
“Love me Fender…love me sweet…”
Cosa c’è di più dolce da stringere tra le mani di una Strato dei primi anni sessanta, corpo e manico rovinati da ore di prove e passione … Magari color “Surf Green”, come quella dei Beach Boys da cui prende il nome o la celebre BJ del leader Green Day. (Potrei scambiarla giusto con una Epiphone semiacustica archtop ed un libro speciale, ma forse è meglio tenere a bada la fantasia)

Una storia che dura da 60 anni: 60 anni di mito, di culto assoluto, di immaginario comune che non smette di risuonare nelle teste dei maniaci del genere come in quelle dei profani.
Tutto iniziò nel lontano 1951 dall’idea e dal sudore di Leo Fender, un signore molto lungimirante che voleva cambiare le cose e carte in tavola con l’invenzione di una chitarra elettrica a corpo pieno e due pick up, dal design tanto semplice quanto diverso dagli standard dei tempi… Quella chitarra si chiamava Telecaster e da lì a qualche anno sarebbe finita tra le braccia di geni del rock che non credo abbiano bisogno di presentazioni.


Il fratellino nato nella stesso anno non fece certo meno rumore, considerando che il Precision Bass fu il primo basso elettrico della storia, con tasti sul manico e amplificabile.
Due creazioni che in poco tempo cambiarono il suono, le abitudini e il gusto, i sogni ed il futuro di una generazione e di quelle che seguirono.
Una rivoluzione socio-musico-culturale, che raggiunse il suo apice nel 1954, con le forme morbide e sinuose di una femmina che avrebbe fatto perdere la testa a Jimi Hendrix in persona… la Fender Stratocaster è stata e rimane ad oggi la chitarra elettrica per eccellenza, la più imitata e amata di sempre.

Sembra impossibile pensare che appena uscita la ragazza se la filarono davvero in pochi…se vi dico che uno dei primi ad accorgersi del potenziale fu un giovane di Liverpool che insieme al suo amico Paul fondò la rock band più celebre del ventesimo secolo, vi viene in mente niente?

Nell’epoca degli anni ’00 (dove ancora non si è capito sei il doppio zero sta a significare il vuoto raddoppiato o l’entrata in un nuovo millennio), di un decennio (quasi) di mp3 e Guitar Hero, di case di moda che firmano acustiche che avresti voglia di sbattere al muro in preda al disgusto e non al delirio della performance…Bè, una mostra tributo all’ Elettrica (con la E maiscola) è quasi commovente o forse una reazione naturale di chi di quell’oggetto si è innamorato presto e non ha smesso più.
Il Museo Internazionale della Musica di Bologna dal 12 dicembre al 31 gennaio ci accoglie tutti quanti, senza chiederci niente se non di dimenticarci per qualche ora di playstation, I Pod e chitarre griffate per lustrarci gli occhietti con fotografie e dipinti, riviste ed Lp introvabili insieme alle opere create in onore di questo evento da quotati artisti contemporanei come Marco Lodola, Andy, Nicola Bolla e molti altri.
25 autori rendono omaggio all’ unione perfetta tra arte e musica, il tutto accompagnato da naturalmente da loro… Le protagoniste assolute della favola Fender.







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