• 11 October 2011
    WAIT! 33 IS OUT! READ IT ONLINE ON ISSUU

    Wait! n°33 è online! Da leggere e sfogliare.

    Da non perdere in questo numero l’artista in copertina Microbo, e poi interviste, le nostre rubriche di arte, le letture consigliate e tanta, tanta moda!

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    Don’t miss in this issue the cover artist Microbo, and then interviews, the art, suggested reading and a lot of fashion!

     

    AnnaV

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    25 August 2011
    INTERVIEWS: WAIT! INTERVIEW MAX PAPESCHI

    Intervista di Annalisa Varesi, da Wait! n°32

    Pensate che non si possa fare? Pensate sia sconveniente? O sbagliato? Max Papeschi non la pensa come voi. Irriverente e sconveniente, il suo occhio acuto e sarcastico non risparmia nessuno. Personaggi, simboli e icone del nostro tempo diventano la “cartina tornasole” delle menzogne e dell’ipocrisia della società contemporanea.

    “Roba forte che può creare dipendenza ma anche sollevare proteste. Ma l’arte è l’arte e va giudicata secondo tempi e modi che non sempre coincidono con il gusto o il comune sentire. Vedere per credere” La Repubblica.

    Di cattivo gusto? Oppure un vero, assoluto genio? A voi la scelta. Noi ne siamo stati letteralmente conquistati ed intervistarlo è stato un onore.

    Chi è Max Papeschi?

    Il giorno che lo capirò smetterò di fare arte.

    Massificazione e globalizzazione. Simboli e icone che ritornano nella tua arte privati del proprio contesto, stravolti e mutati nel significato. Uno shock visivo e non solo… E’ quella l’intenzione?

    Molte delle mie opere si possono descrivere come delle vere e proprie campagne pubblicitarie, provenienti da una realtà parallela tutto sommato possibile, se non probabile. Sono pensate come delle insegne propagandistiche alle quali mancano solo claim, body-copy e pay-off per essere complete; quello che vendono e promuovono sono i valori su cui si fonda la nostra società al netto di ipocrisie e menzogne.

    Molte delle icone che compaiono come soggetti delle tue composizioni rimandano all’infanzia, al mondo Disney ma non solo. Non si salva proprio nessuno?

    Fin da bambino ho avuto una certa diffidenza nei confronti di questi personaggi, Topolino e suoi amichetti mi hanno sempre dato una sensazione di disagio. Trovo meno ipocrisie nello scintoismo nazionalista, guerrafondaio e xenofobo dei robot giapponesi: i nemici sono assolutamente mortali, mentre la deperibilità del corpo è un concetto totalmente negato a Topolinia: ve la immaginate Nonna Papera con un cancro al retto?

    ENGLISH VERSION AFTER THE JUMP!

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    AnnaV

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    13 April 2011
    PARTY !!! WAIT + MONOTY + SUPERFLY…DOUBLE EVENT. ORE 16 GOES TO SHOP@SUPERFLY- ORE 22.30 SPRING PARTY IN CASCINA

    Grandi eventi sabato. Siete tutti invitati.

    Wait! per festeggiare l’uscita del nuovo numero (resyling, nuovo formato…mooolto + fico…. ehheh)… organizza la festa che tutti sognamo: in collaborazione con Monoty in uno stupendo cascinale fuori Pavia…. si balla all’aperto… alcol ovviamente a fiumi. Ingresso libero su richiesta via mail (wait.magazine@gmail.com o su Facebook).

    Il pre-evento è invece il tour di Monoty per il Monoty-Goes-To-Shop. Appuntamento  a Pavia in store ore 16 con dj set e a seguire aperitivo offerto da Superfly.

    UN SABATO DA LEONI!

    Marky

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    11 December 2010
    WAIT! INTERVIEW HAENG

    Intervista di Marco Bianchi da Wait! n°30

    Un brand che combatte il logo. Ohibò. Che punta tutto sulla qualità. Su un lavoro di lungo termine. Su un’ idea…che diventa un sogno. Un moschettone che da visione, diventa intuizione e poi icona. Un’azienda italiana. Che nel mondo del jeans, o meglio, del pantalone, ha trovato un modo, tutto suo, di far parlare di sè, di distinguersi. Di creare un progetto e un prodotto di qualità. Dandosi anche il tempo per realizzarlo e ai suoi consumatori quello necessario per conoscerlo e capirlo. Sogno o son desto? E’ stato un onore, far parte sin dall’inizio, come osservatore, di quest’avventura lanciata da Davide e da tutto il team (un’azienda vera, con un know how vero e decennale nel mondo del denim). E ora… chissà dove andranno a finire? Vogliamo, attraverso questa intervista, aprirvi una fine- stra su mondo Haeng e una filosofia che apprezziamo davvero.

    haeng

    Davide, come è scoccata la scintilla da cui è nato haenG ?

    Il nostro progetto è nato grazie all’effetto ottico creato da un gancio appoggiato per caso sopra un pantalone. Mi piace pensare al fatto che c’ ero io lì per vederlo.

    Chi/quali persone ci sono dietro al progetto haenG ?

    Due tizi : uno visionario ( io ) ed uno pragmatico ( Roberto, il produttore ). Di solito questa combinazione funziona: uno tira da una parte, uno dall’altra e si sa: la virtù sta nel mezzo. La colla che ci tiene uniti è la passione per il denim. haenG, la qualità assoluta del prodotto, la cura maniacale di dettagli e lavaggi, del fit.

    Quale cammino vi ha portato ad avere questo ‘know how’?

    L’unica scuola è l’esperienza sul campo. Anni passati masticando cotone e bevendo indaco. Non potevamo che restituire denim.

    Mi parli di un prodotto NO LOGO. Eppure a suo modo il prodotto è riconoscibile… parlo del moschettone che è una sorta di logo in 3D. Sicuramente un colpo di genio. Sbaglio?

    Il colpo di genio nasce dal nulla, è un flash. Io credo invece che sia una questione di apertura mentale, la contaminazione è sicuramente un ottima chiave di lettura. Per quanto riguarda la riconoscibilità del prodotto, il moschettone è lì proprio per dimostrare – in un modo diciamo estremo – come si può avere un anima senza ricorrere a loghi o a nomi di altre persone stampigliati sul petto. Abbiamo comunque sempre cercato di proporre un buon pantalone aldilà dell’idea del gancio che , a differenza del logo, si può togliere senza rischiare di rimanere con in mano un pugno di mosche.

    haeng

    Quando sento parlare di No Logo….penso al libro omonimo di Naomi Klein. C’entra qualcosa con haenG, ti ha influenzato in qualche maniera?

    Sono due modi diversi e complementari di affrontare il problema del branding : la Klein analizza il problema in maniera politica denunciando il lavaggio del cervello messo in atto per vendere un prodotto di massa realizzato da maestranze poco qualificate nel quale la qualità reale è sostituita dal mito della personalità. Noi semplicemente vogliamo dimostrare con i fatti che la creatività è viva e vegeta.

    In un momento in cui il Logo è spesso messo in crisi da prodotti generici LOW COST delle grandi catene, copiati e molto cheap, non credi che possa essere un valore importante su cui puntare? In che senso haenG rifugge il Logo?

    Secondo te ha senso mettersi a fare la guerra alle quantità sterminate di Zara ? O ai testimonial di Diesel ? Noi scegliamo la terza via che è quella del prodotto. Niente amministratori delegati in giacca e cravatta che gironzolano per casa.

    Quali carte pensa di avere oggi  Haeng per proporre un prodotto che ‘buchi’ …in un settore al momento saturo (ma spesso privo di idee) come il pantalone e in particolare il denim?

    Anima, Qualità, Certificazione, Concretezza, Servizio e un’arma segreta… Abbiamo già parlato del come è il nostro prodotto, dobbiamo dire anche che cosa è: cotoni di qualità, cimosati realizzati in Italia con telai che lavorano da 60 anni, Laboratori italiani, Lavanderie italiane, Produttori di accessori italiani. Tutta gente che si sta avvicinando sempre più al nostro progetto e che concretamente fa gruppo e ci sostiene; da loro stiamo raccogliendo i certificati di qualità che presto pubblicheremo sul sito, niente inquinamento; per quanto riguarda la produzione lavoriamo con calma e metodo lasciando libertà assoluta al cliente su cosa acquistare direttamente ed in pronta consegna dal nostro magazzino, niente quantità imposte o budget irraggiungibili che tirano sempre più per il collo i negozianti impedendo loro di gestire i propri stessi soldi. Va detto chiaramente che noi siamo una Azienda vera e propria che ha deciso di investire tempo, risorse umane e finanziarie in questo progetto; abbiamo uffici, un magazzino tessuti, la modelleria interna, una sala taglio e importantissimo, un ufficio di Controllo Qualità che gira tutti i giorni. Troppo spesso dietro ad idee anche geniali si nascondono purtroppo uffici di trading che semplicemente commercializzano un prodotto acquistato chissà dove con il risultato che quando un cliente ordina della merce si fa poi il segno della croce. La nostra arma segreta ? Ma se è segreta…

    haeng

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    AnnaV

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    03 November 2010
    WAIT! MAGAZINE N°30 IS OUT!

    AnnaV

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    19 October 2010
    VANITAS’ MARKET REVIEW

    100nikon14

    Era una settimana fa o poco più. La seconda edizione del Vanitas’ Market colorava Cremona e noi di Wait eravamo lì.
    Per raccontarvela a modo nostro, con le nostre parole e dai nostri obiettivi. E per godercela, ovvio.
    A spasso tra suoni e installazioni artistiche, idee, oggetti che ci hanno stupito e conquistato.
    Chi era presente insieme a noi non potrà darci torto, e chi non c’era si consoli, perchè sentiremo ancora parlare di Vanitas e ci saranno altre occasioni per non mancare.
    Passo ora la parola a Iucu. Io vi lascio con alcuni scatti di un pò delle tante creazioni e momenti da ricordare.

    100nikon21

    Street art, Dario Marongiu & Edoardo Maestrelli A.K.A. Censured

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    Manuwish

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    05 July 2010
    WAIT! INTERVISTA MASSIMO PASCA

    Intervista di Annalisa Varesi da Wait!Magazine n° 29

    La copertina dell’ultimo numero di Wait! è stata personalizzata da Massimo Pasca. Massimo è un giovane pittore, illustratore, musicista, live painter (ma non solo…) pugliese trapiantato a Pisa. La sua arte è immediatamente riconoscibile, coloratissima, ironica e iconica, fra continui richiami all’arte classica ed uno stile inconfondibilmente contemporaneo e pop.

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    A. Parlaci di te. Chi è Massimo Pasca?

    M. Sono Nato in Salento trentacinque anni fa. Ora  vivo da tantissimi anni a Pisa.Città nella quale  dipingo, illustro e  e canto con  i Working Vibes gruppo di cui sono il fondatore. Sono un guerriero  basso di statura che al posto della lancia ha il pennello e la penna.

    A. Come sei arrivato al mondo dell’arte? Era il tuo sogno di bambino?

    M. Sono figlio d’arte, anche se non ho mai frequentato scuole o accademie. Già da bambino era una delle mie principali passioni, disegnavo e ricopiavo di tutto, dalle carte da gioco ai francobolli, hello kitty e Alan ford, e poi avevo la fissa di ricopiare la Gioconda. A scuola quando facevo un disegno ottenevo il massimo dell’attenzione. E mi piaceva.

    A. Qual è, nell’arte, la tua più grande ispirazione?

    M. Bella domanda, credo riuscire a vivere oltre la morte che poi è un po il sogno di tutti gli artisti e quello che ci spinge a fare qualcosa che altrimenti sarebbe un lavoro come altri. Però molto piu concretamente è anche la voglia di farsi conoscere,  ogni quadro credo sia un po l’espressione migliore dell’io.Credo che ogni quadro  siamo noi filtrati dal contesto che ci circonda.

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    A. E l’ispirazione come diventa realtà?

    M. Dipingere, creare, studiare, smontare, analizzare, liberarsi creativamente senza vincoli senza attendere i tempi della società. Questa è la mia reltà. Ogni giorno. Potermi emozionare.

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    AnnaV

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    02 July 2010
    WAIT! GOES BI-LINGUAL

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    Chiamiamolo pure beta-test. In realtà l’abbiamo chiamato Mac English, che non significa inglese per Mac, ma Maccheronico.

    E’ diverso tempo che ci pensiamo su, ma il futuro di un progetto ambizioso, e che vuole farsi leggere da un audience sempre più ampio (l’italia è uno sputacchio in mezzo al mondo) non può prescindere dall’inglese. Un blog in inglese è letto in tutto il mondo. Uno in italiano solo in Italia.
    Pensiamo che sia necessario per noi, e anche, a maggior ragione, importante per i giovani brand giovani e quei ‘young talents’ che supportiamo.

    E così eccoci in fase beta.

    Le problematiche sono legate non solo all’incremento dell’impegno e dei tempi di ‘lavoro’ ma anche alla terminologia spesso molto tecnica presente nel mondo della moda, e, infine e soprattutto, dai differenti livelli di inglese dei blogger che qui scrivono e di quelli che prossimamente arriveranno. E se già scriviamo un mare di cazzate in italiano, figuriamoci in inglese. I livelli che qui passa il convento vanno da quello zero, a quello buono, passando per quello del sottoscritto, che è il tipico inglese da baccagliatore semiprofessionista (ora in pensione) che ha passato anni a bordo di spiagge, locali e piscine a raccontare un sacco di minchiate alle fanciulle di passaggio (e ogni tanto a qualche compagno di viaggio con cui si è condivisa una birra).

    Insomma, abbiate pazienza…forse con un po’ allenamento quel MAC diventerà un bel PRO…

    Se you soon, and good night.

    AnnaV

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    20 May 2010
    “MONOTY GOES TO SHOP”… E C’ERAVAMO ANCHE NOI!

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    Anche se questo pazzo tempo si è scordato la Primavera, c’è chi non ci ha fatto caso, ed ha portato in giro per l’italia un po’ di allegria, colore ed entusiasmo. Parlo dei ragazzi di monoty clothes, che anche quest’anno hanno inugurato il “Monoty goes to Shop” con già due date all’attivo e tanti eventi in cantiere.

    “Monoty goes to Shop”… Di cosa si tratta?

    E’ un vero e proprio tour di musica e fashion che porta il mondo monoty in giro per l’Italia, con tappe in alcuni degli shops più cool d’Italia. In tre edizioni il tour è arrivato alla sua ottava data. Le puntate precedenti? Rimini @ Back Style , Cremona @ Cleofe,  Parma @ N.Y.C , Bologna @ Peacock store, Milano @ Surplus, e, da ultime Viadana @ Big One shop e Carpi @ Takk store solo pochi giorni fa.

    monoty2

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    AnnaV

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    26 February 2010
    LE RECENSIONI DI WAIT! “BALLATE DI MALE E MIELE” DI SIMONA ORLANDO

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    L’interesse per un’opera biografica su una band musicale, o pseudo tale come in questo caso, è spesso limitata alla cerchia dei fan della band stessa (i fan-atici in senso stretto, quelli del tipo feticista, quelli che vogliono sapere se al tal concerto la ragazza del cantate era davvero visibilmente incinta). Fortunatamente Simona Orlando ha voluto fare tutt’altro e in una lunga chiacchierata con Manuel Agnelli e Giorgio Prette ha esplorato gli aspetti musicali della storia degli Afterhours, i come e i perché di certe scelte, i contesti in cui si sono mossi ai loro esordi gli odierni alfieri dell’alternative rock italiano. Perciò niente spazio al gossip, alle curiosità più frivole. Il risultato è un’opera di assoluto interesse per chiunque segua una certa scena musicale ormai affermata e titolata, come dimostra anche un altro recente libro dedicato ai Marlene Kuntz. Il rock in Italia ha una sua storia e qualcuno finalmente la racconta. BEPPE DONATI

    Leggi tutte le recensioni di Wait! su Anobii

    AnnaV

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