Come spesso capita il web, per chi ha la pazienza e la curiosità di cercare, riesce a regalare vere sorprese.
E’ il caso di
useDesign, progetto a cavallo fra arte e design, portato avanti con una passione ed amore rari dal suo creatore, Luca Scarpellini.
Per usare le sue stesse parole:“useDesign non è solo un marchio o un gioco di parole, è la mia filosofia artistica, un messaggio a chiunque cerchi di capire il mio lavoro, ma anche il suo stesso fondamento. Gli oggetti usati, le loro storie sconosciute, il loro passato misterioso che affiora solamente da quell’usura che solo una vita vissuta fra gli uomini può essere in grado di donare, mi aggredisce, mi getta violentemente in uno stato di soggezione e timore quasi reverenziale nei confronti di tante realtà che mi rimarranno precluse per sempre. Il vedere dei graffi o delle ammaccature in un oggetto proveniente da un mercatino delle pulci o da un ferrovecchio fa nascere mille interrogativi: cosa ha passato questo oggetto per finire abbandonato in questa sorta di cimitero? Chi lo ha posseduto e cosa ne ha fatto? Quali sono le motivazioni che lo hanno spinto a non gettarlo infine tra i rifiuti, ma a “salvarlo” in certo qual modo, dandogli la possibilità di una nuova esistenza? Se solo gli oggetti potessero avere occhi per guardare, memoria per conservare, ma soprattutto voce per raccontare…”
Abbiamo fatto due chiacchiere con Luca.
A. Prima di parlare delle bellissime creazioni useDesign parliamo del loro creatore. Chi è Luca Scarpellini?
L. Mmm… Chi è Luca Scarpellini? Se lo sapessi non farei arte! Scherzi a parte, chi sono.. Vediamo, per diversi anni ho recitato in teatro, poi mi sono accorto che la mia vocazione era fare il tecnico luci. Per diversi motivi mi sono allontanato da questo ambito e mi sono dedicato a cinema, televisione e pubblicità come assistente di produzione, ma anche questo settore non mi ha dato altro che stress e tensione decisamente poco salutari. Non da meno è la mia lunga carriera come artista circense! Per 14 anni ho girato tutta Italia, e non, con il mio spettacolo di giocoleria ed equilibrismo! Purtroppo anche in questo settore le cose non stanno andando molto bene e un pochino mi ero stancato di farmi 150mila chilometri all’anno, quindi ho iniziato l’attività di designer/artista, che per ora è la mia principale e unica occupazione.
A. Come sei passato da una laurea in scenografia al “reciclo artistico” (me la concedi come definizione?) di useDesign?
L. I miei studi non partono dalla scenografia, ma bensì da ingegneria meccanica. Per quattro anni ho frequentato il corso di ingegneria meccanica a Forlì, ho pure scritto 250 pagine di tesi in campo aerospaziale, tesi che poi ho pensato bene di regalare ad un amico prima di andarmene deluso dai programmi decisamente poco interessanti e creativi che ero costretto a rispettare. Mi sono allora deciso ad iscrivermi all’Accademia di Belle Arti di Brescia, sede di Rimini, dove mi sono laureato in scenografia e teorie dei mass media.
useDesign nasce prima della laurea e non vede le sue origini dai corsi dell’accademia, ma bensì nasce da un regalo fatto ad una ragazza. La prima opera era una bilancina trasformata in abat-jour fucsia con orologio. Ricordo ancora che l’idea mi venne proprio vedendo la bilancia abbandonata in un mercatino delle pulci e che dovetti girare parecchi rigattieri e mercatini per trovare un orologio che ben si adattasse al foro lasciato vuoto dal timer che avevo dovuto smontare per fare spazio all’impianto elettrico.
A. Come nascono le tue creazioni? Quando giri per mercati e rigattieri alla ricerca della “materia prima” hai già in mente cosa vuoi realizzare, o è l’oggetto stesso che ti da l’ispirazione, modellandosi davanti ai tuoi occhi?
L. Il mio primo lavoro era nato dall’amore, ma anche dalla curiosità su quale fosse la vera natura degli oggetti che ci circonda. Mi sono sempre chiesto se la funzionalità di un oggetto è unica e data dal progettista oppure la possiamo reinterpretare noi a nostro piacimento. In camera mia ho realizzato dei fermalibri per le mensole avvitando ad esse righe e squadre da disegno, ma ho anche pile di riviste che fungono perfettamente da tavolino. La creatività non ha limite e la natura degli oggetti comuni si può stravolgere di continuo. Tornando alla domanda, sì, sono gli oggetti che mi ispirano. Raramente mi capita di recuperare un oggetto di cui non saprò cosa farne. Succede sempre così: vedo un oggetto abbandonato e me lo configuro in mente già con una nuova forma e spesso me lo immagino anche già colorato. Ovviamente poi le lavorazioni implicano scelte e variazioni che dipendono dalla fattibilità o meno dell’idea, ma diciamo che la preparazione teorica di ingegneria e quella pratica fatta sul campo ormai mi hanno dato una certa conoscenza delle lavorazioni e quindi delle possibilità di modificazione.
Ogni lavorazione è curata personalmente e quasi nulla (a parte qualche saldatura particolare o qualche sabbiatura) viene commissionato all’esterno. All’inizio davo ad un amico carrozziere l’incombenza delle verniciature, scelta che si è rivelata poco pratica, uno perché non erano mai fatte come veramente volevo e due per un puro fattore economico, mentre ora ho allestito una cabina di verniciatura in laboratorio e perciò posso lavorare in totale autonomia.
A. Guardando le foto delle tue “sveglie-telefono”, delle “caffettiere-lampade”, degli “sci-appendino”, ecc, ho provato subito una sensazione positiva. Saranno i colori, gli accostamenti, ma il tuo lavoro mi ha suscitato una immediata allegria. Come reagisce di solito la gente di fronte alle tue creazioni?
L. Ti ringrazio per l’apprezzamento, mi fa piacere che i miei lavori suscitino allegria in chi li osserva. Certamente i colori e le forme che rimandano da una parte all’Art Decò e dall’altra all’Art Nouveau contribuiscono a dare un tocco divertente e ludico alle mie creazioni. L’influenza di Jeff Koons, artista che ammiro e seguo da tanti anni sicuramente ha inciso sulla scelta delle tinte metallizzate, lucide e vive, ma anche Rauschenberg e i suoi lavori di trasformazione hanno sicuramente inciso sulla mia produzione. Diciamo che il mio lavoro è una miscela del kitsch di Koons, il recupero di Rauschenberg, il tutto in un contesto di mercato e praticità quotidiana tipico della Pop-Art.
La gente è sempre molto divertita dalle mie creazioni. Viste dal vivo esse suscitano curiosità. La gente si sforza di capire da dove derivano tutti i singoli pezzi che compongono le mie lampade, i miei orologi e i miei appendiabiti e nascono divertenti chiacchierate quando inizio a raccontare tutti i dettagli dei singoli lavori, molti dei quali non sono percepibili a prima vista.
A. Cinque parole per descrivere UseDesign, e cinque per descrivere Luca Scarpellini.
L. Sicuramente le cinque parole più adatte a useDesign sono: semplicità, colore, praticità, amore e allegria, mentre per me non saprei.. Confusione, disordine, amore, simpatia e pazzia probabilmente mi descrivono piuttosto bene.
A. Per finire, progetti per l’immediato futuro? Un piccolo calendario di appuntamenti per i lettori di Wait?
L. Sarò a Milano da metà gennaio a metà febbraio per dei progetti di cui ancora non posso parlare, dal 15 gennaio al 15 febbraio molti dei pezzi useDesign saranno in mostra presso il Rossini Art Cafè di Faenza, in Piazza del Popolo. Ho già in programma una mostra a Forlì per il mese di aprile in concomitanza con una serie di eventi legati al recupero, all’ecosostenibilità e al risparmio energentico e successivamente sarò in mostra a Livorno e Milano. Sul sito www.usedesign.it potrete trovare tutte le informazioni e potete iscrivervi alla mailing list per essere sempre aggiornati sugli eventi che mi vedono coinvolto.