2010
WAIT! INTERVISTA MASSIMO PASCA

Intervista di Annalisa Varesi da Wait!Magazine n° 29

La copertina dell’ultimo numero di Wait! è stata personalizzata da Massimo Pasca. Massimo è un giovane pittore, illustratore, musicista, live painter (ma non solo…) pugliese trapiantato a Pisa. La sua arte è immediatamente riconoscibile, coloratissima, ironica e iconica, fra continui richiami all’arte classica ed uno stile inconfondibilmente contemporaneo e pop.

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A. Parlaci di te. Chi è Massimo Pasca?

M. Sono Nato in Salento trentacinque anni fa. Ora  vivo da tantissimi anni a Pisa.Città nella quale  dipingo, illustro e  e canto con  i Working Vibes gruppo di cui sono il fondatore. Sono un guerriero  basso di statura che al posto della lancia ha il pennello e la penna.

A. Come sei arrivato al mondo dell’arte? Era il tuo sogno di bambino?

M. Sono figlio d’arte, anche se non ho mai frequentato scuole o accademie. Già da bambino era una delle mie principali passioni, disegnavo e ricopiavo di tutto, dalle carte da gioco ai francobolli, hello kitty e Alan ford, e poi avevo la fissa di ricopiare la Gioconda. A scuola quando facevo un disegno ottenevo il massimo dell’attenzione. E mi piaceva.

A. Qual è, nell’arte, la tua più grande ispirazione?

M. Bella domanda, credo riuscire a vivere oltre la morte che poi è un po il sogno di tutti gli artisti e quello che ci spinge a fare qualcosa che altrimenti sarebbe un lavoro come altri. Però molto piu concretamente è anche la voglia di farsi conoscere,  ogni quadro credo sia un po l’espressione migliore dell’io.Credo che ogni quadro  siamo noi filtrati dal contesto che ci circonda.

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A. E l’ispirazione come diventa realtà?

M. Dipingere, creare, studiare, smontare, analizzare, liberarsi creativamente senza vincoli senza attendere i tempi della società. Questa è la mia reltà. Ogni giorno. Potermi emozionare.

The english text after the jump!

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AnnaV

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14 giugno 2010
WAIT! INTERVISTA MAKKINOSO

C’è un mondo fantasioso e divertente, fatto di colore, forme bizzarre e creatività. Questo mondo è popolato da strane creature, piccoli toys in resina fatti a mano. Un mondo di fantasia, ma più reale di quanto potreste pensare… Il mondo di Makkinoso!

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A. Ciao Patrick, presentati ai lettori di Wait!

P. Mi chiamo Patrick Aleotti, vivo e lavoro come visual designer nella provincia di Modena. Con il nome Makkinoso realizzo illustrazioni e toys in resina.

A. Il tuo lavoro mi ha colpito immediatamente. Diciamo la verità, se sono molti gli artisti che amano customizzare toys, quelli che se li plasmano a mano, uno per uno, non credo siano molti… Quando hai deciso di intraprendere questa attivita?

P. Sono un appasionato di toys da sempre. Ho iniziato collezionando toys vintage (anni 80/90) per poi passare ai “designer toys” e ai custom finchè non ho sentito l’esigenza di far uscire dalla carta i miei personaggi.  Siccome non riuscivo a sostenere i costi per una produzione industriale ho cercato un metodo più economico e la resina è stata la soluzione. Con un budget modesto e molta pazienza sono riuscito ad ottenere dei buoni risultati.

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AnnaV

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08 giugno 2010
BREAKFAST WITH COMMON

Alla fine siamo arrivati all’ultima fase del nostro racconto di questo giorno WAIT! al Block Party 2 organizzato da Diesel a Parigi. Come ogni favola che si rispetti i fuochi d’artificio si lasciano nel finale e quale conclusione migliore se non il racconto del nostro incontro con Common! Sono le 9.30 e dopo una mezz’ora di viaggio con la nostra ormai mitica Apecar Calessino arriviamo all’hotel della star.  Siamo agitati e felici di questa opportunità e temiamo di non poter sfruttarla, in quanto Common ha pur sempre fatto le 6 del mattino e avendo noi l’aereo un minimo ritardo nella sua sveglia non ci avrebbe permesso di compiere il nostro dovere. Con grande sorpresa, però il rapper arriva puntualissimo all’appuntamento. E’ proprio in questo istante che abbiamo la sensazione di avere di fronte non solo un attore affermato di Hollywood, o un cantante vincitore di 2 Grammy Awards, ma una persona comune, che con grande carisma e gentilezza ha rispetto di tutti. Common quindi ci sembra davvero un artista, un professionista serio e non una delle tante controfigure viziate che si atteggiano mettendo in mostra i loro meriti, spesso pochi e spesso inutili. Arrivato nella zona dove noi eravamo seduti ad attenderlo, durante la colazione, Common si presenta ad ognuno di noi giornalisti, sorride, scherza e ci chiede che cosa vogliamo fare. Ci si accorda per un intervista di dieci minuti a testa per ogni giornalista, one to one, in modo che ognuno di noi potesse avere un proprio personale scoop da portare al proprio giornale. Noi di WAIT! siamo stati i primi a sederci faccia a faccia con lui. Dopo un paio di sbadigli imbarazzati, subito conditi con grandi scuse, sintomo di una estrema educazione, noi diciamo a Common di non preoccuparsi, dopo una notte insonne non ci scandalizziamo di certo.

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Da dove nasce la tua musica?

La mia musica è pura, spirituale, io uso la mia immaginazione, esperienze di vita, la mia musica è amore; amore per la gente, i ragazzi, amore per le relazioni, i rapporti umani. Ecco questa è la mia musica, ecco come nasce e da dove arriva.

In passato hai lavorato con diverse Star, Lauryn Hill, Mary J. Blige, e tantissime altre, raccontaci qualcosa, un aneddoto particolare, chi ti ha segnato di più, qual’è la persona con cui hai preferito lavorare?

Devo dire che tutti gli artisti con cui sono entrato in contatto mi hanno lasciato qualcosa, ma in particolare ricordo Lauryn. La magia della canzone, dell’incontro con una così grande artista. La preparazione della canzone, del video, mi hanno lascito dentro qualcosa di importante e di bellissimo che non dimenticherò di certo. Meravigliosa.

Parlaci del tuo nuovo album, anticipaci qualcosa

E’ prodotto assieme a Kanye West, è un album veramente Hip Hop, ricco di tante sfumature, rock, soul, un’esperienza forte ed avvincente, con tanta passione e lavoro. Sono molto contento, e soddisfatto del risultato. Ci abbiamo messo molto lavoro e impegno, è qualcosa di nuove che spero arrivi a tutti per quello che è.

Il tuo nuovo lavoro lo porterai in tour nel nostro paese?

Io amo l’Italia, è un paese che adoro e che apprezza la buona musica. Io voglio venire a suonare nel vostro paese, voglio fare un tour in Italia, e mi impegno perchè questo avvenga, anche se ora non so ancora che date potrò fare e se le potrò fare.

Che città conosci e quale preferisci se ce n’è una?

Amo tutte le città Italiane, Roma, firenze, Venezia, Milano, la città della moda e della musica in Italia. Mi piace molto Napoli, adoro i bei paesaggi e posti come quelli, sono davvero unici.

Parlaci del movimento Hip Hop in USA, come lo vedi dalla tua parte?

Penso che l’R&B e l’Hip Hop siano forti, in costante crescita ed evoluzione. Continuano ad espandersi e ad avere un numero sempre maggiore di estimatori, soprattutto da noi negli USA. Penso che siano la musica trainante nel futuro, quella con maggiore possibilità di crescita e con la maggiore possibilità di trovare estimatori.

I tuoi progetti cinematografici come procedono? Ci puoi anticipare qualcosa?

Sto girando un film con Queen Latifah e ad un giocatore di basket NBA molto importante come Wayne Wade, io adoro il basket, tifo per i Chicago Bulls e simpatizzo per i Boston Celtics. Avete un giocatore italiano molto bravo in NBA, Danilo Gallinari, ma mi chiedo: come può essere andato a giocare a NY. In ogni caso il film uscirà in america in estate, sarà un bel film secondo me, molto veloce e divertente. Penso che avrà un buon successo. Vi aspetto quindi nelle sale per un giudizio! Non posso dire altro per ora.

Dieci minuti sono volati avremmo avuto altre centinaia di cose da chiedere  a Common, ma purtroppo questo è il massimo che abbiamo potuto fare e in ogni caso ringraziamo di cuore L’Oréal e Diesel per questa splendida opportunità.

Da Parigi è tutto… fino al prossimo Block Party… Speriamo!

To be Continued…



Pier

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20 maggio 2010
“UDRAWIT” 2010 COMPETITION, AND THE WINNER IS…

Il contest lanciato da THIS IS SO CONTEMPORARY (di cui vi avevamo parlato qui) termina allo scoccare della mezzanotte!

Hanno partecipato più di 20 artisti provenienti da ogni angolo della terra: dall’Indonesia all’Argentina, dalla California all’Italia. Per un lungo mese si sono aggiudicati i nostri apprezzamenti, le nostre critiche e i nostri voti e finalmente ora ci siamo.

Stanotte avremo il nome del vincitore e degli altri artisti che guadagneranno il podio portando a casa premi e interviste.

Infatti, This is so Contemporary! è orgoglioso di comunicare la partecipazione alla premiazione di Wait!Mag e dei Centoxcento Presi Bene che assegneranno rispettivamente un premio al logo da loro preferito.

Nella fattispecie la premiazione seguirà questa linea guida:

1. MOST RATED e TOP OF THE TOP LOGO: il logo più votato durante il contest verrà utilizzato come logo ufficiale del blog e l’artista che vincerà il primo premio avrà diritto ad un’intervista che verrà caricata successivamente tra le passate interviste di artisti di talento come Gary Baseman, Ron English, Carrie Ann Baade, Brian M. Viveros, Dan May e molti altri.

2. Wait! Mag Award: Wait! Mag proclamerà il proprio vincitore della competizione e gli concederà un’intervista sul proprio blog. Inoltre, colui che vincerà il Wait! Mag Award si vedrà recapitare a casa una t-shirt del brand amico di Wait!: BYG BANG.

3. Centoxcento Presi Bene Award: per chi non conoscesse ancora quei bravi ragazzi… al link del loro sito potrete trovare molto sulle serate che organizzano e sulla musica che fa saltare chiunque si avvicini ai loro party. Contribuiscono alla premiazione, assegnando il premio di una t-shirt Centoxcento originale al logo più preso bene.

Direi che è quasi il momento!

Fossi in voi non mi perderei il gran finale!

Daniela Petkovic

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23 aprile 2010
WAIT! INTERVISTA MARGHERITA CASTRIOTA

Ha contattato la nostra redazione una giovane fotografa romana, Margherita Castriota. Le sue foto, visibili fu Flickr, ci hanno immediatamente colpito per la loro genuinità e “purezza”. Niente photoshop, niente imbellettamenti vari. Solo lo scatto, pulito ed essenziale come è sempre più difficile trovare.

Abbiamo deciso di scoprirne di più.

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A. Ciao Margherita, presentati ai lettori di Wait!

M. Margherita. Vent’anni. Fotografa. Per il resto lascio che siano le foto a parlare per me.

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AnnaV

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30 marzo 2010
WAIT! INTERVISTA ELENA DE PAOLI

Ci ha contattati Elena DePaoli, una giovane studentessa (è nata nel 1989), per presentarci il suo primo libro: “Come posso farcela”. Il romanzo edito  da Neftasia, appartiene al genere di letteratura femminile chiamata Chick lit. Nella storia la protagonista vive con ironia e positivismo la sua ricerca di un posto di lavoro fisso che non è mai riuscita a ottenere, e nel contempo vive il clichè della donna che cerca di essere indipendente ma a cui viene fatto pesare il suo essere single.

Abbiamo fatto due chiacchiere con Elena (che fra le altre cose è pure nostra concittadina!).

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A. Prima di tutto lasciamelo dire… Sei giovanissima! Come mai ti è venuta l’idea di scrivere un libro?
E. Grazie per il giovanissima, spero che questo particolare non renda prevenuti contro il mio romanzo. In realtà, non ero partita con il proposito di scrivere un libro. Scrivo da molti anni storie e racconti, ma perlopiù a mano, l’uso del computer mi rallenta molto. Una volta entrata all’università ho iniziato a trascrivere la storia a cui mi stavo dedicando anche sul pc, e una volta arrivata in prossimità della fine, ho deciso di tentare la sorte inviandolo a un editore. Quindi direi che ho solo deciso che era inutile spendere tanto tempo ed energie nella scrittura per poi relegare tutto in una scatola. Ho voluto verificare se quello che scrivevo poteva piacere agli altri. E’ andata bene.

A. E’ stato difficile trovare un editore che ti desse fiducia?
E. Sono stata molto fortunata. Quando ho deciso di tentare la strada della pubblicazione, sono partita senza avere nozioni su come funziona il mondo dell’editoria. Mi sono rivoleta al web per capire come muovermi. Ho cercato una casa editrice che pubblicasse il genere di letteratura a cui apparteneva il mio romanzo, e mi sono imbattuta nella Neftasia, che all’epoca voleva aprire una nuova collana in cui rientrava il genere del mio libro. Ho seguito ogni consiglio che dà il web: allegare una sinossi dell’opera, qualche informazione su di me, e incrociare le dita. Quattro mesi dopo sono stata chiamata dalla casa editrice.

A. Che sensazioni hai provato tenendo in mano la prima copia fresca di stampa?
E. Tutte rimandabili alla paura! In quel momento ho capito che non era tutto un sogno, e che davvero ci sarebbero state persone che avrebbero letto quello che scrivevo. E fatto domande. Si, direi che la prima sensazione è stato un vago senso di panico. Poi anche di soddisfazione.

A. Descrivici Melissa, la protagonista del tuo libro, in 5 parole. E tu, Elena, come ti descriveresti?
E. Cinque sole parole? Ok, ci provo. Melissa è… intelligente, onesta, dolce, intraprendente, ingenua. Io… beh, non è onesto chiedermi cosa penso di me. Il mio giudizio sarà sempre di parte! Dovendo definirmi con 5 aggettivi… timida, introversa, poco riflessiva… sarcastica, determinata. Credo.

A. A chi consiglieresti di leggere “Come posso farcela?”
E. A tutti coloro che vogliono leggere un po’ per divertirsi, un po’ per riflettere. Anche se nel libro il tono è spesso ironico, le situazioni a volte surreali, tratto anche argomenti importanti oggigirono, come le difficoltà che incontra un persona nel trovare un lavoro fisso, nel vivere in modo indipendente, nel decidere quali sono le sue priorità nella vita.

A. E che consiglio daresti ad una ragazza come te, che sogna un giorno di poter essere scrittrice?
E. Tentare. Se vuole diventarlo, deve almeno provarci. Sento tante persone dire che vorrebbero fare gli scrittori, hanno tante idee, ma non le mettono per iscritto e si limitano a raccontarle. Scrivere è un impegno che richiede ore e ore di lavoro a tavolino, ma se si vuole farlo occorre mettercisi d’impegno.

AnnaV

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16 marzo 2010
WAIT! INTERVISTA FLAVIO MELCHIORRE

A pag. 290 del volume “Illustration Now3″, edito da Taschen, si parla di un giovane illustratore italiano, Flavio Melchiorre. L’unico in 445 pagine. Un solo italiano a rappresentare quest’arte. Un grande onore, ma anche una grande sfida, che Flavio ha accettato con la spontaneità e la naturalezza di chi ha la fortuna di fare nella vita qualcosa che lo appassiona. Senza montarsi la testa, senza dare nulla per scontato, ma lavorando, ogni giorno più del precedente per far vedere al mondo che l’illustrazione, come arte, esiste (eccome!) anche in Italia.

Ci ha contattati per presentarci i suoi coloratissimi lavori, e non mi sono lasciata scappare l’opportunità di farci due chiacchiere.

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A. Parliamo innanzitutto di te. Chi è Flavio Melchiorre?

F. Un sognatore che crede fortemente nel potere dell’immaginazione e nella possibilità di realizzare i propri pensieri, qualunque essi siano (se ci credi veramente).

A. Come sei arrivato a fare l’illustratore?

F. Direi per naturale evoluzione relativa ad una strada intrapresa oltre dieci anni fa. Disegno da sempre, mi sono innamorato della street art da ragazzino ed ho imbrattato un po di muri in passato, poi un corso biennale in grafica pubblicitaria mi ha permesso di iniziare la carriera da grafico. Tipografia prima, agenzia di comunicazione poi ed infine nell’ambito moda. Quest’ultima esperienza in particolare mi ha permesso di rispolverare la manualità del disegno.

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A. Passiamo alla tua arte. Che tecnica utilizzi?

F. Non uso nessuna tecnica in particolare. Utilizzo colori, carta, vernici, tavoletta grafica e i miei fidi aiutanti adobe photoshop e illustrator. A volte uso i vettori ma il più delle volte semplice pennello digitale o non.

A. Come nasce un soggetto? Lo sviluppi seguendo un disegno preciso o ti lasci per così dire “trascinare” dalla creatività, lasciando che la mano vada dove vuole?

F. Quando realizzo i pattern vado in modalità astratta, lascio che la mano segua i miei pensieri, mi piace vedere che cosa ne uscirà fuori. Invece quando disegno soggetti figurativi solitamente ho ben in mente quello che voglio realizzare anche se a volte mi lascio trasportare dall’evolversi del disegno.

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A. Descrivi le tue illustrazioni in 5 parole.

F. Poppeggianti, vive, concettuali, irrazionali, espressive. Ma credo che ci sia un termine che possa racchiuderle tutte “Trip”.

A. Unico italiano pubblicato in “Illustration now 3″, prestigioso volume di Taschen dedicato all’arte della illustrazione. Che effetto ti ha fatto vedere i tuoi lavori su quelle belle paginone patinate?

F. Sinceramente non mi sono reso conto subito della sua importanza quando ho ricevuto l’email che mi preannunciava la mia presenza all’interno del volume, mi sembrava una cosa veramente surreale. Una volta ricevuta la mia copia, sfogliando il libro mi sono sentito molto orgoglioso ed onorato di essere stato selezionato tra tanti illustratori provenienti da tutto il mondo. Infine sono rimasto un po sorpreso ed anche perplesso nel vedere che ero l’unico italiano, più che altro mi è venuto da pensare che quest’arte forse non viene abbastanza valorizzata e promossa in Italia, a differenza di altri paesi.

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A. Progetti per il futuro?

F. Cercare di fare sempre quello che mi fa stare bene e magari realizzare anche qualcosa di buono per chi è meno fortunato di me.

A. Per finire, se ti diciamo “WAIT”, cosa ti viene in mente?

F. Un’alba, un semaforo rosso, una telefonata che non arriva. Una candela che lentamente si consuma ma che nel farlo continua ad illuminare la stanza fino all’ultimo istante.

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AnnaV

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24 febbraio 2010
365 GIORNI CON LAUREN WITHROW

Intervista di Pierpaolo Bironi da Wait!Magazine n°27

Lauren Withrow è una ragazza americana che vive in Texas in una cittadi- na chiamata Mckinney e da sempre ha una passione: fotografare. E’ la fotografia a scandire la sua vita, le sue emozioni, fino alla decisione di realizzare un progetto davvero singolare: immortalare sulla pellicola un anno di se stessa, con uno scatto al giorno per 365 giorni. E lo ha fatto sul serio. Le sue foto crescono di qualità con il passare dei giorni, e lei comincia a perfezionare il suo stile passando attraverso corsi di fotografia e certezze professionali. Questo talento e le sue doti sono state notate da molti in rete e WAIT! che da sempre, per filosofia, vuole essere talent scout e amicodei giova- ni artisti, ha deciso di rintracciare questa pro- metente fotografa free lance e farle qualche domanda, sicuro che presto si sentirà parlare di lei.

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P. Lauren parlaci brevemente di te e del tuo sogno.

L. Ho la passione della fotografia da sempre e sogno di poter, con i miei scatti, mostrare il mio mondo di emozioni. Vorrei diventare una fotografa affermata e creare un mio stile, che possa essere a sua volta di influenza per altri giovani artisti. La fotografia è unʼestensione di tutto il mio essere, di quello che sono. E’ proprio da questo che è partito il progetto 365: rappresentare senza alchimie, senza sotterfugi, senza filtri, la vita di una persona. In questo caso la mia, non per essere al centro dellʼattenzione o perché sono narcisista ed egocentrica, ma semplicemente perché è più semplice rappresentare me stessa che qualsiasi altro.

P. Quando scatti cosa pensi, cosa vedi nella tua testa?

L. Non te lo posso dire con precisione perché passano una miriade di pensieri che si accumulano e si traducono poi nello scatto finale.

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P. Che tecniche utilizzi per comporre una foto, se ce ne sono?

L. Nessuna tecnica. Cerco di catturare un momento, di imprigionare un istante. Mi concentro solo su quello. Eʼ tutto automatico, le variabili sono il luogo in cui mi trovo, la situazione ed il tipo di immagine che mi trovo davanti.

P. Ti ispiri a qualche modello?

L. In realtà a nessuno, cerco di fare qualcosa di nuovo e bello. Diverso da tutto.

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P. Chi è per te Lauren Withrow?

L. Una ragazza con tanti sogni e con una passione infinita per la fotografia.

P. Professionalmente sei nata da poco, sei una free lance, parlami dei tuoi progetti.

L. Ho studiato fotografia per due anni: un corso di foto in studio e uno di digitale. Sto cercando di organizzare un nuovo portfolio e una mostra che però ora è lon- tana. Recentemente ho inaugurato il mio sito ufficiale: www.laurenwithrow.com.

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P. Cosa consigli a chi, come te, vuole sfondare e magari ha perso le speranze?

L. Consiglio di non perderle. Di crederci, e continuare per la propria strada. Fare foto su foto seguire un progetto e portarlo a termine, trovare un modo di farsi cono- scere e farsi vedere senza paura, il resto, se si è bravi e si ha talento viene da sè.

P. Cosa ti aspetti dal futuro?

L. Spero di migliorare, di diventare veramente una fotografa professionista. Vorrei trovare il mio stile e trasmetterlo ad altri, suscitare pensieri ed emozioni con i miei scatti e crescere nella qualità delle mie foto. La cosa certa è che non voglio essere un granello di sabbia disperso nel mondo. Voglio distinguermi, ispirare, diventare grande.

Noi di Wait! non possiamo che farle il nostro più grande in bocca al lupo.

AnnaV

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22 febbraio 2010
PIGCHIC T-SHIRT COLLECTION

Conosco Demetra Dossi, creatrice del blog PigChic (lo trovate nei preferiti di Wait!) da parecchio tempo. Ad accomunarci la passione per il nostro lavoro di blogger e i tormentati studi in giurisprudenza.

Oggi scopro con sorpresa che Demetra non si accontenta di essere studentessa a blogger, ed ha deciso di creare una linea di tees, vendute per ora solo online, direttamente nel PigChic Store suo sito. La linea è composta da cinque tees, tre dedicate a importanti nomi nel mondo della moda e due ironiche e divertenti slogan t-shirts ovviamente inerenti al fashion system. La collezione è unisex e molto versatile: le t-shirt possono essere indossate sia di giorno che di sera, sia sopra un paio di jeans che come vestito.

Mi hanno colpita subito, per la cura e l’amore che riesco chiaramente a vedere. Non mi sono lasciata scappare l’occasione di parlarne con Demetra, per saperne qualcosa di più.

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A. Parlaci di questo nuovo progetto. Da dove è nata l’idea di realizzare una linea di tees?

D. L’idea di creare una collezione di magliette mi è venuta in mente l’ultimo anno di liceo ma per un motivo o per un altro sono sempre stata costretta a posticipare. A dicembre però mi sono decisa e, spronata da amici e parenti, ho incominciato a buttare giù le prime idee e i primi bozzetti portando finalmente a termine il progetto qualche settimana fa.

A. Hai disegnato tu le grafiche?

D. Si le ho disegnate io. Mi sono divertita molto a realizzarle perché mentre la faccia di Giorgio Armani mi è venuta subito, quelle di Naomi Campbell e Gemma Ward no, ho dovuto fare molte prove prima di ottenere un risultato soddisfacente. Ogni volta che terminavo un disegno lo facevo vedere al mio fidanzato e insieme lo confrontavamo con le foto da cui avevo tratto spunto. Il più delle volte il viso che avevo disegnato era completamente diverso da quello del personaggio.

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A. Qual’è stata, nella fase di progettazione, l’ispirazione più grande? C’è stato un momento in cui hai pensato: “Sì, questa è la frase/grafica giusta!”?

D. Non c’è stato un momento preciso, sono partita con due modelli, quello di Naomi e quello di I’m polytheistic, e poi gli altri tre sono venuti di conseguenza. Guardando la tv, sfogliando riviste, parlando con gli amici, è così che le idee mi sono venute. Mi ricordo che la frase Pink si dead mi è venuta una sera prima di andare a dormire mentre mi stavo lavando i denti mentre quella di Giorgio mentre stavo studiando!

A. Qual’è la difficoltà più grande che hai incontrato fin’ora?

D. Riuscire a conciliare tutto. Studiare, lavorare, curare il blog e dedicarmi alla collezione non è semplice, riuscire a trovare il tempo per fare tutto è davvero difficile. A volte penso di esagerare, di fare e di voler fare troppe cose, ma del resto sono io che l’ho voluto e non rimpiango alcuna scelta.

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A. E l’incoraggiamento più bello che ti hanno fatto?

D. Fino ad oggi ho ricevuto molti incoraggiamenti, ma se devo essere sincera l’incoraggiamento più grande me lo danno ogni giorno le persone che non credono nel mio progetto, che non pensano che la linea avrà successo. Sono proprio loro che mi spronano a dare il massimo.

A. Come si evolverà questo progetto?

D. Spero che sia la chiave di accesso per molte altre opportunità. In questo momento c’è qualche possibile proposta di collaborazione nell’aria ma per adesso preferisco non dire nulla e incrociare le dita.

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A. Studentessa, blogger ed ora pure stilista. Ma cosa vuole fare Demetra da grande?

D. Bella domanda. All’asilo sognavo di diventare una dottoressa, alle elementari una giornalista, alle medie volevo entrare in politica e alle superiori volevo fare la veterinaria. Alla fine mi sono ritrovata a studiare giurisprudenza sognando di diventare una giornalista di moda. Una volta laureata vorrei continuare a inseguire il mio sogno e lavorare in questo mondo. La moda mi piace a 360°, spero di riuscire a cogliere tutte le opportunità che mi verranno offerte, voi intanto incrociate le dita per me.

AnnaV

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21 gennaio 2010
DIANA DEBORD

Per descrivere il “mondo fotografico” di Diana Debord potrebbero essere usate tante parole. Le migliori, per me, sono quelle che lei stessa usa per i nomi delle sue gallery: “Season of the witch“, “Ophelia’s Dream“, “Lunar“, “Sur Les Fantomes“… Ed è davvero un mondo onirico il suo, a cavallo fra favola e incubo, dove lei stessa si muove come una Alice in Wonderland gotica e misteriosa. Abbiamo scambiato due chiacchiere.

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A. Raccontami qualcosa di te. Chi? Dove? Come? Perchè?

D. Mi chiamo Diana e sono nata in un orwelliano 1984. La città nella quale sono nata e cresciuta è Novara (città che dorme ma non sogna…). Ho iniziato a fotografare per rispondere all’esigenza di esprimermi e comunicare con le altre persone tramite i miei lavori.

A. La tua prima macchina fotografica? La ricordi?

D. La mia prima fotocamera mi fu regalata quando avevo all’incirca 8 anni. La conservo tutt’ora come ricordo di un periodo in cui quella scatoletta nera mi si svelò per ciò che era: non un giocattolo ma uno strumento magico, capace di intrappolare semplici oggetti, animali, volti, alberi, rendendoli immortali e particolari.

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A. Ed ora, qual’è il tuo strumento privilegiato per fotografare?

D. Ho riscoperto la fotografia circa 4 anni fa, e da allora la mia passione è cresciuta di pari passo con l’esigenza di sperimentare. Per questo utilizzo sia digitale che analogico, prediligendo quest’ultimo perchè lo considero un mezzo più immediato e affascinante. Oltre ad una reflex a pellicola che utilizzo principalmente per scatti in bianco e nero, sperimento con alcune macchine Lomo come Holga, Fisheye, Supersampler e la mia adorata Polaroid degli anni’80. Il digitale lo uso soprattutto per gli autoscatti, e per far risaltare i colori che per me sono importantissimi.

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A. Definisci in cinque parole le tue fotografie.

D. Sognanti, eteree, colorate, decadenti, spontanee.

A. Da chi/cosa trovi ispirazione nel tuo lavoro?

D.Trovo ispirazione sia dalla vita quotidiana (concetti, sogni, sensazioni, esperienze) che nell’arte, nella quale mi circondo il più possibile: i miei artisti preferiti sono Gustav Klimt, Alfons Mucha e i Preraffaelliti.

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A. Cos’è per te la bellezza?

D. Credo che il significato di bellezza sia molto più profondo di quello che ogni giorno i media ci presentano. La bellezza per me non è ovvietà o perfezione estetica; al contrario eccentricità, naturalezza, spontaneità, e una certa “stranezza nelle proporzioni” per citare Bacon.

A. La soddisfazione più grande, per ora, del tuo lavoro?

D. Fino ad ora ho partecipato a numerosi progetti e mostre, ma le più grandi soddisfazioni sono sicuramente la partecipazione con alcuni miei lavori al libro “Poetic Terrorism” - una raccolta di autoritratti di 37 artiste da tutto il mondo; la collettiva “Bruciare i ponti della ritirata” in omaggio a Majakovskij e la mia prima mostra personale intitolata “Il Sogno di Ofelia”.

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A. Come ti vedi da qui a 10 anni?

D. Da qui a 10 anni spero di avere ancora tanta voglia di creare e sperimentare, magari prendendo strade differenti da quella odierna ma mantenendo sempre la capacità di sognare.

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AnnaV

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