• 23 March 2010
    DISCOBOLANDIA PRESENTA: “BLACK SABBATH”

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    I Black Sabbath sono una band inglese, formatasi a Birmingham nel 1968. Nonostante siano stati classificati come band hard rock, il bassista, Geezer Butler, definiva il loro genere un “blues pesante e distorto”, ma in verità sono considerati tra i primi gruppi della storia  heavy metal, perchè hanno contribuito alla nascita ed allo sviluppo del genere e moltissime band metal sono state influenzate dai Black Sabbath. La formazione storica era composta dal cantante Ozzy Osbourne, il chitarrista Tony Iommi, il bassista Geezer Butler e il batterista Bill Ward. Nel tempo ci furono molti cambi e l’unico a rimanerne componente fisso sino ai giorni nostri è Toni Iommi. Il nome della band prese vita da un idea di Butler che, appassionato di horror, aveva visto il film di Mario Bava del 1963 “I tre volti della paura”, che nella versione inglese si chiamava appunto “Black Sabbath”. Il loro album d’esordio è l’omonimo  “Black Sabbath” pubblicato in inghilterra il 13 febbraio del 1970. Il suono è una miscela di progressive blues, psichedelia tenebrosa ed heavy metal, intervallati da riffs di chitarra distorta. I ritmi sono lenti ed inquietanti, le atmosfere da film horror. Il fascino per l’oscurità ed il mistero hanno attirato molte critiche al gruppo, ma nonostante ciò il disco è un album seminale che ha aperto nuove strade grazie ad un sound unico ed inconfondibile. I lavori che seguiranno saranno completamente diversi da questo.

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    La prima edizione in vinile, che è anche la più rara, è stata stampata in  Inghilterra nel 1970 con copertina apribile, raffigurante una strega su sfondo tenebroso, la label raffigura una vertigo “swirl”, cioè una spirale bianco e nera. Un errore ortografico all’interno della copertina (viene riportato erroneamente “Ossy Osbourne” al posto di “Ozzy Osbourne”) contribuisce a renderla di culto. Il disco ha raggiunto la 1° posizione nelle classifiche inglesi e la 23° in quelle americane. Da ricordare che nell’edizione americana  il brano “Evil woman” è sostituito da “Wicked world”.

    AnnaV

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    19 March 2010
    DISCOBOLANDIA PRESENTA: “THE ROLLING STONES”

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    “The Rolling Stones” è il primo album della omonima band inglese. E’ composto complessivamente da 12 canzoni 9 di esse sono cover. La canzone “Tell me”  composta dal duo Jagger/Richards è una ballata semiacustica, tradotta in seguito dal gruppo beat “Equipe 84”. Le ultime due sono composte da Nanker Phelge, lo pseudonimo usato per le canzoni composte in gruppo. Il disco fu registrato a Londra tra gennaio e febbraio 1964 nei “Regent Sound Studios” e pubblicato in Inghilterra il 17 aprile del 1964, raggiungendo la prima posizione nelle  classifiche inglesi. Negli Stati Uniti usci nel  maggio 1964,  con il titolo “England’s Newest Hitmakers” e raggiunse l’11° posizione  in classifica.

    La prima edizione in vinile della rarissima stampa mono inglese, riporta sia sulla label del vinile che nel retro di copertina la canzone “Mona” al posto di “I need you baby” oltre ad altri due  clamorosi errori……..Il brano “You can make it you try” invece di “You can make if you try” e i crediti  di “Can i get a witnes”  a Holland-Bozier  invece che correttamente  a Holland-Dozier. Questo ultimo errore è riportato anche sulla label.

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    Queste  particolarità sono presenti solo nelle prime copie e  fanno si che l’album sia considerato una vera prelibatezza da collezionista. Bisogna ricordare che questa è la prima copertina in assoluto con  la foto del gruppo, senza nessun nome e titolo, oltre alla indiscussa certezza che sia uno degli albi più “andrenalinici” della storia della musica, progenitore di un genere che  in seguito prenderà il nome di brit-pop, attigendo dalla musica nera mescolando e rinventando il bleus americano, consacrando i giovanissimi musicisti del gruppo.

    Nascevano i Rolling Stones… Devo aggiungere altro?

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    AnnaV

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    12 March 2010
    HAPPY BIRTHDAY TO “THE VELVET UNDERGROUND & NICO”

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    12 Marzo 1967.

    E da lì in poi la musica non sarebbe stata più la stessa.

    Quando un vera “alternativa” c’era, loro hanno saputo afferrarla e farne una bandiera, sventolata silenziosamente almeno all’inizio ma in modo piuttosto efficace sul lungo termine.

    Lou Reed insieme all’amico Sterling Morrison incontrano il gallese John Cale: a loro si unisce  Angus Mc Lise, che in seguito sarà sostituito da una donna, la  batterista Maureen Tucker.

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    Nell’America degli anni 60 nascono i primi pezzi dei Velvet Underground, ancora ben lontani dalle sale di incisione: suonati faticosamente in pubblico, ostacolati di continuo dalla censura di una nazione che ancora non è pronta ad accettarli o meglio, a farlo alla luce del sole.

    Quasi sconosciuti, cadono sotto l’occhio attento e visionario di Andy Warhol. E’ lui che li nota e se li prende sotto l’ala. Disegna per loro una copertina che è subito scandalo: niente di più appropriato per un gruppo che appropriato non lo è affatto. Mette Nico (ai tempi compagna di Brian Jones, fondatore dei Rolling Stones) al loro fianco e l’avventura cominciò così.

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    Due giorni di registrazioni.

    100 copie, 100 soltanto vendute al momento della pubblicazione.

    Quarantatre anni dopo l’album sarebbe stato messo dalla rivista Rolling Stone al 13° posto tra i 500 dischi migliori di sempre.

    Sunday Morning” è un dolce benvenuto che ti accoglie nell’ascolto di un album senza precedenti.

    Groviglio di suoni e angoscia.

    Rumori di fondo di una New York tossica e devastata, sotterranea (come il gruppo stesso si definisce, anche nel nome). Il suono del lento sprofondare di una metropoli di individui soli, verso una fine che è l’unica possibile.

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    Non c’è protesta, nessun ideale o possibilità a cui aggrapparsi.

    La musica dei Velvet Underground era claustrofobicamente immersa in ambienti opprimenti. La musica dei Velvet Underground era una medicina per sopravvivere in quegli ambienti.”

    “I Velvet Underground intonarono sia l’apologia trionfale sia il lamento funebre di questo mondo terribile e seducente.

    (A History Of Rock Music, Piero Scaruffi, 2009)

    11 tracce paranoiche e da togliere il fiato:  ansia che soffoca, ti rapisce e ti fa perdere insieme a quelli che già si stavano perdendo.

    E alla fine pensi che comunque, non potresti chiedere di meglio.

    Manuwish

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    09 March 2010
    DISCOBOLANDIA PRESENTA: DOORS “STRANGE DAYS”

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    Il disco di cui parliamo oggi più che una rarità è una vera e propria leggenda: l’album in vinile mono di stampa americana “Strange Days” dei Doors. Questo è il 2° album del gruppo pubblicato nel settembre 1967, registrato negli studi “Sunset Sound Recorders” e prodotto da Paul Rothchild. Questo disco è considerato da molti il miglior lavoro dei Doors. Tra le tante bellissime canzoni tipo “Strange Days”,”People are strange”,”Unhappy girl”, è presente anche “Moonlight drive” una delle primissime canzoni scritte da Jim Morrison che è anche nel primo demo registrato dalla band nel 1965 “The Doors originals acetate demos”. L’album raggiunse la 3° posizione sia nelle classifiche americane che inglesi e divenne prima disco d’oro e poi disco di platino, ma nonostante ciò il produttore dichiarò che l’album fu un mezzo flop, perchè la mancanza di un singolo di successo non permise al disco di bissare il successo del 1° album e dunque a spingersi alle 1° posizioni delle classifiche: il singolo “People are strange/Unhappy girl” si piazzò al 12° posto delle charts e “Love me two times/Moonlight drive” addirittura al 25° posto. Come dicevamo all’inizio questo disco in vinile nella stampa mono americana è veramente una leggenda. “Goldmine”, un famoso record’s collectors valutò alcuni anni fa questo vinile circa 600 $. Egli pero’ considerò solo le copie con sigla “eks” (la stragrande maggioranza di quelle pressate dalla Decca, non considerando che esistono anche altre, rarissime copie con sigla “ekl” seguite dalla scritta “mono” su etichetta del vinile Elektra Oro, che acquistano un valore di gran lunga maggiore.

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    AnnaV

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    01 March 2010
    DISCOBOLANDIA PRESENTA: THE WHO – “MY GENERATION”

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    “My generation” è l’abum d’esordio degli Who. Fu pubblicato in Inghilterra nel dicembre del 1965 e negli Stati Uniti ad aprile del 1966 sotto il nome di “The Who sing my generation” (questa stampa americana però aveva una copertina diversa, con gli Who davanti al Big Bang ed una track list leggermente diversa dall’edizione inglese). L’album è considerato uno dei più importanti della storia del rock e anche uno dei miglior debutti di sempre. Il disco e’ veramente esplosivo ed è l’esempio migliore di amalgama mod / pop/ r’n’b mai registrato. All’epoca della sua pubblicazione la potenza delle chitarre e della batteria non avevano precedenti, tanto da stabilire nuovi standard per il rock. Ma non solo: gettò infatti le basi per il punk inglese  che esplose circa 10 anni dopo. “My generation” , la title-track, è un esempio di cruda potenza e aggresività, e come dicevamo presagì l’avvento dell’ heavy metal e del punk. “The kids are alright” invece, pur mantenendo il ritmo di guida degli Who è un pop sofisticato che alterna parti armoniose ad altre con distorsioni generate dalla chitarra di Pete Townshend, il tutto accompagnato da una melodica cadenza vocale. L’album ha anche delle forti influenze r’n’b che si possono ascoltare nelle due cover:”I don’t mind” di James Brown e  “I’m a man” di Bo Diddley.

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    La copia che presentiamo oggi è una rarissima prima stampa inglese mono stampata dalla “Brunswick” nel 1965 con la copertina laminata che raffigura gli Who in mezzo a fusti d’olio. Questa è la primissima edizione, riconoscibile perchè sulla label ha la data a destra del foro e non in basso come le successive stampe (anch’esse cominque rare). Questa edizione è una vera “chicca” per i collezionisti di tutto il mondo proprio per la sua scarsissima reperibilità. Potremmo definirla “un’edizione in via d’estinzione”. Nonostante gli Who in un intervista che rilasciarono qualche anno dopo il loro debutto dissero che “My Generation” fu un lavoro registrato velocemente e non rappresentava le loro reali potenzialità in quella fase artistica, l’album è un vero capolavoro che neanche i stessi Who riuscirono mai a superare. Nel 2003 la rivista R0lling Stone lo collocò al 236° posto nella lista dei migliori 500 album di sempre. Non possiamo che esserne pienmente d’accordo.

    Lo trovate in vendita nello shop online Discobolandia a 600 euro.

    AnnaV

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    23 February 2010
    DISCOBOLANDIA PRESENTA: BEATLES “ABBEY ROAD”

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    “Abbey Road” pubblicato nel 1969 è l’ultimo album registrato in studio dai Beatles ed è in gran parte una registrazione live, perlopiù brani inediti con importanti rielaborazioni in studio. I quattro Beatles all’epoca delle registrazioni erano impegnati con lavori da solisti e problemi personali, come il tunnel dell’ eroina per John Lennon. Per questi motivi partecipavano pochissimo alle sessions e si pronosticava che il lavoro finale fosse un disco mediocre, invece divenne un grandissimo album e una vera pietra miliare del pop e progressive. Il lato b è costituito quasi interamente da un lunghissimo medley (una o piu’ canzoni suonate una dopo l’altra senza interruzioni)  e questo per l’epoca era una vera idea rivoluzionaria. La maturità compositiva raggiunta da Harrison e l’abile utilizzo del “Moog” (sintetizzatore analogico) fecero di questo album un vero capolavoro. Anche la copertina contribuì al successo: sulla cover figurano i 4 beatles attraversare le striscie pedonali in “Abbey Road” la strada dove si trovavano i studi di registrazione. Diversi elementi di questa foto contribuirono ad alimentare “la leggenda della morte di Paul McCartney”, per esempio che Paul fosse l’unico scalzo e la targa del maggiolino “LMW218F” rappresenterebbe l’età che avrebbe avuto se fosse stato in vita all’epoca dell’uscita del disco. Questa strada è diventata negli anni meta di turisti e fan dei Beatles che si facevano fotografare come nella copertina.

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    La copia che presentiamo oggi è una 1° rarissima stampa inglese stereo, sul retro copertina e sulla label non compare il brano “Her Majesty”. La copertina laminata fronte e retro è stampata da “Garrod & Lofthouse Int. Ltd.” presenta nella parte bassa a sinistra la mela verde della apple non allineata con i brani del lato a: per questo motivo questa edizione è chiamata “misaligned apple” ed e’ sicuramente la versione piu’ rara di questo album. L’etichetta presenta la mela verde su un lato e la mela tagliata sull’altro. C’è la data preceduta dalla “P” e sopra il side 1/2 la scritta “an emi recording 33 1/3″. Tra i brani celebri spicca “Come together” di John Lennon, “Something” che è la più celebra canzone di Harrison e “Octopu’s garden” seconda e ultima composizione di Ringo Starr nei Beatles. Il disco ha raggiunto la 1° posizione sia nelle classifiche usa che in quelle inglesi.

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    AnnaV

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    17 February 2010
    DISCOBOLANDIA PRESENTA: “BAND OF GYPSYS”

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    “Band of Gypsys” è il nome dell’unico album dell’omonima band funk-rock guidata da Jimi Hendrix con il bassista Billy Cox e il batterista Buddy Miles, formatasi subito dopo lo scioglimento della “Jimi Hendrix Experience”. Precisamente è anche l’ultimo album in vita di Hendrix. L’album è stato registrato in 2 notti, precisamente il 31 dicembre 1969 e il 1 gennaio 1970 al Fillmore East ed è stato pubblicato nel 1970 appena 3 mesi prima della morte di Hendrix  il 18 settembre 1970. Nel disco si sentono le influenze del funk e r’n’b, ed anche i testi sono molto diversi dal passato. Inoltre per la prima volta Jimi Hendrix utilizza il potente distorsore chiamato “fuzz face” che potenziava e distorceva ulteriormente il suono della sua chitarra. E’ l’unico album autorizzato dallo stesso Hendrix ad essere stato stampato dalla “Capitol” (per una vecchia clausola contrattuale del 1965).

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    In inghilterra l’originale fu stampato dalla “Track Records”, con una particolare copertina che evidenzia le bambole di Jimi Hendrix, Brian Jones, Bob Dylan & John Peel (era un dj inglese ed uno dei primi sostenitori di Hendrix). Questa copertina è denominata “puppet cover”ed è stata ritirata un anno dopo la sua uscita per volere del manager di Hendrix , Michael Jeffery. Fu poi sostituita con un’altra copertina apribile con la foto di Hendrix denominata “Isle of wight cover” e successivamente con una identica, ma non apribile “Isle of wight”. Quella che presentiamo oggi è una rarissima “puppet cover” su Track Records del 1970 stampa uk.Il disco ha raggiunto il 5° posto nelle classifiche usa e il 6° in quelle inglesi.

    AnnaV

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    09 February 2010
    DISCOBOLANDIA PRESENTA: PINK FLOYD “THE PIPER AT THE GATES OF DOWN”

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    “The piper at the gates of dawn” è l’album di debutto dei Pink Floyd ed è anche l’unico creato sotto la direzione di Syd Barrett. La registrazione cominciò il 21 febbraio del 1967, negli “Abbey Roads Studios” di Londra, mentre i Beatles stavano registrando “Sgt. Peppers lonely hearts…”, sotto la produzione di Norman Smith, che ha anche progettato tutti gli album dei Beatles sino a “Rubber Soul”. Si racconta che le registrazioni dell’album furono molto complicate e lo stesso Norman Smith dichiarò successivamente che “le sessioni furono un inferno” e criticò pesantemente il lavoro della band, sia riguardo alle registrazioni che alle abilita’ musicali. Nick Mason nel suo libro “Inside out…” invece scrisse che non ci fù nessun tipo di complicazione.

    L’album è considerato un vero capolavoro nella storia del rock e il piu’ influente di sempre per la psichedelia dell’epoca e per quella dell’avvenire. I testi delle canzoni sono tutte di Syd Barrett tranne tre: “Take up thy stetheoscope and walk” scritta da Roger Waters e “Interstellar overdrive” e “Pow r. toch” firmate da tutti e 4 i membri del gruppo. I testi dei brani sono molto bizzarri riferendosi a gnomi, fiabe, spazio,  tutti accompagnati da passaggi musicali psichedelici. “The gnome” registrato in una sola incisione, è ispirato al “Signore degli Anelli” di JRR Tolkien, e racconta il viaggio di Frodo. L’album è stato pubblicato nel 1967 in Inghilterra su Emi/Columbia ed in America su Tower Records. Nell’edizione americana mancavano “Astronomy domine” “Flaming” e “Bike”. E’ però presente “See emily play” che non è mai stata pubblicata su nessun disco ufficiale, eccetto che sulle raccolte (“Relics”).

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    La copia che presentiamo oggi è una prima rarissima stampa originale mono inglese su Emi/Columbia con copertina laminata ed etichetta nera con logo azzurro e scritte argentate. La copertina è stata disegnata e fotografata da Vic Singh, sul retro c’è un disegno della band fatto da Syd Barrett. L’album ha raggiunto la posizione n°347 della lista stilata dalla rivista Rolling Stone dei migliori 500 album di sempre.

    AnnaV

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    02 February 2010
    DISCOBOLANDIA PRESENTA: “ROLLING STONES – THEIR SATANIC MAJESTIES REQUEST”

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    “Their Satanic Majesties Request” è un album  dei Rolling Stones datato dicembre 1967. Il disco e’ un capitolo molto particolare della lunga storia discografica degli “Stones”, difatti come molti gruppi dell’epoca anche loro cavalcarono l’onda psichedelica scatenata dal disco d’esordio dei Pink Floyd  “The piper at the gates of dawn”. Il disco appena uscì sul mercato ebbe un grande riscontro di vendite piazzandosi al 3° posto delle classifiche inglesi e al 2° di quella americana, ma ben presto le vendite si fermarono e addirittura in brevissimo tempo precipitrono. La critica recensì il disco come una maldestra scopiazzatura del capolavoro psichedelico dei beatles “Sgt. Pepper’s lonely hearts club band” e si accanì in particolar modo contro la produzione del disco, che era la prima (ed unica) fatta dagli stessi Rolling Stones. Il gruppo si affrettò  quindi a richiamare il vecchio produttore, Jimmy Miller, per preparare il successivo album.

    Bisogna però ricordare che con il passare del tempo il disco recuperò consensi, soprattutto grazie al movimento punk della fine degli anni ’70 che lo dichiarò come vero capolavoro della pscichedelia inglese. Molti gruppi coverizzarono i brani dell’album, come, ad esempio, i Kiss in “Dinasty”.

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    La copia che presentiamo oggi è una prima stampa americana con la copertina apribile tridimensionale. La copertina è opera di Michael Cooper, lo stesso fotografo che si era occupato della copertina di “Sgt. Pepper’s…”. In pratica è un immagine 3D con i componenti del gruppo vestiti alla moda hippy che ruotano le facce a seconda del movimento, l’unica immobile e’ quella di Mick Jagger al centro della foto con un cappello alla Mago Merlino. Inoltre guardando attentamente fra i fiori e i particolari dello sfondo si possono scorgere i visi dei quattro Beatles. Il disco è stato stampato dalla “London” ed è una versione stereo, completa della psichedelica inner sleeve rossa e bianca.

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    AnnaV

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    27 January 2010
    DISCOBOLANDIA PRESENTA: “OGDEN’S NUT GONE FLAKE – SMALL FACES”

    “Ogden’s nut gone flake” è il 5° album e il capolavoro assoluto dei Small Faces. Pubblicato in Inghilterra il 24 maggio 1968 raggiunse la 1° posizione delle classifiche inglesi rimanendoci per 6 settimane. Il titolo e la progettazione del packaging erano una parodia di “Nut ogdens – brown flake” una marca di tabacco che veniva prodotta a Liverpool dal 1899.

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    Il disco e’ un “concept album” che narra la storia di Stan Happiness che alzando gli occhi al cielo vede solo meta’ luna e decide di cercare l’altra parte. Tutta la storia si dipana tra organi e chitarre distorte, che si mischiano e sovrappongono ad echi, nastri che girano al contrario e invenzioni di grande originalità passando dalla psichedelia inglese a complessi passaggi che tradiscono  influenze di beat e progressive. Il disco, grazie anche alla fantastica copertina, divenne uno dei più importanti della storia della musica: nel 2000 la rivista “Q” l’ha collocato al 59° posto della classifica dei migliori 100 album britannici di sempre ed è stato incluso anche nel libro “1001 album you must hear before you die”.

    La pluripremiata artwork per la copertina del disco è stata creata da Swan Mick: come si può vedere dall’imagine è sagomata rotonda, apribile in 5 parti, e rappresenta un barattolo di tabacco. Un motivo in più (se ce ne fosse stato bisogno), per rendere questo album ambitissimo dai collezionisti.

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    AnnaV

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