02 gennaio 2010
LOMOGRAPHY & DIANA+

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Reflex doesn’t mean photographer“.

L’anno nuovo inizia con una citazione rubata ad una delle tee più geniali dell’attuale collezione Monoty Clothes, che prende in giro la mania dilagante tra i giovani modaioli/e o aspiranti tali di sperperare i loro dindi (loro?) in digitali professionali da milioni di vecchie lire. Macchine fotografiche accessorio, al pari di una bella borsa:  in mancanza del monogramma griffato, la sfida si svolge a colpi di obiettivi sempre più grandi e costosi  per sentirci dei gran fighi. Impeccabili, anche nello scatto. E per gli imbranati cronici, c’è sempre l’amico Photoshop.

Io non ho mai smesso di emozionarmi davanti alle foto sfumate e ingiallite, vecchie o nuove e non posso che sorridere e sentirmi davvero immensamente grata a quei due sveglissimi ragazzotti autriaci che una decina di anni fa scovarono in un mercatino le prime vecchie LOMO: piccole reduci sovietiche di Leningrado, compatte e tascabili, con quella lente così luminosa e particolarmente “stonata” che sfornava foto tanto imperfette quanto uniche.

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Fu amore al primo scatto e quella piccola scoperta si trasformò in un progetto di risonanza mondiale.

Così nacque Lomography.

Una scommessa sul passato, ormai un vero e proprio fenomeno di culto grazie al quale altri pezzi storici della fotografia analogica sono tornati nelle nostre mani. Come la Diana, macchina degli anni 60 in plastica del valore di un dollaro, uscita di produzione già nel 70 e comunque stimatissima dai professionisti: un insieme di manopole da girare e leve da spostare da fare invidia al pandino  1000 fire ma che dava molte più soddisfazioni, con immagini dai contorni bui, buffe cadute di luce, sfocature e colori stravolti.

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Oggi riproposta, genuina e fedele ai vecchi tempi, con tanti accessori assurdi e adorabilmente primordiali nei meccanismi che lasciano carta bianca alla sperimentazione e alla fantasia imprevedibile di ogni lomaniaco: la possibilità di creare manualmente scatti sovrapposti con la tecnica pinhole, flash circolari da montare per illuminazioni a “tutto tondo”, un retro-macchina per sviluppare istantanee in pochi secondi stile polaroid, lenti “fish eye” per effetti di distorsione come quando si fissa il pesciolino nella boccia.

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Più che un modo di fare fotografia.

Un vero e proprio stile nel viverla ed amarla.

Don’t think… Just shoot!

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Manuwish

Design, Products, Tech

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Commenti

  1. Sonia scrive:

    E pensare che con la stessa cifra potrebbero comprare bellissime borse che di certo saprebbero meglio come utilizzare. Un vero scempio il dilagare di autoscatti in stile “gita del liceo” dove le reflex prendono il posto delle care vecchie usa e getta.

  2. karenina82 scrive:

    Effettivamente credo sia vero che quella delle reflex e’ diventata un po’ una moda. E sono daccordo con Sonia: possedere una reflex e’ un conto, saperla usare un’altro. Proprio questo mi trattiene dal comprarne una. Non mi sento una esperta, e non aspiro a diventarlo… Queste lomography mi han sempre attirato! Per divertirsi un po’ credo siano sufficienti! Il prezzo?

  3. [...] giorni fa la nostra collega Manuwish ha parlato con vero entusiasmo delle macchine fotografiche Lomography. Beh, se anche a voi leggendo le sue parole è venuta nostalgia per quelle imperfette ma bellissime [...]

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