Egon Schiele allo specchio, 1915
Palazzo Reale riserva sempre delle belle sorprese.
L’ultima è una mostra che ruota principalmente intorno alla produzione, breve quanto intensa, nonchè all’indimenticabile personalità di Egon Schiele. Il piatto forte da solo potrebbe anche bastare ma il contorno non è da meno: dipinti di Klimt, il suo maestro, accanto ad opere di Gerstl, Moser, Kokoschska e altri colleghi contemporanei ricostruiscono il volto dell’Austria di fine ottocento.
Lo sfondo è quello di una Vienna a cavallo tra due secoli, immersa in un momento storico e sociale culturalmente denso e segnato da profondi cambiamenti.
Lo sviluppo della psicoanalisi di Freud, la prima guerra mondiale alle porte ma soprattutto la nascita della Secessione viennese e il ruolo rivoluzionario che questa riveste nell’ambito del design, dell’architettura e della sensibilità artistica dell’Europa intera.
Gli artisti della “Secession” di Vienna, in uno scatto di Moritz Nahr
Un movimento nuovo, di rottura. Un collettivo di teste matte, che si batte non tanto per il rifiuto del passato accademico quanto in nome di un diritto ad esprimersi attraverso ogni forma d’arte al solo fine della creazione, svincolati dalla logica della vendita.
Il pensiero che ne è alla base può star tutto in una frase, incisa all’ingresso del Palazzo della Secessione:
“Per ogni tempo la sua arte. Per ogni arte la sua libertà.”
Autoritratto con alchechengi, Egon Schiele, 1912
Egon Schiele nasce e inizia a dipingere sotto questa nuova spinta, arrivando poi persino a superarla: diventa così uno dei massimi esponenti dell’Espressionismo, grazie a quella carica emozionale profonda e contorta che esplode nel tratto deciso dei disegni e in quell’uso del colore che abbraccia tutte le sfumature delle passioni.
La sua pittura è puro erotismo introspettivo, corpi che parlano il linguaggio dell’anima. Ritratti e autoritratti di consistenza umana e psicologica ineguagliabile.
Della sua vita e della sua persona si è detto di tutto e anche di più. Un’esistenza in fuga, segnata da accuse continue di perversione e dall’esperienza dolorosa e formativa del carcere.
“Ragazza inginocchitata appoggiata sui gomiti”, Egon Schiele, 1917
Sofferenza e crescita professionale vanno di pari passo lungo la stessa strada e anno dopo anno Schiele arriva a quello che sarà definito il punto massimo e ultimo della sua maturazione artistica: la sua produzione viene interrotta bruscamente insieme alla sua vita, stroncata da quella stessa influenza spagnola che qualche giorno prima si portava via anche la sua musa e compagna di vita, Edith Harms.
“Donna distesa”, Egon Schiele, 1917
“La guerra è finita e io devo andare. I miei quadri saranno esposti in tutti i musei del mondo“.
Le ultime parole di un artista che muore a soli 28 anni, lasciando il segno indelebile di una carriera finita troppo presto, dal valore unico.
Dal 23 Febbraio al 6 Giugno 2010
“Schiele e il suo tempo”
Piazza del Duomo, 12
Milano




































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