KATERINA PLEVKOVA. “I NEED TO EXPRESS MYSELF…”

Grafica, designer e fotografa per Mtv Benelux, ma non solo. Katerina Plevkova, di Amsterdam, 31 anni appena compiuti, è un’artista dalla sensibilità spiccata e dal gusto decadente. Le sue foto mi ricordano Parigi e Praga. Mi riportano alla mente le illustrazioni di vecchie favole e quelle meravigliose giornate di sole in autunno. I colori vividi e sfuggenti mi danno la sensazione di essere dentro la foto stessa. Le parole, i giochi di ripetizioni che rincorrono i contorni del suo viso (il soggetto delle foto è sempre lei) o le ciocche dei suoi capelli, rendono ogni scatto qualcosa di più, come un ibrido a cavallo fra la fotografia e l’arte. Un genere tutto suo, che adoro.

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Come ti descriveresti? Artista? Fotografa? Designer? Non riesco a stare ferma, e non posso fare le stesse cose ancora e ancora… Mi annoio molto facilmente, ma ho sempre trovato qualcosaltro da fare. A volte ho bisogno di fotografare. Ma  amo anche la progettazione e talvolta ho bisogno di esprimere quello che sento e creare, come fosse una specie di terapia. E ‘strano, ma per ogni mio lavoro, o fotografia, o creazione, quando lo riguardo, so esattamente che cosa provavo nel momento in cui l’ho realizzato. E ‘ancora lì. E’ una sensazione che rimane. E aiuta. La mia testa è piena di così tante cose che ho davvero bisogno di organizzare. Questo è il mio modo.

Giochi molto con il tu corpo e la tua immagine… Può sembrare che adoro me stessa, o qualcosa di me, ma in realtà è vero l’opposto. Ho cominciato a fotografarmi in un momento buio, in cui non ero felice di me, della mia vita, di nulla. E mentre io mi odiavo, tutti continuavano a dirmi quanto fosse stupido, e quanto io fossi bella. Allora ho lasciato che fosse l’obbiettivo a catturare la bellezza di cui parlavano, ma che io non riuscivo a vedere. Volevo amarmi. Avevo questa idea nella testa. Ho iniziato a fotografarmi per esprimere quello che sentivo, e per poterlo vedere.

Cosa pensi delle ragazze che ri fotografano per postare le proprie foto su Myspace, o altri blogs? Ogni ragazza ama i complimenti. E posso quindi capire perchè lo fanno. Attirano l’attenzione, i ragazzi le corteggiano, è una cosa legata all’ego. Alcune di queste foto le trovo piuttosto strane, ma va bene così, aiuta ad essere più fiduciosi in se stessi, e questo è sempre un bene. E’ solo il bisogno di approvazione per sentirsi meglio con se stessi. D’altro canto però può anche attirare attenzioni, per così dire “cattive”. C’è forse troppa ingenuità dietro tutto questo.

Come nasce una foto? E come diventa arte? E’ una sensazione che ho. Sento qualcosa e lo devo esprimere. Prendo la macchina fotografica, scatto, provo a catturare questa sensazione e ci lavoro sopra. Porto sempre con me una piccola digitale per non perdere nulla. Mi viene naturale, è una cosa che devo fare… Come respirare penso. Non ho mai pianificato di fare qualcosa, di scattare una determinata foto. Tutto il mio lavoro, la mia arte, sono molto impulsivi. Vengono realmente dal cuore. A volte quando sto lavorando su qualcosa  di commerciale,  devo ritagliarmi delle piccole cose, dei piccoli spazi per esprimere me stessa. Cinque minuti per liberare la mente e poter continuare con il lavoro di tutti i giorni.

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Che peso ha la manipolazione digitale nei tuoi lavori? E quella manuale? Amo entrambe. Mi piace combinare diversi generi di cose. Amo tagliare e incollare sia digitalmente che manualmente. Lo faccio da sempre. Ho cominciato manualmente perchè quando ero bambina non c’erano computer. Ricordo quando avevo cinque anni e a scuola ci fecero ralizzare un collage con delle vecchie cartoline. Mi piacque davvero, e da allora non ho mai smesso. Mio padre diventava matto perchè c’erano sempre pezzetti di carta dappertutto. Mi chiamava “ragazza-carta”. Ma mi esprimevo anche in altri modi. E non si è divertito molto quando ho cominciato a disegnare sui mobili con il rossetto, o, molto peggio, a intagliarli con le forbici. Quando avevo nove anni ho cominciato a realizzare dei lavori per gli amici e i compagni di classe. C’era una certa lista d’attesa… Molti anni dopo è arrivato il computer e questo, ovviamente, ha esteso all’infinito le possibilità.

Cosa è per te la bellezza? La bellezza è deterninata dai gusti personali. E’ ovunque… E anche se suona come un orribile clichè, penso sia vero. Non credo che al mondo ci sia una cosa che non può essere bella. Molte delle cose che definiamo “brutte” in realtà sono così belle. Puoi guardare un pezzo di qualcosa senza senso e sorprenderti di quanta bellezza puoi trovarci… Quanto poi alla bellezza delle riviste, a quell’ideale, mi spaventa. Troppa perfezione non è reale.

E cosa, invece, ti fa chiudere gli occhi per non guardare? Non posso chiudere i miei occhi. Non potrei mai rinunciare a “guardare”.

Infine, sei felice?Un anno fa la mia vita ha iniziato ad avere un senso. E’ come se finalmente io abbia capito chi  sono e cosa vogliono veramente.
Ho capito che ci sono tante cose che mi rendono veramente felice. Piccole cose. Quando vedo un cane che mi guarda, ad esempio,  mi sento imensamente felice. Non riesco a spiegare. Ma  ho capito che non bisogna fare di ogni cosa un dramma. Mi sento bene ora, per me stessa, per le cose che faccio, per la vita che ho, per le persone che mi sono vicine.

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Intervista di Annalisa Varesi da Wait! n° 22

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