• 29 January 2010
    “NATURAL IS NOT IN IT”: I COLLAGE DENUNCIA DI ALICE ARISU

    Si chiama “Natural is not in it”, come una famosissima canzone dei Gangs of four, e ritrae, con la tecnica mista del collage e della pittura, l’ideale perfetto e stereotipato della famiglia (in particolar modo della donna) del boom economico americano anni’60. L’intento però non è chiaramente evocativo o didascalico…

    Abbiamo fatto due chiacchiere con Alice Arisu, la creatrice di questo interessante progetto, per farci spiegare cosa nascondono i suoi collage, e per capire meglio il messaggio di cui queste opere si fanno portatrici.

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    A. “Natural is not in it”. Titolo di una famosa canzone dei Gangs of four, ma non solo. E’ un messaggio forte, soprattutto abbinato alle tematiche da te affrontate. Come è nata l’idea di questo progetto?

    Al. L’idea è nata proprio dalla canzone, le cui frasi infatti compaiono in tutti i collage. Ne ho notato subito lo straordinario testo ascoltandola di sottofondo al film “Marie Antoinette” di Sofia Coppola. Spesso in passato ero stata colpita da frasi di canzoni, ma mai avrei mai immaginato di farmi stregare da un testo intero, così in linea col mio pensiero, soprattutto con ciò che desideravo comunicare in quel particolare momento: è stato un colpo di fulmine.

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    A. La sperimentazione con il collage mi è sembrata perfetta per rendere una certa “condizione femminile”, quasi appiattita e staticamente perfetta…

    Al. Con la scelta di una determinata tecnica si può dire molto. Ho usato sia foto patinatissime che disegni iperrealistici (tanto da non poterli distinguere) provenienti da pubblicità americane degli anni 60, del boom economico, ritagliandole senza precisione per mantenere la sensazione di qualcosa di “sbagliato”, come quando ci capita di imbatterci in una foto che, non sapremmo dire esattamente perchè, sappiamo essere un fotomontaggio, qualcosa di sì plausibile ma a suo modo sbagliato. Parti dei vestiti e la quasi totalità degli sfondi sono invece dipinti, ad accentuare questa sensazone di irrealtà, di posticcio. Nonostante i colori irrealistici, non ci sono contrasti decisi, c’è appiattimento, “monodimensionalità”.

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    A. Parliamo di donne. Che nei tuoi collage vediamo perfette, sorridenti e “piacevolmente indaffarate”, ma cosa vuoi farci vedere sotto questa apparenza?

    Al. L’intento è proprio quello di matrice “pop-art” di mostrare l’eccesso di qualcosa allo scopo di sconvolgere e fare riflettere. Ammiro molto Claes Oldenburg, che ricorstruiva i piatti tipici della cultura americana (piatti di patatine, hamburger, fette di torta, grossi pezzi di carne) in versione enorme con tessuti plastici, rendendoli disgustosi, inappetibili. Così della figura della casalinga anni 60 (quella appunto della pop art), una volta tolta dal contesto della rivista, della pubblicità, tolte le parole ed i commenti, rimane solo l’immagine desolata di una vita vuota, finta. L’illusione di una felicità “come è stata insegnata” e non concepita personalmente, perchè nemmeno si sa di poterla pensare, un’altra vita.
    www.alicearisu.com

    AnnaV

    Commenti (0) Art, New Talents

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