Posted by Annalisa K. Varesi

Pensate ad una televisione d’attualità e di informazione, una televisione veloce e interattiva, sempre nuova e mai banale. Pensate a quello che vorreste vedere in un canale tv, e datevi da fare, telecamera alla mano, perché da oggi la televisione la fate voi. Sembra utopia, ma è già realtà dopo il lancio, lo scorso 8 maggio, della versione italiana di Current, la web tv creata dal Premio Nobel Al Gore. La formula è semplice quanto geniale: integrare il lavoro di una tradizionale redazione dando a chiunque la possibilità di realizzare filmati, clip e reportage (chiamati POD), facilmente pubblicabili sul sito web www.current.it , e scelti, per la messa in onda, direttamente dagli utenti dello stesso sito. Niente curricola. Qui contano la creatività e il talento.
Un progetto che a noi di Wait! piace da impazzire. Non potevamo non cogliere l’occasione di fare due chiacchiere con il direttore di Current Italia, Tommaso Tessarolo.
Parlaci di CURRENT TV. Come la definiresti? Cosa la differenzia da una TV tradizionale?Current è un progetto unico al mondo nel suo genere. E’ un mix quasi perfetto tra Net + Televisione. Una unica piattaforma che integra le dinamiche del web con l’immediatezza e la qualità di un prodotto televisivo.
Come mai la scelta dell’Italia, prima degli altri paesi europei? Credi che il pubblico italiano parteciperà favorevolmente alla richiesta di interattività su cui si basa CURRENT TV?La scelta dell’Italia è stata prevalentemente dettata dalla grandissima tradizione nel campo del video unita all’incredibile attività online che nel nostro paese, nonostante tutto, è ai vertici a livello mondiale. Non ultima la presenza in Italia della piattaforma SKY già distributore di Current in Inghilterra. Il pubblico Italiano ha cominciato sin dal primo giorno a rispondere in maniera incredibile alle nuove possibilità espressive offerte dalla piattaforma Current: centinaia i video ricevuti il primo mese tramite il sito Internet (molti dei quali sono stati già acquistati per la messa in onda), addirittura migliaia le news che la comunità ha segnalato sul nostro Social Network, il primo del genere in Italia.
Non pensi che l’appoggio a SKY, come a qualunque altra piattaforma televisiva, comporti, in un certo senso, un sacrificio alla piena “libertà” del progetto? O è un compromesso accettato per riuscire a giungere anche dove una webtv non potrebbe arrivare?Viviamo in un epoca dove il paradosso TV e Internet è già evidente: i giovani sono in Rete, spendono li la maggior parte del loro tempo per informarsi, intrattenersi, socializzare. La distribuzione di un prodotto TV su Internet è assolutamente alla portata, il pubblico potenziale enorme. Mancano però due passaggi fondamentali perché la NetTV diventare una vera alternativa al classico broadcasting: innanzi tutto manca una piattaforma unica, condivisa e sufficientemente flessibile per distribuire la TV in rete, manca quindi una comprensione della portata del fenomeno da parte degli investitori pubblicitari. Mancano quindi oggi ancora le basi tecnico/economiche perché la NetTV possa effettivamente funzionare. L’unica piattaforma semplice, accessibile e che non costringe gli editori a mirare solo all’audience quanto alla qualità del prodotto è la PayTV, in Italia SKY. E questo non è un limite ma una grande opportunità, senza condizionamenti ne censure. Personalmente non vedo neanche il fatto che SKY sia a pagamento come un problema: semmai lo è il fatto che tutti noi si sia costretti a pagare più di 100 euro ogni anno per il canone RAI.
In un progetto così innovativo, anche la pubblicità ha delle regole tutte sue, giusto?In parte. La pubblicità lavora su binari classici con commercial e sponsorizzazioni: prodotti semplici da far digerire ad un utenza pubblicitaria tradizionale. Per chi vuole innovare e raggiungere il target in maniera completamente diversa con un grado di coinvolgimento mai sperimentato prima Current propone la formula VCAM: pubblicità generata dalla comunità di video maker. In pratica un brand può venire dal canale, chiedere l’apertura di un contest chiedendo di attivare la comunità di video maker per creare uno spot pubblicitario dal basso. Il produttore indipendente che vince il contest viene pagato, il brand in cambio ha uno spot mediamente di grande qualità a basso costo.
Il POD più divertente e assurdo che finora ti è capitato di vedere?Ce ne son tanti, ma la famiglia Current Cucina regala delle sorprese veramente incredibili. Abitudini culinarie da tutto il mondo con le scoperte più strane come in Cina dove in un Pod viene mostrato uno splendido ristorante che sembra uno ZOO, animali vivi in bella mostra pronti per essere scelti dai clienti e quindi cucinati e serviti a tavola.
La televisione è il tuo lavoro. Hai ancora tempo per guardarla? Quali sono i tuoi programmi preferiti? E cosa proprio non puoi sopportare?Si la guardo, spesso e volentieri. Come ho detto più volte però non riesco ormai più a stare al passo dei palinsesti lineari, manco con estrema puntualità tutti gli appuntamenti. Vedo quindi TV registrata con il mio PVR, prevalentemente serie TV americane (Lost, 24, Heroes,…) programmi di approfondimento (Report, Matrix, Ominbus, …) e un po di sano sport. Non sopporto la TV che sfrutta l’ignoranza o le facili emozioni per fare intrattenimento di bassa lega: e qui è difficile fare esempi perché stiamo parlando del 70% della programmazione della TV generalista.
Immagina la tv fra vent’anni. Come la vedi? E tu, come ti vedi?La TV tra 20 anni sarà cambiata tantissimo per quanto riguarda la tecniche produttive ed i sistemi distributivi. Tutto sarà digitale, leggero, trasportabile, on demand. I formati non credo che verranno stravolti: le regole fondamentali su come si confeziona un buon prodotto TV rimarranno sempre le stesse. Se andiamo avanti cosi comprimeremo ancora di più le durate, misceleremo i generi e renderemo tutto multi-interfaccia dove l’esperienza potrà viaggiare tra un media ed un altro a costituire un unico flusso d’intrattenimento. Io tra 20 anni mi vedo in altre faccende affaccendato: meno tecnologia più tempo libero.
Intervista di Annalisa Varesi da Wait! n° 22