12 marzo 2010
HAPPY BIRTHDAY TO “THE VELVET UNDERGROUND & NICO”

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12 Marzo 1967.

E da lì in poi la musica non sarebbe stata più la stessa.

Quando un vera “alternativa” c’era, loro hanno saputo afferrarla e farne una bandiera, sventolata silenziosamente almeno all’inizio ma in modo piuttosto efficace sul lungo termine.

Lou Reed insieme all’amico Sterling Morrison incontrano il gallese John Cale: a loro si unisce  Angus Mc Lise, che in seguito sarà sostituito da una donna, la  batterista Maureen Tucker.

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Nell’America degli anni 60 nascono i primi pezzi dei Velvet Underground, ancora ben lontani dalle sale di incisione: suonati faticosamente in pubblico, ostacolati di continuo dalla censura di una nazione che ancora non è pronta ad accettarli o meglio, a farlo alla luce del sole.

Quasi sconosciuti, cadono sotto l’occhio attento e visionario di Andy Warhol. E’ lui che li nota e se li prende sotto l’ala. Disegna per loro una copertina che è subito scandalo: niente di più appropriato per un gruppo che appropriato non lo è affatto. Mette Nico (ai tempi compagna di Brian Jones, fondatore dei Rolling Stones) al loro fianco e l’avventura cominciò così.

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Due giorni di registrazioni.

100 copie, 100 soltanto vendute al momento della pubblicazione.

Quarantatre anni dopo l’album sarebbe stato messo dalla rivista Rolling Stone al 13° posto tra i 500 dischi migliori di sempre.

Sunday Morning” è un dolce benvenuto che ti accoglie nell’ascolto di un album senza precedenti.

Groviglio di suoni e angoscia.

Rumori di fondo di una New York tossica e devastata, sotterranea (come il gruppo stesso si definisce, anche nel nome). Il suono del lento sprofondare di una metropoli di individui soli, verso una fine che è l’unica possibile.

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Non c’è protesta, nessun ideale o possibilità a cui aggrapparsi.

La musica dei Velvet Underground era claustrofobicamente immersa in ambienti opprimenti. La musica dei Velvet Underground era una medicina per sopravvivere in quegli ambienti.”

“I Velvet Underground intonarono sia l’apologia trionfale sia il lamento funebre di questo mondo terribile e seducente.

(A History Of Rock Music, Piero Scaruffi, 2009)

11 tracce paranoiche e da togliere il fiato:  ansia che soffoca, ti rapisce e ti fa perdere insieme a quelli che già si stavano perdendo.

E alla fine pensi che comunque, non potresti chiedere di meglio.

Manuwish

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09 marzo 2010
DISCOBOLANDIA PRESENTA: DOORS “STRANGE DAYS”

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Il disco di cui parliamo oggi più che una rarità è una vera e propria leggenda: l’album in vinile mono di stampa americana “Strange Days” dei Doors. Questo è il 2° album del gruppo pubblicato nel settembre 1967, registrato negli studi “Sunset Sound Recorders” e prodotto da Paul Rothchild. Questo disco è considerato da molti il miglior lavoro dei Doors. Tra le tante bellissime canzoni tipo “Strange Days”,”People are strange”,”Unhappy girl”, è presente anche “Moonlight drive” una delle primissime canzoni scritte da Jim Morrison che è anche nel primo demo registrato dalla band nel 1965 “The Doors originals acetate demos”. L’album raggiunse la 3° posizione sia nelle classifiche americane che inglesi e divenne prima disco d’oro e poi disco di platino, ma nonostante ciò il produttore dichiarò che l’album fu un mezzo flop, perchè la mancanza di un singolo di successo non permise al disco di bissare il successo del 1° album e dunque a spingersi alle 1° posizioni delle classifiche: il singolo “People are strange/Unhappy girl” si piazzò al 12° posto delle charts e “Love me two times/Moonlight drive” addirittura al 25° posto. Come dicevamo all’inizio questo disco in vinile nella stampa mono americana è veramente una leggenda. “Goldmine”, un famoso record’s collectors valutò alcuni anni fa questo vinile circa 600 $. Egli pero’ considerò solo le copie con sigla “eks” (la stragrande maggioranza di quelle pressate dalla Decca, non considerando che esistono anche altre, rarissime copie con sigla “ekl” seguite dalla scritta “mono” su etichetta del vinile Elektra Oro, che acquistano un valore di gran lunga maggiore.

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AnnaV

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03 marzo 2010
SUPER SIZE ART

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Forse solo chi conosce l’amore per i vecchi dischi può  capire la bellezza  senza prezzo e senzo tempo di questi oggetti.

E se un vinile tra le mani è un’emozione e sotto a una puntina è certamente il massimo, posso assicurarvi che anche appeso al muro non è  niente male.


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Super Size Art è il nome di un progetto che nasce dall’ultima idea di Morgan Howell, artista inglese membro della Royal Society of Art.

Basta spedirgli il vostro amato singolo e lui ve ne realizza su commissione la copia esatta, con tanto di graffi e altri segni vissuti dell’originale.  Il tutto moltiplicato per dieci.

La copertina è stampata su canvas, firmata e numerata dall’autore.

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E’ così che il 45 giri diventa opera d’arte una seconda volta.
Quasi un quadro musicale che potete mettere alla parete inserendone il centro in un supporto da muro che sembra uscito da un enorme giradischi.
E’ vero che le dimensioni in generale non contano, ma qui si potrebbe fare un’eccezione.
Unica pecca è che non si possono ascoltare…E anche su questo mi sento di poterci passar sopra.

Manuwish

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01 marzo 2010
DISCOBOLANDIA PRESENTA: THE WHO - “MY GENERATION”

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“My generation” è l’abum d’esordio degli Who. Fu pubblicato in Inghilterra nel dicembre del 1965 e negli Stati Uniti ad aprile del 1966 sotto il nome di “The Who sing my generation” (questa stampa americana però aveva una copertina diversa, con gli Who davanti al Big Bang ed una track list leggermente diversa dall’edizione inglese). L’album è considerato uno dei più importanti della storia del rock e anche uno dei miglior debutti di sempre. Il disco e’ veramente esplosivo ed è l’esempio migliore di amalgama mod / pop/ r’n’b mai registrato. All’epoca della sua pubblicazione la potenza delle chitarre e della batteria non avevano precedenti, tanto da stabilire nuovi standard per il rock. Ma non solo: gettò infatti le basi per il punk inglese  che esplose circa 10 anni dopo. “My generation” , la title-track, è un esempio di cruda potenza e aggresività, e come dicevamo presagì l’avvento dell’ heavy metal e del punk. “The kids are alright” invece, pur mantenendo il ritmo di guida degli Who è un pop sofisticato che alterna parti armoniose ad altre con distorsioni generate dalla chitarra di Pete Townshend, il tutto accompagnato da una melodica cadenza vocale. L’album ha anche delle forti influenze r’n’b che si possono ascoltare nelle due cover:”I don’t mind” di James Brown e  “I’m a man” di Bo Diddley.

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La copia che presentiamo oggi è una rarissima prima stampa inglese mono stampata dalla “Brunswick” nel 1965 con la copertina laminata che raffigura gli Who in mezzo a fusti d’olio. Questa è la primissima edizione, riconoscibile perchè sulla label ha la data a destra del foro e non in basso come le successive stampe (anch’esse cominque rare). Questa edizione è una vera “chicca” per i collezionisti di tutto il mondo proprio per la sua scarsissima reperibilità. Potremmo definirla “un’edizione in via d’estinzione”. Nonostante gli Who in un intervista che rilasciarono qualche anno dopo il loro debutto dissero che “My Generation” fu un lavoro registrato velocemente e non rappresentava le loro reali potenzialità in quella fase artistica, l’album è un vero capolavoro che neanche i stessi Who riuscirono mai a superare. Nel 2003 la rivista R0lling Stone lo collocò al 236° posto nella lista dei migliori 500 album di sempre. Non possiamo che esserne pienmente d’accordo.

Lo trovate in vendita nello shop online Discobolandia a 600 euro.

AnnaV

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26 febbraio 2010
LE RECENSIONI DI WAIT! “BALLATE DI MALE E MIELE” DI SIMONA ORLANDO

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L’interesse per un’opera biografica su una band musicale, o pseudo tale come in questo caso, è spesso limitata alla cerchia dei fan della band stessa (i fan-atici in senso stretto, quelli del tipo feticista, quelli che vogliono sapere se al tal concerto la ragazza del cantate era davvero visibilmente incinta). Fortunatamente Simona Orlando ha voluto fare tutt’altro e in una lunga chiacchierata con Manuel Agnelli e Giorgio Prette ha esplorato gli aspetti musicali della storia degli Afterhours, i come e i perché di certe scelte, i contesti in cui si sono mossi ai loro esordi gli odierni alfieri dell’alternative rock italiano. Perciò niente spazio al gossip, alle curiosità più frivole. Il risultato è un’opera di assoluto interesse per chiunque segua una certa scena musicale ormai affermata e titolata, come dimostra anche un altro recente libro dedicato ai Marlene Kuntz. Il rock in Italia ha una sua storia e qualcuno finalmente la racconta. BEPPE DONATI

Leggi tutte le recensioni di Wait! su Anobii

AnnaV

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23 febbraio 2010
DISCOBOLANDIA PRESENTA: BEATLES “ABBEY ROAD”

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“Abbey Road” pubblicato nel 1969 è l’ultimo album registrato in studio dai Beatles ed è in gran parte una registrazione live, perlopiù brani inediti con importanti rielaborazioni in studio. I quattro Beatles all’epoca delle registrazioni erano impegnati con lavori da solisti e problemi personali, come il tunnel dell’ eroina per John Lennon. Per questi motivi partecipavano pochissimo alle sessions e si pronosticava che il lavoro finale fosse un disco mediocre, invece divenne un grandissimo album e una vera pietra miliare del pop e progressive. Il lato b è costituito quasi interamente da un lunghissimo medley (una o piu’ canzoni suonate una dopo l’altra senza interruzioni)  e questo per l’epoca era una vera idea rivoluzionaria. La maturità compositiva raggiunta da Harrison e l’abile utilizzo del “Moog” (sintetizzatore analogico) fecero di questo album un vero capolavoro. Anche la copertina contribuì al successo: sulla cover figurano i 4 beatles attraversare le striscie pedonali in “Abbey Road” la strada dove si trovavano i studi di registrazione. Diversi elementi di questa foto contribuirono ad alimentare “la leggenda della morte di Paul McCartney”, per esempio che Paul fosse l’unico scalzo e la targa del maggiolino “LMW218F” rappresenterebbe l’età che avrebbe avuto se fosse stato in vita all’epoca dell’uscita del disco. Questa strada è diventata negli anni meta di turisti e fan dei Beatles che si facevano fotografare come nella copertina.

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La copia che presentiamo oggi è una 1° rarissima stampa inglese stereo, sul retro copertina e sulla label non compare il brano “Her Majesty”. La copertina laminata fronte e retro è stampata da “Garrod & Lofthouse Int. Ltd.” presenta nella parte bassa a sinistra la mela verde della apple non allineata con i brani del lato a: per questo motivo questa edizione è chiamata “misaligned apple” ed e’ sicuramente la versione piu’ rara di questo album. L’etichetta presenta la mela verde su un lato e la mela tagliata sull’altro. C’è la data preceduta dalla “P” e sopra il side 1/2 la scritta “an emi recording 33 1/3″. Tra i brani celebri spicca “Come together” di John Lennon, “Something” che è la più celebra canzone di Harrison e “Octopu’s garden” seconda e ultima composizione di Ringo Starr nei Beatles. Il disco ha raggiunto la 1° posizione sia nelle classifiche usa che in quelle inglesi.

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AnnaV

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22 febbraio 2010
WAIT! @ HOLE-MAGAZZINI GENERALI (MI) 19.02.10

Courtney Love ha sempre fatto parlare di se nel bene e nel male, riuscendo a rimanere uno dei personaggi pubblici di spicco degli ultimi anni. Musicista, moglie di una delle rockstar più famose degli anni ‘90, madre, modella, attrice e protagonista di gossip, Courtney non si è davvero fatta mancare nulla. “Dollparts”, “Violet”, “Rockstar”, “Celebrity Skin”, “Malibu”, e “Awful” sono solo alcune delle tante canzoni di successo uscite dalla penna e dalla chitarra della signora Love. Per i primi mesi del 2010 (27 Aprile per la precisione) è atteso il nuovo disco delle Hole, l’ultimo “Celebrity Skin” è stato pubblicato nel 1998.

E per ricordare (se ce ne fosse bisogno…) al mondo chi è e cosa sa fare lo scorso venerdì Courtney Love si è esibita ai Magazzini Generali (Mi) in quella che, oltre ad essere la prima tappa di un tour mondiale, è stato anche l’atto di reunion ufficiale delle Hole, dopo lo scioglimento del 2002.

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Dunque, un concerto imperdibile, che Wait! è in grado di raccontarvi con le parole e le immagini di S. Comincini, nostra amica e collaboratrice, che sfidando gomitate e schiacciamenti è riuscita portare a casa (oltre alla pelle) un bellissimo reportage.

Ma lascio parlare lei:

“Il concerto era sold-out e Courtney era l’unico membro originario delle Hole presente. E’ salita sul palco alle 20.50 precisa e si è scatenato il pandemonio! Ha iniziato proprio con una cover degli Stones, “Simpathy for the devil” seguita da “Violet”. Il pubblico annoverava tante ragazze giovani, cosa che mi ha in parte stupito, in quanto mi aspettavo di trovare soprattutto 25-35enni che avevano trascorso l’adolescenza ad ascoltare le loro canzoni/spinte magari anche ad imbracciare una chitarra proprio grazie alle Hole.

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Courtney mi è parsa in grande forma, considerati i suoi trascorsi, bellissima in un abito nero ricamato con perline e lustrini e una bandana luccicante, il viso liscio e tirato… La sua passione per il botox non è un mistero!
I suoni ai Magazzini non erano il massimo però e lei stessa se l’è un po’ presa, dicendo che si trattava forse del suo concerto peggiore! Il pubblico era alquanto scatenato, tuttavia le prime file erano poche reattive alle battute di Courtney (l’inglese non è conosciuto come si pensa tra i giovani…) e ad un certo punto ha sbottato: “Are you getting bored? No really, are you bored? ‘Cause if you give me more, we’ll give you more!!!”

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Le hits dell’album “Live through this” hanno fatto cantare tutti, soprattutto “Miss World”, passando ai pezzi forti di “Celebrity Skin” come “Malibu”, “Reasons to be beautiful” e “Celebrity Skin” stessa (e qui è scattato un ripassino degli accordi col suo chitarrista, per altro giovanissimo!). La band che la accompagnava non mi ha fatto impazzire sinceramente, sembravano più degli esecutori che altro… Ma del resto Courtney ha una presenza scenica che basta e avanza.
Una ragazza le ha lanciato una maglietta “non orignale” sul palco, al che lei si è messa a ridere tirandola su e mostrandola al pubblico:”These bootlegs are better than the official ones! It’s like this, Italians do it better! They do better food…sex…and bootlegs!!!”. Ultimo brano ”Samantha”, dal nuovo album in uscita.
La canzone è stata accolta bene e ricorda le prime Hole, Courtney è uscita ringranziando “that was nice, thanks a lot”. Ore 21.50. Dopo un quarto d’ora circa torna sul palco con una coroncina in testa… E scattano le ultime 3 canzoni della serata: “Doll parts”, “Suffer little children” (una cover degli Smiths) e “Northern star”, intonata da tutti come un inno.

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Courtney si inchina ed esce, convinta forse della “freddezza” del pubblico, che un po’ incredulo si incanala verso l’uscita dei magazzini. La sensazione di tutti è lo stupore, io stessa che non pensavo sarei mai riuscita a vedere questa donna in carne ed ossa su un palco, oltre alla grande velocità con cui il tempo è scivolato via cantando una hit dopo l’altra della mia adolescenza. Ci sarà un’altra occasione? Chissà…”

Alla prossima allora!

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AnnaV

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21 febbraio 2010
FABRIZIO DE ANDRE’. LA MOSTRA.

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Avrebbe compiuto settant’anni il 18 febbraio appena trascorso.

Qualche giorno dopo il ricordo dell’anniversario della sua nascita, la storica esposizione a lui dedicata arriva a Roma, al cuore della patria di un artista indimenticabile.

Il precedente successo nel 2008 della mostra genovese ai tempi fu talmente grande da rendere necessaria e fortemente voluta la proroga della data di termine stabilita inizialmente.

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L’allestimento è cura dello Studio Azzurro, un’istituzione nel campo della videoarte e progetti interattivi. Ben oltre la semplice collezione di foto e documenti: un viaggio per le strade della vita, dell’anima, delle canzoni e dei personaggi figli delle parole e delle musiche di Fabrizio.

Cinque sale, ognuna dedicata a un tema che scorre nelle vene dell’opera e dell’esistenza del cantautore e accompagna i visitatori per mano in un’esperienza di forte impatto e valore emotivo.

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Molto più di un percorso: un’opportunità per perdersi e ritrovarsi nell’impronta incancellabile che quest’uomo ci ha lasciato.

Dal 23 Febbraio al 30 Maggio 2010

Museo Dell’Ara PacisLungotevere in Augusta - Roma

Manuwish

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18 febbraio 2010
AUGURI FABER

Per chi viaggia in direzione ostinata e contraria ,
col suo marchio speciale, di speciale disperazione.
E tra il vomito dei respinti muove gli ultimi passi
per consegnare alla morte una goccia di splendore,
di umanità, di verità .”

Smisurata preghiera, Anime Salve, 1996

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Fabrizio Cristiano De André.

Genova, 18 febbraio 1940 - Milano, 11 gennaio 1999

Oggi si ricorda l’inizio di un uomo. E forse una vera fine non c’è mai stata.

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Io mi dico, è stato meglio lasciarci
che non esserci mai incontrati. “

Giugno ‘73, Volume VIII, 1975


Manuwish

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17 febbraio 2010
DISCOBOLANDIA PRESENTA: “BAND OF GYPSYS”

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“Band of Gypsys” è il nome dell’unico album dell’omonima band funk-rock guidata da Jimi Hendrix con il bassista Billy Cox e il batterista Buddy Miles, formatasi subito dopo lo scioglimento della “Jimi Hendrix Experience”. Precisamente è anche l’ultimo album in vita di Hendrix. L’album è stato registrato in 2 notti, precisamente il 31 dicembre 1969 e il 1 gennaio 1970 al Fillmore East ed è stato pubblicato nel 1970 appena 3 mesi prima della morte di Hendrix  il 18 settembre 1970. Nel disco si sentono le influenze del funk e r’n’b, ed anche i testi sono molto diversi dal passato. Inoltre per la prima volta Jimi Hendrix utilizza il potente distorsore chiamato “fuzz face” che potenziava e distorceva ulteriormente il suono della sua chitarra. E’ l’unico album autorizzato dallo stesso Hendrix ad essere stato stampato dalla “Capitol” (per una vecchia clausola contrattuale del 1965).

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In inghilterra l’originale fu stampato dalla “Track Records”, con una particolare copertina che evidenzia le bambole di Jimi Hendrix, Brian Jones, Bob Dylan & John Peel (era un dj inglese ed uno dei primi sostenitori di Hendrix). Questa copertina è denominata “puppet cover”ed è stata ritirata un anno dopo la sua uscita per volere del manager di Hendrix , Michael Jeffery. Fu poi sostituita con un’altra copertina apribile con la foto di Hendrix denominata “Isle of wight cover” e successivamente con una identica, ma non apribile “Isle of wight”. Quella che presentiamo oggi è una rarissima “puppet cover” su Track Records del 1970 stampa uk.Il disco ha raggiunto il 5° posto nelle classifiche usa e il 6° in quelle inglesi.

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AnnaV

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