
Nessun soggetto. Scorci di colore, pattern e fantasie scovati in posti inusitati dall’occhio indagatore del fotografo. Di Isado.


Nessun soggetto. Scorci di colore, pattern e fantasie scovati in posti inusitati dall’occhio indagatore del fotografo. Di Isado.


“I am not a self portrait artist. Just a photographer and a manipulator. And that’s okay. Just as long as you enjoy even one of the pieces I have come up with, my goal is complete.”
Alice.Fan si presenta con queste scarne e significative parole sul suo profilo Flickr. Il suo stile è pulito, incisivo e mai banale. L’abilità nel ritocco fotografico poi le permette di creare dei veri, piccoli capolavori. Arte nell’arte, che le riesce perfettamente.




L’ album di Rosemary* sembra uscito da un libro di fiabe. L’uso sapiente delle luci, distorte ed enfatizzate, contribuisce a creare scenari da favola, in cui non mi stupirebbe veder comparire dietro alla corolla di un fiore, una fata o un folletto.





Capita di trovare un “oggetto privilegiato” per la propria creatività. Nella fotografia in particolare. E fra una bellissime ragazze seminude, gatti che dormono e paesaggi incantati c’è chi dedica la propria passione alla tazza di Starbucks. E come dargli torto? Alzi la mano chi non adora quegli interminabili cappuccini schiumosi.
Di Love Bite’ non sono riuscita a scoprire molto. Sul suo profilo Flickr non è indicato un sito esterno, ne sono presenti altre informazioni, ma vi lascio comunque queste bellissime foto, e quasi quasi vado a farmi un cappuccino!


Una delle cose che più amo del web è che da la possibilità di “arrivare” dove non avresti mai potuto, di “scoprire” cose che altrimenti ti sarebbero state oscure. Flickr rappresenta in pieno questo concetto. Amo perdermi fra le migliaia di photo album, attirata qua e la dalla curiosità e dalla bellezza, guardando con gli occhi di persone che, in caso contrario, non avrei mai avuto la possibilità di conoscere. E fra un salto negli States e uno nel nord Europa questa settimana sono approdata a Milano. Lily of the Valley non è, come lei stessa ci dice, una fotografa, ma non mi stupirebbe se lo fosse. Il suo sguardo del tutto particolare, il suo “mettere a fuoco” semplici oggetti, elevandoli a soggetti di rara bellezza mi ha attratta fin dalla prima occhiata. E incuriosita.
Abbiamo fatto due chiacchiere con lei.

A. Chi è Lily? Definisciti in 5 parole.
L. Vorrei vivere in una biblioteca.
A. Fotografa per lavoro o per passione?
L. Lavoro nell’editoria e semplicemente nel tempo libero mi piace fare foto. Il mio più grande amore sono e saranno i libri ma la fotografia mi rallegra. Devo molto al mio professore di università il fotografo William Willinghton che mi ha aiutato a capire di più questo bellissimo mondo oltre ad avermi seguito pazientemente nella stesura della mia tesi su Elliott Erwitt. Vedo quante più mostre posso, l’ultima che ho visto è stata quella dedicata a Tim Walker il mio fotografo preferito presso la Galleria Sozzani.


A. Io definirei il tuo modo di fotografare delicato, introspettivo e antico. Sei d’accordo con me?
L. La tua descrizione mi fa onore! In realtà non ho mai pensato di avere uno stile ben definito. Certamente non amo le fotografie con colori molto accesi e forti contrasti.
A. Come concepisci i tuoi scatti? Parti già con un’idea in mente, o sono le “cose”, cio che vedi e ti accade ad ispirarti?
L. Non programmo nulla in anticipo. Scatto molto impulsivamente. Se dovessi pensarci troppo perderei l’entusiasmo e diventerebbe noioso. Dipende dai giorni, dalle situazioni, dal mio umore. Fotografo però molto spesso oggetti. Non amo i ritratti, primi piani, fotografare persone in generale.

A. Cos’è per te la bellezza?
L. Non saprei cosa rispondere senza cadere nel banale. Posso dirti ciò che io definisco “bello”: ragazzi che parlano di viaggi nel tempo, un libro vecchio e scritto, il mughetto, le costellazioni, i gufi e i bushbabies, Londra e i giardini di Kensington, lentiggini, i capelli rossi, le canzoni di Simon & Garfunkel, tutto quello che esce dalla mente di Jonathan Safran Foer. Oh, e Daniel Faraday (ndr. personaggio della serie TV “Lost”).

A. Ricordi la tua prima macchina fotografica?Ed ora che macchina usi?
L. Ho usato per anni una Olympus OM10 che usava mio papà. Poi 2 anni fa ho comprato una reflex digitale Nikon D60. Uso photoshop ma nei limiti. Principalmente perchè purtroppo non sono molto esperta di programmi di grafica/ritocco.


Avverto subito i più impressionabili di non continuare a leggere questo post. Ammetto che alcune immagini, in principio, hanno disturbato anche me, ma alla seconda pagina la meraviglia ha avuto la meglio.
Perchè queste foto non possono far altro che lasciare a bocca aperta, stupire e meravigliare. E non c’è photoshop che tenga, madre natura è sempre un passo avanti, e noi non possiamo fare altro che cercare di avvicinarci a tale assoluta perfezione.
Del fotografo MD - MC
Buona visione.





Questa settimana presentiamo una giovane e talentuosa fotografa belga, Sarah Herman. I suoi scatti leggeri e limpidi, le sue lolite nordiche, bionde e sfuggenti (quasi sempre di spalle), quella luce rarefatta e nostalgica mi hanno letteralmente conquistata.
E se non fosse bastato, le sue parole dirette contro la manipolazione e il furto degli scatti d’autore mi hanno definitamente convinta. Lascio dunque parlare lei stessa e le sue foto:
Parole sante. Altre foto nel dettaglio dopo il jump.

Esattamente come mi immagino i paesaggi marini nel nord Europa. Colori lividi, limpidi e appena accennati. Orizzonti lontani e irreali. Un mondo di sogno che non smette di meravigliarvi. Di Anja Mulder, di Groningen, Olanda.
L’ Album nel dettaglio dopo il jump.
Bellissimo photostream dedicato a giocattoli vintage della fotografa americana Christine Edwards.
Sfogliabile su Flickr, naturalmente.

Su Flickr è registrata come Absent Minded Itsaso, ha 17 anni ed è di Pamplona (Spagna). Penso che gli scatti parlino da sè sulle potenzialità di questo talento.




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