Qualche tempo fa vi abbiamo parlato in uno dei nostri post di: The Impossible Project di Polaroid. Oggi ritorniamo a parlare di questo progetto tramite un gruppo di fotografi appassionati di Polaroid. I loro nomi sono Elena Vaininetti( 25 anni, fotografa studentessa di scienze e conversazione dei beni culturali presso l’università di Milano), Anna Morosini ( 23 anni, fotografa e laureanda in lettere presso l’università di Perugia), Andrea Colombo (26 anni laureato in Communication Design presso il politecnico di Milano), Gabirele Chiapparini (30 anni fotografo).
Poche settimane fa mi sono imbattuto per caso nelle foto di Anna Morosini, di Fologno. Mi ha subito colpita e l’ho contattata. Da subito gentile e disponibile Anna mi ha proposto di parlare del suo nuovo progetto, condiviso con altri tre fotografi desiderosi di portare questo modo di fotografare in Polaroid a fare parlare di sè. Questo gruppo di giovani talenti ha deciso di fare un viaggio in Scandinavia tutto documentato con scatti a Polaroid, con un diario di bordo Live tramite un blog e con l’incontro scambio con altri giovani fotografi emergenti locali. L’idea ci è sembrata da subito interessante e WAIT! ha deciso di dare voce e spazio a questo gruppo di talenti, che con questo progetto condividono un po’ anche la nostra filosofia editoriale. Forse ho parlato troppo, meglio che lasci spazio alle parole di Anna e dei suoi compagni di viaggio.
Com’è nato il progetto di questo viaggio?
Il progetto è nato da un’idea avuta in una notte di questo inverno mentre guardavo un film (Fargo, dei fratelli Coen -ndr) insieme a Gabriele, con il quale avevo già parlato della possibilità di mettere in piedi una pubblicazione che racchiudesse in un unico “progetto editoriale” fotografi che ci piacessero, o che fossero in qualche modo accomunati da un tema, un percorso ecc.
La fotografia di quel film ci colpì profondamente…probabilmente lo vedemmo nel momento giusto, nel modo giusto, non so.
A quel punto ci venne voglia di realizzare qualcosa che avesse quel tipo di mood e di orizzonti, che sprigionasse quella geometrica purezza che appartiene solo a determinati spazi e che comprendesse quelle grandi strade vuote.
Pensammo, quindi, ad un viaggio “verso nord”, a come coinvolgere altre persone con le quali condividere il progetto, data l’importanza che aveva per noi la possibilità di trasporre in immagini un viaggio, visto e sentito da quattro punti di vista distinti, aventi caratteristiche marcate e peculiari, ma inseriti in uno stesso spazio ed in uno stesso tempo.
Andrea ed Elena sono stati scelti tra tante persone che abbiamo cercato via web…e ne sono felicissima ed orgogliosa.
A quel punto, tutti insieme, abbiamo definito i particolari: il percorso, i luoghi da visitare, le persone da incontrare ecc..ed abbiamo deciso di avvalerci della presenza di una quinta persona, Cristina, che avrà il compito di tenere una sorta di diario di viaggio consultabile sottoforma di blog durante il percorso, così da rendere possibile il seguirci tappa per tappa.
Come vi siete affacciati alla polaroid, vecchia passione oppure il desiderio di fare qualcosa di nuovo cercare nuovi stili?
Tutti noi ne facciamo un largo uso da tempo, chi da più chi da meno,
utilizzando vari supporti, macchine e formati. Allo stesso tempo, però, subiamo tutti il fascino di questo particolare linguaggio e tecnica fotografica per il suo sviluppo all’aria, sotto gli occhi, irripetibile e un po’ imprevedibile, della pellicola istantanea.
Ognuno di noi ha poi un proprio stile, un proprio modo di scattare.
Lavorare in gruppo, per la prima volta, con questo materiale è stato stimolante ed interessante sin da subito notare come ognuno di noi contribuisse a creare un modo di gruppo, uno stile ibrido che ci appartenesse e rappresentasse tutti.
PROSEGUIAMO DOPO IL SALTO
Perchè proprio il nord Europa come meta della vostra avventura?
Come ho accennato all’inizio, ci siamo ispirati a Fargo. Siamo rimasti affascinati dalla purezza, dalla pulizia degli spazi innevati, dalla -a prima vista- sterile distesa di “nulla” dei suoi scenari, così diversa dai nostri quotidiani orizzonti. Stimolante sarà vedere come ognuno di noi si esprimerà “come su un foglio bianco”, lontano dalle finestre di casa, dalle amiche svestite, dai fiori e gli oggetti sul tavolo della cucina e dai pavimenti del salotto.
La Scandinavia è un posto relativamente vicino (per lo meno abbastanza per un viaggio on the road) eppure visivamente distante dal nostro mondo “usuale”.
Come l’avete strutturata e cosa vi aspettate da questa esperienza a livello umano e professionale?
Dato che nel nostro percorso incontreremo fotografi del luogo, abbiamo dovuto stilare una tabella di marcia piuttosto rigida che, insieme al resto della progettazione, ci ha impegnati a livello pratico e mentale in modo davvero pressante (colgo qui l’occasione per ringraziare i mie compagni – Gabriele in primis- per il loro impegno e per aver supplito alla mia attuale mancanza di tempo e possibilità di occuparmi di tante cose), dovendo programmare da zero itinerario, contatti, mezzi di trasporto, equipaggiamenti, sponsor, collaborazioni, networking, pubblicità ecc ecc
Parallelamente ognuno di noi ha e avrà la possibilità di esprimersi fotograficamente in modo totalmente libero ed istintivo, personale e naturale. Anzi, per quanto mi riguarda questo è uno dei principali punti di forza del progetto: io considero ognuno dei suoi componenti una parte fondamentale ed insostituibile, una valore aggiunto irrinunciabile proprio perché ho stima e fiducia nel loro lavoro.
Siamo un gruppo affiatato e sono certa che ci divertiremo..su quel che verrà dopo, visto che stiamo parlando di qualcosa che in fondo ancora non esiste, posso solo augurarmi di portare a casa le foto del secolo e diventare ricchi e famosi nel giro dei prossimi 9 mesi
Come avete deciso le tappe del viaggio?
Stabilita a grandi linee la zona, le abbiamo scelte in base ai luoghi che ci sarebbe piaciuto visitare e che in qualche modo ricalcavano il tipo di paesaggi a cui ci eravamo ispirati ma anche tenendo conto di dove abitano le persone che incontreremo tra i quali fotografi locali selezionati via internet. Abbiamo scelto queste persone attraverso le loro foto trovate su internet, scelti tra tanti gli abbiamo chiesto se fossero disposti ad offrirci ospitalità per qualche giorno in cambio di una partecipazione nel nostro progetto fotografando con noi.
Cosa avete intenzione di fotografare e come pensate di farlo, come pensate di presentare poi il vostro progetto e come pensate di divulgarlo (parlate del blog ecc ecc)?
Fondamentale in questo progetto è l’impostazione emotiva e personalissima che ha ognuno dei nostri singoli percorsi, inserito ed incanalato in una linea immaginaria, anzi quattro. Non a caso il nome del progetto riprende proprio questa idea:: FOUR LINES.
Ci lasceremo ispirare: dai luoghi, dalle persone. Dal viaggio in sé, dal viaggiare. Dall’andare, dall’andarsene, dall’arrivare. E da tutti i “dove” che troveremo sul nostro percorso.
Cosa rappresenta la Polaroid per voi e che macchina utilizzate solitamente, pellicola digitale nikon o canon?
Io elena e gabriele utilizziamo canon nel digitale. Tutti e tre utilizziamo anche analogico: Polaroid sx 70, EE100, 600
Andrea invece è completamente “anti digitale” (per riportare le parole di Elena a riguardo) e usa solo una polaroid sx 70 e una Hasselblad.
Polaroid è di sicuro un mezzo espressivo molto potente, nella sua apparente semplicità. E’ affascinante, è rischioso, è imprevedibile. Eppure ogni scatto è unico, immutabile, irripetibile. Le dimensioni, il formato, i colori poi…sono ormai assolutamente riconoscibili ed hanno un impatto d’immagine inconfondibile e molto potente. Di certo le vicissitudini del marchio, la nascita di Impossibile Project e la loro partecipazione al progetto ci hanno dato una spinta molto forte nella scelta di utilizzare unicamente questo supporto.
Che differenza c’è tra un set e un esperienza fotografica live, di reportage (sempre che ne abbiate fatte)?
Bè, tutto.
Nel senso, all’interno di un set, anche genericamente inteso come “spazio organizzato” in cui scattare, per quanto si possa rimanere “spontanei” e comunque avere uno stile personale e naturale, non si avrà mai la quantità strabiliante di stimoli visivi, olfattivi, esperienziali, e più di tutto IMPREVISTI, che offre il reportage di viaggio. Per quanto si possa immaginare, studiare, informarsi prima, la “vitalità” intrinseca nello stesso viaggiare e lo scarto che si produce rispetto alla staticità (per quanto articolata) di un set fotografico sarà sempre incolmabile.
Con questo, parlando personalmente, non do’ un giudizio di valore più o meno positivo ad una delle due esperienze. Sono però di sicuro molto diverse e per quanto mi riguarda non mi è mai capitata un’occasione bella e piena come quella che abbiamo costruito in questo progetto per sperimentale la fotografia “on the road”, il che mi rende particolarmente trepidante.
Pensate poi di tenere una mostra?
Assolutamente si. Dovremmo tenere la mostra di anteprima presso il locale del negozio Fabrica di Bologna nel mese di Settembre. A novembre presso la galleria Gatos De Marte di Madrid. E speriamo molte altre a seguire.
Parlatemi di Momaboma, Impossible Project e di tutti i partner coinvolti, come entrano nel vostro progetto a parte la sponsorizzazione?
Ci danno supporto di vario tipo.
Momaboma ha immediatamente compreso e sposato lo spirito del progetto, tanto da accettare di collaborare con noi non solo fabbricando un formato di borse fatto apposta per contenere le nostre macchine fotografiche Polaroid (magari avviandone anche una produzione a se stante se il prodotto piacesse) ma soprattutto, creando delle borse utilizzando nostre foto prodotte in viaggio (foto di scarto, stampe in grande formato, materiale di vario genere raccolto durante il percorso) che saranno quindi necessariamente un’edizione limitata, che verrà esposta e messa in vendita durante la mostra presso Fabrica, a Bologna.
Impossible project ci supporta sul fronte delle pellicole ed offrendoci visibilità sul proprio sito ufficiale.
Fabrica ci segue sin dal principio e ha fatto da tramite per arrivare a coinvolgere Impossible Project, nonché garantendoci pubblicità e supporto di vario tipo (dall’offrirci lo spazio espositivo del negozio, al pubblicizzarci sia sul sito ufficiale di fabrica feautures, sia fuori dal web).
Si è aggiunta anche Apple attraverso un rivenditore di Bologna (Datatrade) che ci fornirà un macbook e alcuni di ipod con funzionalità video, aiutandoci quindi nella gestione del blog e permettendoci di caricare anche contenuti video all’interno del diario di viaggio.
Infine, l’agenzia bolognese SDB si sta muovendo su vari canali per supportarci.
Date di partenza e durata del viaggio
Sarà nel mese di maggio e durerà circa 23 giorni.
Cosa consigliate ai giovani fotografi che come voi vogliono farsi largo?
Sembrerà banale, ma di seguire la propria passione. Per quanto mi riguarda, senza accantonare il resto, senza farsi guidare da emulazione, da miti fugaci, dal successo facile e parziale e accecante che si può avere su internet. Bisogna non aver paura di sbagliare o di non essere abbastanza bravi, bisogna superare il comportamento in base al quale si attribuisce una bella foto ad una bella e costosa macchina. Esempio lampante sono le polaroid, pochi comandi, costo della macchin irrisorio, rislutati unici.
Bisogna essere istintivi e onesti nel fotografare, ma anche seri ed umili nel valutare le occasioni. Impegnarsi, sperimentarsi, mettersi alla prova, essere critici con se stessi ma anche indulgenti. Non farsi fermare dalle opinioni negative che di sicuro arriveranno, né cullarsi troppo a lungo sugli allori dei piccoli successi. Ma gioirne.
Imparare da tutto ciò che si ha intorno, e quindi attorniarsi di persone da cui imparare. Accettare le critiche e dare buoni consigli. Essere aperti al dialogo, ma anche andare dritti per la propria strada.
Gettarsi in progetti folli con lo stesso spirito con cui si fotografa il quotidiano, cercando di intrappolare ogni volta immagini nuove, mai viste.
Andrea: si ragazzi, siate dannatamente sfacciati nel chiedere supporto e maledettamente appassionati.
Cos’è la fotografia oggi con le evoluzioni delle tecniche e della tecnologia?
Il digitale è sicuramente un mezzo fantastico, poiché consente di scattare senza l’angoscia di una pellicola che sta finendo, permette di valutare come “aggiustare il tiro” dopo uno scatto imperfetto, con la possibilità di un’elaborazione dell’immagine in post produzione sicuramente più ampia rispetto all’analogico. Anche il tipo di immagini prodotte è sicuramente diverso, a partire dalla dall’assenza di “grana” (tipica delle foto in analogico). Diciamo che, parlando di immagini prodotte in alta qualità, entrambi i mezzi hanno peculiarità di valore.
Di questi tempi sicuramente l’analogico ha perso piede…in quanto è sicuramente più costoso e più scomodo…ma per fortuna non scompare (ed il nostro progetto ne è la riprova).
Andrea: Aggiungerei solo che con la digitale si è persa l’abitudine di pensare alle foto o lo si fa molto di meno). Come ha ben detto anna si ha il tempo di “aggiustare il tiro” e questa, a mio modo di vedere, è un approccio un pò superficiale che si è diffuso da quando le digitali hanno preso piede: “scatta scatta, tanto al massimo la rifai”. A mio modo di vedere è una foto che perde un pò di sapore, è una foto che perde il suo animo più riflessivo…
(Si, Andrea è il riflessivo del gruppo)
Alla fine del viaggio troverete?
Elena: chi lo sa?
Andrea: spero di trovarmi il dito indice un pò più rosso del solito, motivo? aver premuto quel magico tasto della mia sx70 tante ma mai troppe volte.
Il sito del progetto è questo :www.fourlines.it












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Bella, bellissima intervista…
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