
Nessun soggetto. Scorci di colore, pattern e fantasie scovati in posti inusitati dall’occhio indagatore del fotografo. Di Isado.


Nessun soggetto. Scorci di colore, pattern e fantasie scovati in posti inusitati dall’occhio indagatore del fotografo. Di Isado.


“I am not a self portrait artist. Just a photographer and a manipulator. And that’s okay. Just as long as you enjoy even one of the pieces I have come up with, my goal is complete.”
Alice.Fan si presenta con queste scarne e significative parole sul suo profilo Flickr. Il suo stile è pulito, incisivo e mai banale. L’abilità nel ritocco fotografico poi le permette di creare dei veri, piccoli capolavori. Arte nell’arte, che le riesce perfettamente.




L’ album di Rosemary* sembra uscito da un libro di fiabe. L’uso sapiente delle luci, distorte ed enfatizzate, contribuisce a creare scenari da favola, in cui non mi stupirebbe veder comparire dietro alla corolla di un fiore, una fata o un folletto.




Intervista di Pierpaolo Bironi da Wait!Magazine n°27
Lauren Withrow è una ragazza americana che vive in Texas in una cittadi- na chiamata Mckinney e da sempre ha una passione: fotografare. E’ la fotografia a scandire la sua vita, le sue emozioni, fino alla decisione di realizzare un progetto davvero singolare: immortalare sulla pellicola un anno di se stessa, con uno scatto al giorno per 365 giorni. E lo ha fatto sul serio. Le sue foto crescono di qualità con il passare dei giorni, e lei comincia a perfezionare il suo stile passando attraverso corsi di fotografia e certezze professionali. Questo talento e le sue doti sono state notate da molti in rete e WAIT! che da sempre, per filosofia, vuole essere talent scout e “amico” dei giova- ni artisti, ha deciso di rintracciare questa pro- metente fotografa free lance e farle qualche domanda, sicuro che presto si sentirà parlare di lei.

P. Lauren parlaci brevemente di te e del tuo sogno.
L. Ho la passione della fotografia da sempre e sogno di poter, con i miei scatti, mostrare il mio mondo di emozioni. Vorrei diventare una fotografa affermata e creare un mio stile, che possa essere a sua volta di influenza per altri giovani artisti. La fotografia è unʼestensione di tutto il mio essere, di quello che sono. E’ proprio da questo che è partito il progetto “365”: rappresentare senza alchimie, senza sotterfugi, senza filtri, la vita di una persona. In questo caso la mia, non per essere al centro dellʼattenzione o perché sono narcisista ed egocentrica, ma semplicemente perché è più semplice rappresentare me stessa che qualsiasi altro.
P. Quando scatti cosa pensi, cosa vedi nella tua testa?
L. Non te lo posso dire con precisione perché passano una miriade di pensieri che si accumulano e si traducono poi nello scatto finale.

P. Che tecniche utilizzi per comporre una foto, se ce ne sono?
L. Nessuna tecnica. Cerco di catturare un momento, di imprigionare un istante. Mi concentro solo su quello. Eʼ tutto automatico, le variabili sono il luogo in cui mi trovo, la situazione ed il tipo di immagine che mi trovo davanti.
P. Ti ispiri a qualche modello?
L. In realtà a nessuno, cerco di fare qualcosa di nuovo e bello. Diverso da tutto.

P. Chi è per te Lauren Withrow?
L. Una ragazza con tanti sogni e con una passione infinita per la fotografia.
P. Professionalmente sei nata da poco, sei una free lance, parlami dei tuoi progetti.
L. Ho studiato fotografia per due anni: un corso di foto in studio e uno di digitale. Sto cercando di organizzare un nuovo portfolio e una mostra che però ora è lon- tana. Recentemente ho inaugurato il mio sito ufficiale: www.laurenwithrow.com.


P. Cosa consigli a chi, come te, vuole sfondare e magari ha perso le speranze?
L. Consiglio di non perderle. Di crederci, e continuare per la propria strada. Fare foto su foto seguire un progetto e portarlo a termine, trovare un modo di farsi cono- scere e farsi vedere senza paura, il resto, se si è bravi e si ha talento viene da sè.
P. Cosa ti aspetti dal futuro?
L. Spero di migliorare, di diventare veramente una fotografa professionista. Vorrei trovare il mio stile e trasmetterlo ad altri, suscitare pensieri ed emozioni con i miei scatti e crescere nella qualità delle mie foto. La cosa certa è che non voglio essere un granello di sabbia disperso nel mondo. Voglio distinguermi, ispirare, diventare grande.
Noi di Wait! non possiamo che farle il nostro più grande “in bocca al lupo”.
Ormai l’attenzione che le aziende dedicano alla fotografia analogica non ci stupisce più. Si trova praticamente di tutto: fish eye, filtri bruciati, distorti, flash e lenti colorate. Quasi che questo campo volesse ritagliarsi un ruolo più giocoso all’interno della fotografia “seria”, che ormai è di prerogativa di costose e bellissime reflex.

Ci piace quest’aria semiseria, questo sentimento old school di imperfezione e vera unicità. E ci piacciono tantissimo queste pellicole “Mr. Stripey 100″. La particolarità? Sono lavorate con delle sovraimpressioni che nello sviluppo rivelano delle divertenti e bellissime fantasie colorate e decisamente anni ‘80.



Il prezzo? 12 euro. Il giusto per uno shooting con gli amici. Se le provate fateci sapere! Le potete acquistare qui.

Una delle cose che più amo del web è che da la possibilità di “arrivare” dove non avresti mai potuto, di “scoprire” cose che altrimenti ti sarebbero state oscure. Flickr rappresenta in pieno questo concetto. Amo perdermi fra le migliaia di photo album, attirata qua e la dalla curiosità e dalla bellezza, guardando con gli occhi di persone che, in caso contrario, non avrei mai avuto la possibilità di conoscere. E fra un salto negli States e uno nel nord Europa questa settimana sono approdata a Milano. Lily of the Valley non è, come lei stessa ci dice, una fotografa, ma non mi stupirebbe se lo fosse. Il suo sguardo del tutto particolare, il suo “mettere a fuoco” semplici oggetti, elevandoli a soggetti di rara bellezza mi ha attratta fin dalla prima occhiata. E incuriosita.
Abbiamo fatto due chiacchiere con lei.

A. Chi è Lily? Definisciti in 5 parole.
L. Vorrei vivere in una biblioteca.
A. Fotografa per lavoro o per passione?
L. Lavoro nell’editoria e semplicemente nel tempo libero mi piace fare foto. Il mio più grande amore sono e saranno i libri ma la fotografia mi rallegra. Devo molto al mio professore di università il fotografo William Willinghton che mi ha aiutato a capire di più questo bellissimo mondo oltre ad avermi seguito pazientemente nella stesura della mia tesi su Elliott Erwitt. Vedo quante più mostre posso, l’ultima che ho visto è stata quella dedicata a Tim Walker il mio fotografo preferito presso la Galleria Sozzani.


A. Io definirei il tuo modo di fotografare delicato, introspettivo e antico. Sei d’accordo con me?
L. La tua descrizione mi fa onore! In realtà non ho mai pensato di avere uno stile ben definito. Certamente non amo le fotografie con colori molto accesi e forti contrasti.
A. Come concepisci i tuoi scatti? Parti già con un’idea in mente, o sono le “cose”, cio che vedi e ti accade ad ispirarti?
L. Non programmo nulla in anticipo. Scatto molto impulsivamente. Se dovessi pensarci troppo perderei l’entusiasmo e diventerebbe noioso. Dipende dai giorni, dalle situazioni, dal mio umore. Fotografo però molto spesso oggetti. Non amo i ritratti, primi piani, fotografare persone in generale.

A. Cos’è per te la bellezza?
L. Non saprei cosa rispondere senza cadere nel banale. Posso dirti ciò che io definisco “bello”: ragazzi che parlano di viaggi nel tempo, un libro vecchio e scritto, il mughetto, le costellazioni, i gufi e i bushbabies, Londra e i giardini di Kensington, lentiggini, i capelli rossi, le canzoni di Simon & Garfunkel, tutto quello che esce dalla mente di Jonathan Safran Foer. Oh, e Daniel Faraday (ndr. personaggio della serie TV “Lost”).

A. Ricordi la tua prima macchina fotografica?Ed ora che macchina usi?
L. Ho usato per anni una Olympus OM10 che usava mio papà. Poi 2 anni fa ho comprato una reflex digitale Nikon D60. Uso photoshop ma nei limiti. Principalmente perchè purtroppo non sono molto esperta di programmi di grafica/ritocco.

Quando il “vecchio” è capace ci accogliere il “nuovo” così bene.

Location: Sidney
Pic by Loveroni via Flickr
Avevo già visto alcune di queste foto della Spring 2010 Campaign di Hermes, ma guardandole singolarmente non avevo notato il sottile fil-rouge che le lega: il mondo delle fiabe.

E se, certo, identificare Cenerentola nella ragazza che perde la scarpetta è semplice, il legame con altre storie è più sottile e a mio parere davvero intelligente e azzeccato. E’ come se il fotografo Paolo Roversi ci dicesse: “Chi ha orecchie (occhi in questo caso sarebbe meglio) per intendere, intenda, altrimenti godetevi queste bellissime foto”.
Noi, in ogni caso, ce le guardiamo e godiamo.





Photos via: Fubiz
Perchè dopotutto ancho loro sono esseri umani… Oppure no? Chissà cosa ne pensa la Marvel. Del fotografo canadese Ian Pool.






Per descrivere il “mondo fotografico” di Diana Debord potrebbero essere usate tante parole. Le migliori, per me, sono quelle che lei stessa usa per i nomi delle sue gallery: “Season of the witch“, “Ophelia’s Dream“, “Lunar“, “Sur Les Fantomes“… Ed è davvero un mondo onirico il suo, a cavallo fra favola e incubo, dove lei stessa si muove come una Alice in Wonderland gotica e misteriosa. Abbiamo scambiato due chiacchiere.

A. Raccontami qualcosa di te. Chi? Dove? Come? Perchè?
D. Mi chiamo Diana e sono nata in un orwelliano 1984. La città nella quale sono nata e cresciuta è Novara (città che dorme ma non sogna…). Ho iniziato a fotografare per rispondere all’esigenza di esprimermi e comunicare con le altre persone tramite i miei lavori.
A. La tua prima macchina fotografica? La ricordi?
D. La mia prima fotocamera mi fu regalata quando avevo all’incirca 8 anni. La conservo tutt’ora come ricordo di un periodo in cui quella scatoletta nera mi si svelò per ciò che era: non un giocattolo ma uno strumento magico, capace di intrappolare semplici oggetti, animali, volti, alberi, rendendoli immortali e particolari.

A. Ed ora, qual’è il tuo strumento privilegiato per fotografare?
D. Ho riscoperto la fotografia circa 4 anni fa, e da allora la mia passione è cresciuta di pari passo con l’esigenza di sperimentare. Per questo utilizzo sia digitale che analogico, prediligendo quest’ultimo perchè lo considero un mezzo più immediato e affascinante. Oltre ad una reflex a pellicola che utilizzo principalmente per scatti in bianco e nero, sperimento con alcune macchine Lomo come Holga, Fisheye, Supersampler e la mia adorata Polaroid degli anni’80. Il digitale lo uso soprattutto per gli autoscatti, e per far risaltare i colori che per me sono importantissimi.

A. Definisci in cinque parole le tue fotografie.
D. Sognanti, eteree, colorate, decadenti, spontanee.
A. Da chi/cosa trovi ispirazione nel tuo lavoro?
D.Trovo ispirazione sia dalla vita quotidiana (concetti, sogni, sensazioni, esperienze) che nell’arte, nella quale mi circondo il più possibile: i miei artisti preferiti sono Gustav Klimt, Alfons Mucha e i Preraffaelliti.

A. Cos’è per te la bellezza?
D. Credo che il significato di bellezza sia molto più profondo di quello che ogni giorno i media ci presentano. La bellezza per me non è ovvietà o perfezione estetica; al contrario eccentricità, naturalezza, spontaneità, e una certa “stranezza nelle proporzioni” per citare Bacon.
A. La soddisfazione più grande, per ora, del tuo lavoro?
D. Fino ad ora ho partecipato a numerosi progetti e mostre, ma le più grandi soddisfazioni sono sicuramente la partecipazione con alcuni miei lavori al libro “Poetic Terrorism” - una raccolta di autoritratti di 37 artiste da tutto il mondo; la collettiva “Bruciare i ponti della ritirata” in omaggio a Majakovskij e la mia prima mostra personale intitolata “Il Sogno di Ofelia”.

A. Come ti vedi da qui a 10 anni?
D. Da qui a 10 anni spero di avere ancora tanta voglia di creare e sperimentare, magari prendendo strade differenti da quella odierna ma mantenendo sempre la capacità di sognare.

copyright © Wait! 2009