• 23 April 2010
    WAIT! INTERVISTA MARGHERITA CASTRIOTA

    Ha contattato la nostra redazione una giovane fotografa romana, Margherita Castriota. Le sue foto, visibili fu Flickr, ci hanno immediatamente colpito per la loro genuinità e “purezza”. Niente photoshop, niente imbellettamenti vari. Solo lo scatto, pulito ed essenziale come è sempre più difficile trovare.

    Abbiamo deciso di scoprirne di più.

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    A. Ciao Margherita, presentati ai lettori di Wait!

    M. Margherita. Vent’anni. Fotografa. Per il resto lascio che siano le foto a parlare per me.

    A. Come nasce la tua passione per la fotografia? Ricordi ancora la tua prima macchina fotografica?

    M. Ho sempre maneggiato macchine fotografiche e telecamere quando ero piccola. Mi affascinava la possibilità di poter immortalare determinati momenti della mia vita. La fotografia mi ha conquistato a 17 anni: ero solita passare molto tempo sul Lungotevere per pensare e stare un po’ da sola e quando iniziai a portare la macchina fotografica di mio padre (una vecchia Nikon coolpix) notai che era cambiato qualcosa: non fotografavo più per conservare quell’attimo per me stessa, ma per comunicare e condividerlo con gli altri.

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    A. Ed ora, che apparecchio fotografico usi?

    M. Da due anni utilizzo una Canon reflex EOS 450D, un’ottima macchina, ma presto passerò all’analogica. Non amo Photoshop e credo sia più importante riuscire a dare il proprio tocco di personalità nello scatto in sé che nella post-produzione.

    A. Parliamo delle tue foto. Usando tre aggettivi io le definirei come pulite, autentiche e familiari. Tu come le definiresti?

    M. È difficile trovare degli aggettivi adatti, penso che le mie foto debbano ancora trovare un’identità ben definita. Tuttavia credo che tu sia riuscita a inquadrare una caratteristica molto importante definendole autentiche e familiari: ossia lo sguardo dolce, a volte malinconico e attento ai particolari con il quale realizzo i miei scatti.

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    A. Sono rimasta immediatamente colpita dall’album fotografico dedicato a Berlino. Berlino o si ama, o si odia. Tu sicuramente la ami. Lo sguardo affettuoso attraverso cui la mostri mi ha davvero colpita. Raccontaci di te e Berlino.

    M. Ho scoperto Berlino l’estate scorsa e dopo un mese me ne sono perdutamente innamorata. È una città giovane, fresca, sicuramente la capitale europea d’eccellenza. Sono tornata d’inverno e nonostante il freddo ho ritrovato con sorpresa lo stesso fascino. Se sei un giovane artista, Berlino è di certo la città più adatta dove trovare l’ispirazione, qualunque sia la propria vena artistica. Con le mie foto ho tentato di cogliere i diversi stimoli che la città offre, dal caldo tepore del mercato domenicale al monumento dell’Olocausto ricoperto dalla neve.

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    A. La fotografia è una passione, o riesce ad essere anche un lavoro?

    M. Parto dal presupposto che non ci sia lavoro migliore di quello mosso da una passione.Pur essendo ancora all’inizio, posso affermare con certezza che lavorare come fotografa è così gratificante e piacevole da rendere difficile il chiamarlo lavoro!

    A. “Reflex doesn’t mean photographer”. Sei d’accordo con questo slogan?

    M. Mai stata più d’accordo. Con l’avvento delle reflex sicuramente la fotografia ha potuto raggiungere alti livelli, ma il rischio più grande è quello di farlo diventare uno strumento di massa come il cellulare o l’ipod, chi non ha o non vuole una reflex al giorno d’oggi? La fotografia sta diventando una moda e questo non fa altro che screditare il vero talento e l’autentica passione.

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    AnnaV

    Interviews, New Talents, Photography

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